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Paolo Zangrillo: “Ho presentato un ddl sul merito per introdurre un percorso di valutazione delle performance serio

“Oggi nella Pa per fare carriera bisogna studiare e partecipare a un concorso con il risultato che chi non ha la possibilità di studiare non può crescere e si privano i dirigenti di una responsabilità fondamentale: far crescere il proprio capitale umano. Ho presentato un ddl sul merito che introduce novità assolute”. Queste le parole di Paolo Zangrillo, Ministro per la pubblica amministrazione, durante il suo intervento a “La Piazza”, la kermesse socio-economica e politica di Affaritaliani, organizzata a Ceglie Messapica dal 2018.

“Io lo chiamo rivoluzione perché introduce un percorso di valutazione delle performance serio, individua un tetto alle eccellenze che è il 30% dei valutati e introduce un meccanismo di crescita delle persone. È il capo che deve valutare i propri collaboratori, scegliere i migliori e proporli per la crescita. Il ddl attribuisce al dirigente questa possibilità in un percorso che garantisce trasparenza. Introduce una novità assoluta e io mi auguro, anzi sono certo che entro al fine della legislatura diventerà operativo”, spiega il ministro. 

Sulle riforme e le resistenze interne alla pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo afferma: “Non ho nemici nella pubblica amministrazione. Certo, c’è chi storce un po’ il naso di fronte ad alcune novità. È naturale: andiamo a toccare zone di comfort che le persone si sono costruite nel tempo.Faccio un esempio semplice: se introduciamo il principio per cui ogni anno l’eccellenza nel lavoro si traduce in una componente variabile della retribuzione, e diciamo che non sarà più il 90% ma il 30%, è chiaro che non tutti sono contenti.”

Sui rinnovi contrattuali nella PA, invece, il ministro spiega: “Oggi sto discutendo molto con i sindacati, perché il tema dei rinnovi contrattuali è centrale. Questo governo ha fatto uno sforzo straordinario, e lo dico con convinzione. Nelle due leggi di bilancio del 2023 e del 2024 abbiamo stanziato 20 miliardi di euro per i rinnovi dei contratti del pubblico impiego, per il periodo che va dal 2022 al 2030. Voglio ricordare che quando sono arrivato al dicastero, il primo anno lo abbiamo dedicato ai rinnovi contrattuali 2019–2021. Ed eravamo già alla fine del 2022, perché nella PA è prassi rinnovare i contratti con ritardo rispetto alla tornata di riferimento.”

Sulla critica di CGIL e UIL, Zangrillo puntualizza: “Due sindacati – CGIL e UIL – sostengono che le risorse stanziate non siano adeguate a coprire la perdita di potere d’acquisto causata, anche, dalla pandemia e dall’inflazione. Ma dobbiamo essere realistici: se avessimo voluto coprire interamente quella perdita, con l’inflazione al 12-13%, avremmo dovuto stanziare 32 miliardi

“È evidente che non si può fare una manovra di bilancio con 32 miliardi solo per i rinnovi contrattuali- continua il ministro- Quello che abbiamo fatto è importante, e soprattutto ci permette una cosa mai successa prima: chiudere una tornata e lavorare subito alla successiva, dando continuità ai rinnovi – prima 2025–2027, poi 2028–2030.”

“Mi auguro che anche la CGIL, a un certo punto, comprenda che questa è un’opportunità da cogliere. Certo, si può sempre migliorare, ma chi governa deve fare i conti con la realtà. E dare risposte adeguate senza danneggiare i conti dello Stato. I sindacati, naturalmente, hanno il compito di tutelare i lavoratori. Ma noi dobbiamo trovare un equilibrio tra responsabilità sociale e sostenibilità economica”, conclude infine il ministro Zangrillo. 

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