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Meloni continua a tessere la tela della strategia internazionale per fare dell’Italia una sorta di hub mondiale nel Mediterraneo
Continua il grande lavoro diplomatico della premier Giorgia Meloni che, come noto, sullo scacchiere internazionale e sui rapporti diplomatici dà sempre il meglio di sé. La presidente del Consiglio è stata ieri in Oman dove ha tenuto un incontro bilaterale con il sultano Haitham bin Tarik, presso la residenza reale Al Barakah Palace. Nel corso del vertice sono stati discusse questioni relative alla cooperazione tra le due nazioni, ma si è parlato anche di opportunità d’investimento, soprattutto nei settori dell’industria, dell’energia e dell’innovazione tecnologica, oltreché della sicurezza alimentare, del turismo e della cultura, come spiegato dai media locali.
Al sultano, Meloni ha portato anche i saluti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il capo di Stato dell’Oman ha risposto manifestando la propria aspirazione a rafforzare la cooperazione e i partenariati bilaterali. Per la leader di Fratelli d’Italia si tratta della prima tappa di un tour asiatico che la porterà anche a incontrare, il 16 gennaio, la prima ministra del Giappone, Sanae Takaichi, in occasione delle celebrazioni per i 160 anni di relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Successivamente, dal 17 gennaio, Meloni sarà in Corea del Sud dove incontrerà il presidente Lee Jae Myung, per poi trattenersi tre giorni. Si tratta della prima visita di Stato da 19 anni.
Martedì 13 gennaio, inoltre, il ministro della Difesa Guido Crosetto, si è recato in Kuwait, dove ha incontrato il suo omologo Sheikh Abdullah Ali Abdullah Al-Salem Al-Sabah. Si è trattato, secondo quanto riportato dallo stesso dicastero, di un vertice “importante e costruttivo, durante il quale abbiamo fatto il punto sulla cooperazione fra i nostri Paesi, sulla sicurezza regionale e sulle collaborazioni attuali e future tra le nostre forze armate”. Il ministro ha anche espresso la propria “soddisfazione per la firma dell’Accordo di cooperazione nel settore della Difesa“, e ha ringraziato il ministro del Kuwait “per l’ospitalità riservata al contingente italiano della Task Force Air nella Base di Ali Al-Salem, confermando totale disponibilità ad ampliare la cooperazione nel campo della formazione e a rinnovare accordi ambito aeronautico”.
L’intreccio tra i viaggi di Meloni e del suo fedelissimo ministro Crosetto hanno senso, oltre che diplomatico e ufficiale di relazioni internazionali, anche e soprattutto economico. Ieri Affaritaliani ha spiegato come per la premier sarebbe “legittimo” un intervento militare di Donald Trump in Iran, nonostante gli stop and go del tycoon (ai quali siamo abituati) e a Palazzo Chigi, anzi, dietro le quinte auspicano un rovesciamento del regime degli ayatollah a Teheran. Certamente per evitare altre vittime civili, ma anche per stabilizzare il Medio Oriente e consentire di realizzare fino in fondo il progetto di connessione tra il Far East e il Mar Mediterraneo con l’Italia che giocherebbe così un ruolo strategico chiave nel commercio internazionale.
Ma la visita in Oman e il faccia a faccia con il sultano Haitham bin Tarik è fondamentale – spiegano da Fratelli d’Italia – anche in vista della seconda e terza fase degli accordi per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Non a caso Meloni, alla fine dello scorso anno, si recò in Egitto per la sigla dell’intesa con la presenza di Trump. E’ evidente che, salvo una ripresa del conflitto e dopo la totale fuoriuscita di Hamas e dei gruppi terroristici islamisti, la grande partita sarà quella della ricostruzione della Striscia e in particolare di Gaza City. Le ultime stime degli esperti parlano di un giro d’affari di più di 80 miliardi di dollari, forse anche cento. A finanziare il tutto saranno proprio i Paesi straricchi del Golfo Persico e la fetta principale della torta non potrà che andare agli Stati Uniti, artefici della pace.
Ma l’Italia, con Meloni, è il Paese europeo attualmente più vicino alla Casa Bianca (malgrado le divergenze sul dossier della Groenlandia, dove però l’Italia non ha inviato soldati come altri Stati del Vecchio Continente) e punta quindi a ottenere una parte di commesse per la ricostruzione. L’ipotesi, del tutto preliminare e ufficiosa, sarebbe quella di un 5-7% destinato alle aziende italiane per far risorgere la martoriata Striscia di Gaza. In particolare le aziende italiane verrebbero utilizzate nella ricostruzione delle infrastrutture, di quale tipo anche del sistema idrico, e delle telecomunicazione.
Un business per le nostre imprese potenzialmente di circa cinque miliardi di euro che porterebbe sicuramente una forte crescita della produzione industriale e un aumento dell’occupazione. Ecco perché prima di arrivare in Giappone e in Corea del Sud (anche qui per stringere ulteriori legami economici e commerciali nell’ottica del canale diretto Asia-Mediterraneo bypassando Russia e Cina) Meloni ha voluto assolutamente fare tappa in Oman, Paese chiave per gli equilibri geopolitici del Medio Oriente.
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