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<em>Dall’Ufficio Stampa “Elba Isola Musicale d’Europa”</em>
Dopo aver inaugurato il Festival, Gidon Kremer è di nuovo protagonista della 29ª edizione di “Elba Isola Musicale d’Europa”: domenica 31 agosto, al Teatro dei Vigilanti “Renato Cioni” di Portoferraio (ore 18.30), il celebre violinista lettone presenterà in prima italiana Frammenti di vita in lettere, incontro speciale tra parole e musica sullo sfondo di stralci epistolari dello stesso Kremer indirizzati alla famiglia, a colleghi e ad amici, a cui darà voce l’attore austriaco Michael Dangl. Le letture, in un vero e proprio dialogo tra presente e passato, saranno intervallate da musiche di compositori cari al prestigioso interprete, da Bach a Laufey, eseguite nell’occasione insieme a un ensemble di musicisti provenienti dalle file dell’orchestra Kremerata Baltica (Marija Strapcāne, violino, Jevgenija Frolova, viola, Magdalena Cepl, violoncello, Iurii Gavryliuk, contrabbasso, Andrei Pushkarev vibrafono, percussioni). Special guest la violinista belga Pauline van der Rest. L’insolita formula del concerto promette un’esperienza intensa e fuori dal comune, in cui il suono si intreccia con il pensiero e con la vita: un autoritratto, a tratti drammatico, a tratti bizzarro, ma sempre imprevedibile e ricco di scoperte, accompagnato da brani che attraversano quattro secoli.Traduzione italiana dei testi a cura di Valery Voskobojnikov.
Il concerto di lunedì 1° settembre, sempre al Teatro dei Vigilanti di Portoferraio (ore 18.30), prende invece ispirazione dalla ricorrenza degli 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con in palcoscenico il francese Edgar Moreau, tra i maggiori violoncellisti a livello internazionale che il Festival ospita per la prima volta, il violista Georgy Kovalev e la pianista Akane Sakai, già apprezzati in passato dal pubblico elbano. In apertura si ascolterà Lachrymae op. 43 per viola e pianoforte di Benjamin Britten, composizione enigmatica e introspettiva che ruota attorno a un tema di un compositore inglese simbolo dell’età elisabettiana, John Dowland. Nato nel 1913, Britten visse la guerra da obiettore di coscienza, prima negli Stati Uniti e poi in Inghilterra, non senza rischi, considerate la sua omosessualità e le sue posizioni pacifiste e liberali.
A seguire, Bukoliki, 5 miniature per viola e violoncello di Witold Lutosławski, pianista di talento e compositore tra i più importanti del Novecento, che sfuggì per poco alla cattura tedesca: fu lui stesso ad eseguire per primo queste brevi pagine, ispirate alla musica tradizionale della regione polacca di Kurpie. Di Paul Hindemith, compositore tedesco la cui musica fu etichettata dal regime nazista come “degenerata” e che per questo fu obbligato all’esilio negli Stati Uniti, verrà proposto lo Scherzo per viola e violoncello, brano che mescola tensione, leggerezza e spirito. Chiuderà il concerto la Sonata op. 69 per violoncello e pianoforte di Ludwig van Beethoven, una delle opere cameristiche più amate del grande compositore nativo di Bonn: non direttamente legata alla guerra, ma accompagnata dalla celebre annotazione “inter lacrimas et luctum” (“tra le lacrime e il dolore”), è un’opera che, nel contesto del concerto, brilla come segno di forza e rinascita.
Martedì 2 settembre, sempre nel teatro del capoluogo elbano (ore 18.30), il Festival ricorderà i 210 anni dalla partenza di Napoleone Bonaparte dall’Isola, con un programma intenso e sorprendente.
In apertura, un capolavoro poco noto ma potentissimo: Ode to Napoleon Bonaparte” op. 41 di Arnold Schönberg, per voce recitante, pianoforte e quartetto d’archi. Il testo è tratto da una poesia di Lord Byron, scritta nel 1814 dopo l’abdicazione di Napoleone: un’invettiva accorata contro la tirannia, che Schönberg trasformò nel 1942 in un atto d’accusa implicito contro Hitler. Un brano dodecafonico “temperato” concepito per esaltare i contenuti profondi del testo, affidato nella circostanza all’attrice Annie Dutoit Argerich, affiancata da Cristian Budu al pianoforte, Aylen Pritchin e Issey Imai al violino, David Quiggle alla viola e Raphael Bell al violoncello.
A far da contrasto alle innovazioni di Schönberg, una delle pagine più amate del repertorio cameristico: il celebre Quintetto “La Trota” D. 667 di Franz Schubert, per il quale il violinista Issey Imai lascerà il posto al contrabbassista toscano Amerigo Bernardi. Fresco, luminoso, ricco di colori e cantabilità, questo brano, che Schubert scrisse durante uno dei periodi più felici della sua vita, è ispirato a un lied composto dallo stesso Schubert e regala un finale disteso e gioioso, ma non privo di profondità espressiva.
Attrice, narratrice e conduttrice televisiva, Annie Dutoit Argerich, figlia della pianista Martha Argerich e del direttore d’orchestra svizzero Charles Dutoit, rifiuta di restare confinata in un solo ambito artistico. Sul palcoscenico possiede un talento straordinario nel dare vita a personaggi complessi in esigenti performance solistiche, sviluppando una specializzazione unica che unisce musica e narrazione teatrale. Ha interpretato opere di Stravinsky, Honegger, Saint-Saëns e altri compositori in tre continenti, trasformando ciascun brano in un affresco teatrale. Oltre che conoscitrice del repertorio consolidato, Annie è una convinta sostenitrice della musica contemporanea e delle nuove creazioni. Ha eseguito prime assolute di compositori che spaziano da Gene Pritsker a Joan Huang, e attualmente lavora a Carnaval de las Indias del catalano Mark Migó, in programma al Palau de la Música di Barcellona e alla Philharmonie di Berlino.
L’impegno di Annie Dutoit Argerich va oltre l’intrattenimento: è profondamente coinvolta nell’educazione alla memoria della Shoah, avendo collaborato con l’UNESCO e la Fondazione Auschwitz. Nel 2015 ha interpretato testimonianze di sopravvissuti ai campi nazisti e ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Tokyo, alla presenza dell’Imperatore del Giappone, in occasione del 70º anniversario della fine della guerra. Fa inoltre parte del consiglio direttivo di Education Through Music, sostenendo programmi musicali nelle scuole svantaggiate.
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