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“Scontro Usa-Ue? Sarebbe l’apocalisse”, avverte il generale Camporini
“Spero proprio di no. Sarebbe un disastro totale, assoluto, con conseguenze potenzialmente apocalittiche. Non credo che si arriverà a uno scenario del genere”. Così Vincenzo Camporini, generale ed ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare e della difesa, risponde ad Affaritaliani alla domanda se, dopo lo scontro economico tra Unione Europea e Stati Uniti, si possa arrivare anche a un confronto militare.
“È però evidente – continua il generale – che stiamo attraversando una fase molto delicata, in cui non c’è una visione compatibile tra ciò che pensa Trump e ciò che pensiamo da questa parte dell’Atlantico. Va anche detto che l’Europa stessa fatica a esprimere una posizione davvero unitaria: esistono sensibilità simili, ma non coincidenti. Noi italiani, in particolare, tendiamo a cercare di non scontentare il grande alleato atlantico, nonostante minacce che, come quelle rivolte a Macron, risultano francamente inconcepibili”.
Alla domanda se, in caso di un indebolimento del rapporto transatlantico, l’Europa avrebbe le capacità militari e strategiche sufficienti per reggere senza l’ombrello statunitense, Camporini risponde: “Gli aspetti da considerare sono molti. Il primo riguarda la catena di pianificazione, comando e controllo della NATO, che è uno strumento estremamente raffinato ed efficace. La partecipazione dei Paesi è proporzionale e il suo costo complessivo è di poco superiore ai 5 miliardi di euro l’anno. Gli Stati Uniti contribuiscono per circa il 15%: anche in caso di un loro ritiro, sarebbe teoricamente possibile garantire una gestione ancora efficace delle funzioni di pianificazione e comando delle operazioni militari”, spiega il generale.
“Detto questo, esistono capacità di cui i Paesi europei non dispongono in misura sufficiente, in particolare nel campo della sorveglianza satellitare e di alcune capacità di intelligence avanzata. Non siamo completamente scoperti, ma le carenze sono significative e vanno colmate. Questo giustifica la necessità di investimenti importanti, che però dovrebbero essere congiunti e coordinati a livello europeo, non esclusivamente nazionali. Gli investimenti nazionali hanno senso solo se inseriti in una pianificazione comune realmente efficace”, puntualizza Camporini.
“Sul piano delle forze sul terreno, le capacità europee resterebbero sostanzialmente quelle oggi disponibili alla NATO. Il vero nodo è organizzarsi in modo molto più serio, coordinare le attività e soprattutto gli investimenti, rafforzando le capacità industriali e tecnologiche europee”, conclude il generale.
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