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Calenda sulle regionali in Puglia: “C’è un candidato riformista stimato come Decaro. Ma invece di sostenerlo, si cerca in tutti i modi di farlo fuori”

“Il centrosinistra? È diventato un’apocalisse zombie”. Parole dure quelle di Carlo Calenda, leader di Azione, intervenuto a La Piazza, la kermesse politico-economica di Affaritaliani in corso a Ceglie Messapica. Il bersaglio principale è il sistema delle alleanze per le regionali, che secondo Calenda dimostrano la totale perdita di direzione da parte del campo progressista. “In Puglia, ad esempio, c’è un candidato riformista stimato come Decaro. Ma invece di sostenerlo, si cerca in tutti i modi di farlo fuori. Emiliano dice di voler essere candidato ‘per garantire i suoi’. Non cerca nemmeno di nasconderlo dietro una proposta politica. È la fine della dignità politica”.

Una diagnosi impietosa, quella dell’ex ministro dello Sviluppo economico, che non risparmia nemmeno la Campania: “De Luca e Fico si sono insultati per anni, ora si sostengono per pura convenienza. Il figlio di De Luca viene nominato segretario regionale di un partito che il padre ha sempre osteggiato. È una situazione che, se la guardassimo da Marte, sembrerebbe pura follia”.

Ma il problema, spiega Calenda, è più profondo: “Negli ultimi dieci anni, l’affluenza media alle regionali è stata del 45%. E quando si ricandida un presidente uscente, vince nell’85% dei casi. Questo ci dice che le regionali sono diventate un voto clientelare, in cui l’elettorato d’opinione si astiene. Le Regioni vengono percepite come strumenti di potere, preda di trattative nazionali, senza alcuna connessione con i problemi reali del territorio”.

Sulla scelta di non sostenere certe coalizioni, Calenda è netto: “Non intendo contribuire a questo degrado. Preferisco correre dei rischi. Se una coalizione è fatta così, Azione non la appoggia. Punto”.

E su Giorgia Meloni? “È una persona simpatica, pratica. Le riconosco il merito di essere arrivata a Palazzo Chigi con coraggio, partendo da zero. È brava su alcune cose. E io — lo dico chiaramente — se una proposta è giusta, la voto, anche se viene dalla destra. Il problema è che spesso sono gli stessi elettori a dirmi ‘sì, è giusta, ma non la devi votare perché l’ha proposta la destra’. Ma non siamo in un liceo: siamo in Parlamento. Se una misura migliora la vita dei cittadini, la voto, senza guardare da dove viene”. Tuttavia, Calenda non risparmia le critiche al governo Meloni: “Il limite principale è l’incapacità di attuazione. Si fanno annunci, ma poi si realizza poco. E alcuni ministri sono oggettivamente inadeguati”. 

In politica estera, però, il giudizio è più articolato: “Ha mantenuto una linea coerente sull’Ucraina, in continuità con Draghi. Va riconosciuto. Ma ha accanto alleati ingestibili. Salvini è una variabile impazzita. Non ha ancora realizzato che non è più al Papete con il mojito in mano. Non puoi, da vicepresidente del Consiglio, insultare il presidente della Repubblica francese. Ci sono relazioni diplomatiche da mantenere”.

Sul piano internazionale, Calenda lancia l’allarme sul futuro dei rapporti transatlantici: “Trump ha un progetto chiaro: vuole scardinare la democrazia americana. Il suo legame con Putin è fortissimo. Se l’Europa non reagisce con forza, diventeremo vassalli degli USA. Ma non come prima: adesso ci chiedono anche il pizzo, e lo chiamano ‘solidale’”.

L’ex ministro torna sulla questione dei dazi: “Quando un paese ti impone dazi politici, devi rispondere. Altrimenti ti siedi al tavolo negoziale senza leve. Con gli USA abbiamo subito un +15% e un +50% sui metalli, senza nulla in cambio. Se qualcuno pensa che Trump si fermerà, sbaglia: i bulli vanno fermati, altrimenti continuano”.

Infine, un appello: “L’Europa è la seconda economia mondiale, ha superato di nuovo la Cina in termini di potere d’acquisto. Ma se non agiamo ora, faranno a pezzi la nostra industria pezzo dopo pezzo. Serve forza, coesione, visione. Non solo per dignità — ma per sopravvivenza”.

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