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Un premio oscar che racconta l’allenatore più vincente d’Europa
Paolo Sorrentino porterà Carlo Ancelotti al cinema. Il regista premio Oscar girerà un documentario sul tecnico italiano, oggi commissario tecnico del Brasile, in un progetto ancora senza titolo e confermato al Marché du Film del Festival di Cannes. Le voci circolavano da giorni sui media sportivi italiani. Ora il film è entrato ufficialmente nel circuito internazionale.
Il documentario seguirà la carriera cinquantennale di Ancelotti, fino ai Mondiali 2026 in Stati Uniti, Messico e Canada. Il Brasile ci arriverà con un ct italiano in panchina e con un obiettivo enorme: vincere la sesta Coppa del Mondo, la “Exa” che la Seleção aspetta dal 2002. Per il film, il tempismo può diventare decisivo. Se il Brasile dovesse arrivare fino in fondo, Sorrentino si troverebbe tra le mani il finale perfetto di un racconto fortissimo.
Ancelotti ha commentato così il progetto: “È un onore raccontare la mia storia al fianco del grande Paolo Sorrentino. Ho sempre ammirato i suoi capolavori e la sua dedizione alla narrazione artistica”. Una frase che dice molto del taglio possibile del docufilm: non solo risultati e coppe, ma anche memoria, carattere, famiglia, gestione dei campioni e peso del tempo.
Per Sorrentino sarà il primo documentario della carriera. Il calcio, però, non è un territorio inesplorato al suo cinema. In L’uomo in più c’era l’ombra di Agostino Di Bartolomei. In È stata la mano di Dio il calcio entrava nella vita privata, nell’adolescenza napoletana e nel mito di Diego Armando Maradona.
“Con la mano! Quel dio ha segnato con la mano! Ha vendicato il grande popolo argentino, vessato dall’ignobile aggressione imperialista alle Malvinas! È un genio, un genio. È un atto politico, è la rivoluzione. Li ha umiliati, capisci? Li ha umiliati!”
Maradona come centro dell’esperienza e del vissuto quotidiano di una Napoli attraversata dalla sua autobiografia, Ancelotti come figura vera e viva, il mito celebrato prima della fine.
Ancelotti è nato a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia, in una famiglia di agricoltori. Prima di diventare allenatore, è stato un centrocampista di alto livello. Cresciuto tra Reggiolo e Parma, ha esordito in Serie A con la Roma nella stagione 1979-80. In giallorosso ha giocato otto stagioni e ha vinto lo scudetto 1982-83. Nel 1987 è passato al Milan, chiudendo la carriera da calciatore nel 1992.
Con il Milan di Arrigo Sacchi ha vinto due scudetti, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe UEFA e due Coppe Intercontinentali. In Nazionale ha raccolto 26 presenze, partecipando agli Europei 1988 e ai Mondiali del 1990, chiusi dall’Italia al terzo posto.
La seconda vita, quella da allenatore, lo ha portato ancora più in alto. Dopo le prime esperienze con Reggiana, Parma e Juventus, Ancelotti ha costruito la sua leggenda tra Milan, Chelsea, Paris Saint-Germain, Bayern Monaco, Napoli, Everton, Real Madrid e Brasile. È l’unico tecnico ad aver vinto i cinque principali campionati europei: Serie A con il Milan, Premier League con il Chelsea, Ligue 1 con il Psg, Bundesliga con il Bayern Monaco e Liga con il Real Madrid.
Il suo nome resta legato soprattutto alla Champions League. Ancelotti ne ha vinte cinque da allenatore, due con il Milan e tre con il Real Madrid. Nessuno ha fatto meglio. Ha guidato campioni come Paolo Maldini, Kaká, Shevchenko, Cristiano Ronaldo, Karim Benzema, Luka Modrić e Vinícius Júnior. Ha attraversato epoche diverse senza restare prigioniero di una sola idea di calcio.
Il progetto sarà prodotto da Francesco Melzi d’Eril per MDE Films, Chloe McClay, Celia Babini e Buck Andrews per Tart Productions e Gabriele Moratti per MeMo Films. Eric Beard per Where is Football sarà produttore esecutivo. La produzione è in associazione con Fremantle e The Apartment, mentre FilmNation seguirà le vendite internazionali.
Il documentario su Ancelotti mette insieme due mondi che in Italia si sono spesso intrecciati, pur sfiorandosi delicatamente, soprattutto nella amata Napoli del regista: il calcio popolare e il cinema d’autore. Sorrentino trova un personaggio perfetto per il suo immaginario, un uomo apparentemente semplice, nato in provincia, diventato uno dei tecnici più vincenti della storia, capace di muoversi tra spogliatoi pieni di star senza snaturarsi.
Carletto arriva al cinema da ct del Brasile. E con un Mondiale davanti può ancora cambiare il finale.
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