Rinnovo Patente? Facile ed Economico

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A La Piazza di Affaritaliani Francesco Giorgino, Direttore dell’Ufficio Studi Rai, dialoga con Luigi Sbarra, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud, Giuseppe Inchingolo, Vicedirettore Generale Corporate Gruppo FS Italiane, Claudio Andrea Gemme, amministratore Delegato dell’ANAS, Francesco Ventola, eurodeputato di Fratelli d’Italia, Vicepresidente della Commissione per lo sviluppo regionale (REGI) del Parlamento europeo e Ercole Incalza, già Capo della Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in un panel dedicato dal titolo: “Zes, infrastrutture e Sud: il futuro del territorio”.

L’intervento di Luigi Sbarra, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud

Secondo le opposizioni il Sud non è diventata la locomotiva dell’Italia, secondo il governo il Sud sta vivendo una stagione importante. Dove sta la verità? “Il Sud cresce e il quarto anno consecutivo non è un miracolo, ma è il frutto e il risultato di una visione strategica che questo governo da inizio legislatura si è data. Cresce il prodotto interno lordo, lo dice Svimez, lo dice Banca d’Italia, più che nel resto del paese per il quarto anno consecutivo ripartono gli investimenti. Nel secondo trimestre del 2026 c’è una natalità aziendale di assoluto valore, 11.500 nuove aziende nella macro area meridionale, cresce l’occupazione, raggiungiamo il massimo storico del 50% di tasso di occupazione, la stragrande maggioranza dei posti di lavoro nella componente a tempo indeterminato, migliora decisamente il tasso di occupazione giovanile e femminile”.

Questo, prosegue Sbarra, “è il risultato di un impatto positivo che ha avuto in questi anni il piano nazionale di ripresa e resilienza, debitamente rimodulato e revisionato più forte da questo governo, importante anche la riforma che il governo Meloni a inizio legislatura con l’ex ministro Raffaele Fitto hanno impresso alle politiche di coesione utilizzando al meglio le risorse dell’Unione Europea terzo fattore di successo importante e positiva è la ZES unica, nata nell’autunno del 2023, (4:25) quarto elemento in tutte le quattro ultime leggi di stabilità”. “Questo governo- aggiunge- ha destinato risorse importanti per incentivare l’occupazione di giovani, donne, lavoratori svantaggiati soprattutto nelle aree meridionali, questo successo del Sud in questi quattro anni dimostra che in presenza di politiche pubbliche mirate, efficaci, reali, il Sud è pronto a ripartire secondo quella nostra antica impostazione che se cresce il Sud riparte l’intero paese”.

La Zes sta diventando un modello di sviluppo oltre un sistema di incentivi? “Allora è giusto ricordare che l’esperienza della ZES in Italia parte nel 2017, con risultati pressoché insignificanti, per ragioni evidenti. C’erano otto ZES regionali coincidenti con infrastrutture portuali e retroportuali, quindi ambiti territoriali molto limitati, settori molto limitati, portuale, logistica, governance molto frammentate al punto che quasi tutte le ZES erano commissariate, risultati pressoché deboli”. “Nell’autunno del 2023 Giorgia Meloni e Raffaele Fitto decidono di imprimere una svolta, una discontinuità con un processo forte di riforma e nasce l’esperienza della ZES unica. Il perimetro viene allargato, esteso all’intera area meridionale, viene istituita una struttura di missione nazionale, la struttura di missione ZES, che centralizza i processi autorizzativi, definisce un quadro di risorse certe che nella precedente esperienza non c’era. Mi lasci dire che dal 2024 al 2028 il governo Meloni ha programmato sulla ZES 10 miliardi di investimenti pubblici e poi, un dato importante, con la nascita della ZES si accompagna la costruzione di un piano strategico triennale che individua settori e filiere su cui fare riferimento”.

“Questo risultato, questa riforma produce successi significativi. In soli due anni vengono rilasciate dalla struttura di missione nazionale 1500 autorizzazioni uniche per 9,5 miliardi di investimenti privati. In due anni arrivano all’Agenzia delle Entrate 17.400 domande di credito d’imposta che hanno dato luogo a 12,5 miliardi di investimenti privati. Ambrosetti certifica che l’insieme di questi investimenti ha prodotto, produce al Sud un impatto economico complessivo di quasi 60 miliardi e di 75 mila nuovi posti di lavoro. La direzione è giusta, bisogna rafforzare e consolidare quella che oggi tutti riconoscono essere una nuova, moderna politica industriale rivolta soprattutto alle piccole e medie imprese del Sud”.

A chi dice che tra poco si esaurirà l’effetto positivo del Pnrr, che cosa risponde? “Negli anni che abbiamo davanti alcune opere finanziate, per esempio le grandi infrastrutture, continueranno a vivere e a produrre risultati significativi, però vorrei confermare la volontà e l’impegno del governo, anche nella fase post PNRR, di assicurare risorse e provvedimenti verso il Mezzogiorno. Intanto c’è la politica di coesione con i fondi strutturali. Ci sono 10 miliardi da spendere nei prossimi tre anni sul fondo di Transizione 5.0, ci sono le risorse delle grandi aziende pubbliche, penso RFI, penso Anas, Enel, Terna, Cassa Depositi e Prestito, ci sono le risorse del bilancio”. Non ci sarà quindi un effetto negativo con la fine del PNRR? “Dobbiamo consolidare e rafforzare, sapendo che i miglioramenti del Sud negli ultimi quattro anni sono evidenti, pur tuttavia il mezzogiorno ancora necessita di risorse straordinarie, perché dobbiamo recuperare divari storici decennali con il resto del Paese, ma il governo Meloni ha indicato nel Sud una delle grandi priorità per il presente e il futuro di questo Paese“, conclude Sbarra.

L’intervento di Claudio Andrea Gemme, amministratore Delegato dell’ANAS

Qual è la strategia del gruppo? “Si tratta di una strategia molto importante che riguarda un investimento complessivo nel territorio italiano. Anas gestisce 33 mila chilometri di strade con un numero di ponti e viadotti importanti. Ha destinato al Sud 47,9 miliardi di investimenti. Poi abbiamo diviso questi investimenti in 40 miliardi di nuove opere e 7 miliardi di investimenti riguardo alla manutenzione. La manutenzione è un grande tema per il nostro Paese. Noi sappiamo del grande dissesto idrogeologico da diversi eventi che ci hanno impegnato sulle strade. E devo dire che gli investimenti fatti sono investimenti finalizzati a un nuovo il per il Sud Italia”, dichiara l’ad di Anas Andrea Gemme.

Che rapporto c’è tra le infrastrutture e lo strumento che prima abbiamo declinato nel dettaglio della ZES unica? C’è un vantaggio particolare in materia infrastrutturale? “Io direi che le ZES funzionano se ci sono i collegamenti che funzionano. Quindi l’investimento da ZES è un investimento corretto, giusto e assolutamente sponsorizzabile. Noi siamo quelli dell’ultimo miglio. Se noi non arriviamo con le nostre strade a servire poi le fabbriche, gli indotti e tutti coloro che tutti i giorni si recano dal lavoro, il combinato è disposto. Ovviamente gli investimenti da ZES e gli investimenti sulle strade fanno sì che il progetto possa avere il suo risultato”, sottolinea Gemme.

E per la Puglia che cosa state facendo? “In Puglia stiamo investendo 1 miliardo e nove e abbiamo più di 700 interventi in corso. Uno dei grandi temi che ci ha coinvolto ultimamente, oltre all’emergenza quotidiana, sono effettivamente gli eventi straordinari come i Giochi del Mediterraneo o la Notte della Taranta. Qui abbiamo gestito nei giorni dell’afflusso delle persone, sono state 150 mila le persone che sono arrivate. Insieme alla polizia stradale, insieme a tutti gli enti che sono coinvolti in queste vicende, l’abbiamo gestita anche programmando l’intervento. Durante il periodo estivo noi abbiamo chiuso 1.175 quartieri, in modo tale maniera che i turisti potessero accedere alle località in modo più facile. E questo ci ha aiutato anche per questi eventi straordinari che sono stati cominciati”, conclude Gemme.

L’intervento di Giuseppe Inchingolo, vicedirettore Generale Corporate Gruppo FS Italiane

Qual è l’impatto che state immaginando in termini di riduzione dei divari territoriali e pensando soprattutto a quella che è davvero una grande questione storica, cioè aumentare e accrescere la competitività del Sud rispetto ad altre aree del Paese? “Il gruppo Ferrovie dello Stato oggi guarda con grandissima attenzione al Mezzogiorno d’Italia. Naturalmente chi oggi guarda qual è la situazione tende a fare una fotografia dando per scontato che la situazione sia stata sempre così. Il problema è che per esprimere un giudizio bisogna guardare il punto di partenza per misurare rispetto al punto di arrivo quanti passi in avanti si sono fatti. In questi anni il gruppo ha investito nel Sud Italia più risorse di quante ne ha investite nel Nord Italia. Questo è un dato oggettivo che però difficilmente ritroviamo sulle cronache. Noi abbiamo oggi 1200 chilometri di alta velocità, l’unico tratto che interessa il centro-sud è la Roma-Napoli-Salerno. Noi invece stiamo lavorando sulla Salerno-Reggio Calabria, siamo già in uno stadio avanzato sui cantieri oltre Salerno a Battipaglia per tutta la campagna, il resto è tutta progettata ed è in corso di finanziamento perché man mano che la progettazione viene terminata si fa un calcolo preciso degli investimenti e quindi si impegnano le risorse che realmente necessitano”, dichiara Inchingolo.

Ma non solo. “Stiamo lavorando sulla Napoli-Bari, il primo tratto è stato già terminato, la Napoli-Frasso-Cancello, tant’è che dal 1° luglio esiste il collegamento Lecce-Napoli-Bari. Oggi con dei tempi di percorrenza non ancora efficientissimi perché stiamo terminando l’alta velocità, l’alta capacità della Napoli-Bari. Il tratto che ci manca in totale sono 29 chilometri di galleria. Quando sarà terminata la Napoli-Bari noi avremo un collegamento già dal 2029 veloce. Napoli e Bari saranno collegati in due ore, Napoli e Roma in tre ore. Questa è una rivoluzione per il nostro territorio”, dice Inchingolo.

“Anche quando si parla dello stato dei trasporti ferroviari in Sicilia ci si ferma sempre ad una fotografia di quello che è e non di quello che sta avvenendo, invece. Perché l’alta velocità Palermo-Catania-Messina non è un’idea, non è un progetto. I cantieri sono tutti aperti, nonostante le difficoltà che noi abbiamo perché la siccità ci costringe a fermare le talpe.42 chilometri dalla Palermo-Catania-Messina li abbiamo inaugurati a novembre dell’anno scorso e sono in esercizio”, sottolinea ancora Inchingolo.

Investire in infrastrutture ferroviarie significa mettere mano a dei lavori che hanno inevitabilmente delle ricadute negative sui passeggeri. Allora tu sei stato anche il capo della comunicazione del gruppo ferroviario dello Stato. Come si gestisce questa doppia esigenza? “Da un lato è continuare a investire per modificare l’infrastruttura, potenziali infrastrutture. Da un altro lato, sapere che tutto questo ha un costo nei tempi di ritardi, di deviazioni nei confronti dei passeggeri. Non bisogna avere fretta di ottenere risultati. Noi abbiamo cominciato con un percorso comunicativo che è stato molto difficoltoso perché quando abbiamo cominciato a comunicare naturalmente abbiamo ricevuto la frustrazione degli utenti. Pian piano abbiamo cominciato a far capire quello che noi stavamo facendo. Ogni giorno da tre anni abbiamo 1.300 cantieri aperti, 700 per nuove opere ma 500 per la manutenzione. Molti dei servizi nascono anche causati dal fatto che per 15 anni, crogiolandosi dell’avere la rete dell’alta velocità nuova, non si è fatta manutenzione e la manutenzione incide tantissimo sulla efficienza del servizio. Da tre anni a questa parte si è cominciato ad investire il 50% delle risorse sulla manutenzione e questo è assolutamente importante. Poi abbiamo cominciato a fare una rivoluzione, oltre che spiegare, raccontare, ragionare con le regioni dando per tempo le informazioni delle interruzioni che c’erano. Prima venivano informati, a volte anche due mesi prima. Oggi noi lo facciamo un anno prima, quindi diamo agli utenti la possibilità di trovare delle soluzioni ma abbiamo fatto qualcosa di abbastanza elementare.
Più che soffermarci sul disagio, abbiamo raccontato che cosa avviene dopo. Quindi se io fermo la linea per Roma per venti giorni ma finiti i lavori faccio partire il collegamento con efficienza, il cittadino comprende”, dichiara Inchingolo.

In questo momento si sta confrontando di più con innovazione tecnologica, rivoluzione digitale, intelligenza artificiale ma quanto conta ancora il fattore umano, il fattore persona in un gruppo come Ferrovie dello Stato? I”l fattore umano è fondamentale. Per noi le Ferrovie dello Stato sono un’eccellenza riconosciuta in tutta Europa deve averne un po’ più di consapevolezza l’Italia grazie al fatto che i centomila ferrovieri sono orgogliosi della loro azienda e ci mettono tanta passione e tanto cuore. L’intelligenza artificiale come tutte le innovazioni tecnologiche sono al servizio dell’essere umano, nel nostro caso non possono sostituirlo però sono uno strumento fondamentale per migliorare l’efficienza noi elaboriamo 14 milioni di dati al secondo e quindi per noi utilizzare strumenti informatici ci possono consentire di efficientare la rete, di migliorare la sicurezza e di gestire meglio le nostre infrastrutture”, conclude Inchingolo.

Il commento di Ercole Incalza, già Capo della Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

In video collegamento anche Ercole Incalza, già capo della Strattura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che commentando la gestione Zes dichiara: “La Zes in realtà nasce nel 2017, prima con il governo Gentiloni, poi Conte 1, Conte 2 e infine Draghi, e pur avendo degli ottimi commissari, non è mai riuscita a funzionare. Ma grazie all’ex ministro Fitto con la Zes unica oggi siamo a 30 miliardi di investimenti. Questo è un dato storico. Pensiamo anche alla logistica che nel nostro Paese incide per 114 miliardi, e nel Mezzogiorno ne rappresenta il 50%, questo dato dovrebbe tramutarsi in ricchezza”.

L’intervento di Francesco Ventola – Eurodeputato di Fratelli d’Italia, Vicepresidente della Commissione per lo sviluppo regionale (REGI) del Parlamento europeo

Da un punto di vista pratico che cosa può cambiare? “I concetti fondamentali sono due: flessibilità e semplificazione. Si tratta di filosofie che ha già adottato il presidente Fitto quando decise di mettere insieme tutti i contributi europei. Ma non solo. Il Pnrr ha introdotto un terzo elemento oltre a flessibilità e semplificazione: non si guarda alla singola opera ma alle strategie. Le risorse del Pnrr hanno prodotto risultati alla portata di tutti come semplificazione del processo giudiziario, digitalizzazione e investimenti nelle case popolari”, dichiara Ventola. Fitto ha recentemente rilanciato il “diritto a restare”: restare in un territorio diventa una scelta e non una necessità. L’Europa ci viene in soccorso? “Il diritto di scegliere dove poter restare è un diritto sacrosanto, anche se pensiamo ai paesi interni presenti sul territorio italiano o anche a quella parte di Europa, che si trova sul confine ucraino, martoriata dalla guerra. Anche da qui nasce l’esigenza di restare”.

Rinnovo Patente? Facile ed Economico

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