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Medio Oriente, l’Iran: “Lo stretto di Hormuz resta chiuso fin quando le richieste non verranno accolte”
Teheran non ha intenzione di cedere, nemmeno un po’, sulla riapertura dello Stretto di Hormuz che, dice, “resterà chiuso fino a quando le sue richieste non verranno accolte”. A dirlo è l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico, in una nota ripresa dall’emittente statunitense Cbs, in risposta alle affermazioni del presidente Usa Donald Trump secondo cui il passaggio sarebbe già tornato agibile. Il comunicato iraniano respinge questa versione, definendola non corrispondente alla realtà dei fatti, mentre negli ultimi settimane il traffico marittimo nell’area si è ridotto in modo drastico.
Sul fronte militare, il Comando centrale statunitense (Centcom) ha reso noto che al 12 agosto sono salite a 59 le navi mercantili dirottate dalle forze Usa nell’ambito del blocco imposto ai porti iraniani, sia in entrata che in uscita. Tre imbarcazioni sono state messe fuori uso e in due casi i militari americani sono saliti a bordo per controlli. L’annuncio è accompagnato da immagini di un caccia F/A-18 in decollo dalla portaerei Uss George H.W. Bush, presente nella regione a sostegno di quella che Washington ha chiamato “muraglia d’acciaio” contro l’Iran.
Intanto, martedì le forze statunitensi hanno colpito la nave cargo panamense Vela Nova al largo del Pakistan, mentre tentava di raggiungere un porto iraniano soggetto al blocco. Un elicottero Usa ha sparato due missili contro la sala macchine dopo che, secondo il Centcom, l’equipaggio aveva ignorato gli avvertimenti ricevuti. L’episodio è avvenuto a 71 miglia nautiche dalla costa pakistana. L’Autorità marittima di Panama ha confermato che nessuno dei 17 membri dell’equipaggio è rimasto ferito, e la compagnia che gestisce la nave ha escluso feriti o contaminazioni ambientali a bordo. Si tratta del terzo fermo forzato da parte statunitense da quando, il 14 luglio, è stato ripristinato il blocco dei porti iraniani; il Centcom parla finora di 55 navi deviate complessivamente, oltre alle due abbordate.
Alla tensione militare si aggiunge ora un’emergenza ambientale. Al largo dell’isola iraniana di Qeshm è in corso una fuoriuscita di petrolio che l’Iran sta cercando di contenere. Le immagini satellitari, citate da Bloomberg, mostrano una lunga scia scura nelle acque davanti al villaggio costiero di Shib Deraz – area di riproduzione delle tartarughe embricate, specie a rischio di estinzione – con depositi visibili anche sulle spiagge. L’origine dello sversamento non è stata chiarita, ma secondo l’agenzia iraniana Isna sono già partite le operazioni di bonifica, con l’impiego di teli assorbenti per contenere e raccogliere il greggio disperso. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Baghaei, ha dichiarato che chi trae beneficio dal traffico commerciale nello stretto ha un obbligo legale e morale di contribuire a riparare i danni causati.
Il Golfo cerca alternative a Hormuz
Sullo sfondo della crisi, i grandi produttori petroliferi del Golfo stanno accelerando gli investimenti per costruire rotte alternative che permettano di aggirare lo Stretto di Hormuz. Secondo quanto riporta il New York Times, gli esportatori dell’area hanno ormai maturato la convinzione che dipendere da un unico passaggio marittimo rappresenti un rischio non più sostenibile, anche in caso di una futura tregua tra Stati Uniti e Iran. Paesi che per decenni sono stati tra i maggiori fornitori mondiali di greggio stanno quindi lavorando per ridurre questa dipendenza, potenziando oleodotti e infrastrutture capaci di bypassare lo stretto e aumentando in parallelo la capacità di stoccaggio in altre regioni, in particolare in Asia.
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