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Saltano le nozze tra Mps e Banco Bpm, dalla lettera dei consiglieri alla frenata di Agricole
“Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani né mai”. Parafrasando Manzoni, è questo l’epilogo della partita tra Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm: il progetto di fusione che aveva acceso il risiko bancario si è arenato definitivamente, frenato dalle perplessità sulla governance, dalle difficoltà nel trovare un’intesa nei tempi previsti e dal veto di fatto arrivato da Credit Agricole. Anche se in realtà i primi segnali che qualcosa non stesse funzionando erano emersi già prima della frenata dei francesi. Come rivelato da Affaritaliani, quattro consiglieri di amministrazione di Mps- Paolo Boccardelli, Antonella Centra, Nicola Maione e Paola De Martini– solo pochi giorni fa avevano inviato una lettera al presidente Cesare Bisoni e al presidente del Collegio sindacale Pierluigi Pace, mettendo nero su bianco una serie di rilievi sulla governance della banca proprio mentre prendeva corpo l’ipotesi di un’integrazione con Banco Bpm. A non firmare quel documento era stato soltanto Corrado Passera, ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, particolare che non è passato inosservato.
Nella lettera, pubblicata integralmente da Affaritaliani, i consiglieri chiedevano chiarimenti sulle indiscrezioni riguardanti la possibile fusione con Piazza Meda. Se quei rumor fossero stati fondati, sostenevano, sarebbe stato necessario verificare se fossero state avviate iniziative senza un preventivo passaggio in consiglio di amministrazione e procedere alle comunicazioni dovute al mercato. Non solo. Il documento richiamava anche il rispetto della disciplina sulle operazioni con parti correlate, la necessità di ricostituire il consiglio dopo l’uscita di due amministratori e alcune criticità nella gestione della governance, dalla documentazione trasmessa all’ultimo momento fino alla composizione dei comitati endoconsiliari.
Una lettera quasi premonitrice che ha portato, nelle serata di ieri, il consiglio di amministrazione di Banco Bpm ad annunciare con una nota di voler interrompere definitivamente le interlocuzioni con Rocca Salimbeni, spiegando che, a quasi due mesi dall’avvio dei contatti, non si sono create le condizioni per arrivare a un accordo condiviso. Dietro lo stop i francesi di Credit Agricole, primi azionisti di Banco Bpm con il 29,30%. L’amministratore delegato Olivier Gavalda ha spiegato senza troppi giri di parole che una fusione con Mps non appare in grado di creare valore nel lungo periodo, mentre la direttrice finanziaria Clotilde L’Angevin ha lasciato intendere quale sarebbe, semmai, lo scenario preferito dalla banca francese: una futura integrazione tra Banco Bpm e Credit Agricole Italia.
Il ruolo di Intesa, l’incognita Unicredit e le possibili nuove mosse di Agricole
Con Banco Bpm che si è sfilato ufficialmente da questa partita a risiko, l’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo torna a essere, almeno per il momento, l’unica vera partita aperta su Monte dei Paschi. Per il gruppo guidato da Carlo Messina sembrano quindi cadere gli ultimi ostacoli lungo la strada che porta a Siena, mentre dal Monte, almeno per ora, prevale il silenzio. Ma non è tutto. Negli ambienti finanziari continua a circolare anche un’altra domanda: Unicredit tornerà a guardare Banco Bpm? Il ceo Andrea Orcel non ha mai nascosto che Piazza Meda rappresenti un dossier strategico, anche se oggi l’attenzione del gruppo resta concentrata soprattutto sulla partita tedesca e sull’integrazione con Commerzbank.
Eppure, dopo le recenti aperture del numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che ha parlato di possibili forme di collaborazione con Unicredit, c’è chi ritiene che i grandi equilibri del sistema bancario siano ancora tutti da scrivere. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi: una presenza più forte e stabile in Generali, nuove alleanze industriali oppure un ritorno di fiamma proprio su Banco Bpm. Un’operazione che, però, dovrebbe inevitabilmente fare i conti con il peso di Credit Agricole, azionista tutt’altro che disposto a fare da spettatore.
Dopo aver di fatto bloccato il matrimonio tra Mps e Banco Bpm, i francesi potrebbero infatti decidere di passare dalla posizione di azionista strategico a quella di protagonista diretto, valutando una propria Opa su Piazza Meda per consolidare definitivamente la loro presenza nel mercato italiano. Uno scenario che aprirebbe immediatamente un delicato fronte politico: se il Governo ha già ritenuto necessario intervenire con il golden power nel caso dell’operazione tra Unicredit e Banco Bpm, quale potrebbe essere la posizione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di fronte a un’eventuale scalata francese? E quale posizione potrebbe prendere l’Europa che parla, da sempre, di libero mercato?
Insomma, una partita si è chiusa, ma il campionato è appena entrato nella sua fase più interessante. Il risiko bancario continua a riservare sorprese e, mentre l’estate entra nel vivo, è probabile che i prossimi colpi di scena arrivino molto prima della fine delle vacanze.
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