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Malattie cardiovascolari e prevenzione: dal Senato il piano europeo Safe Hearts: dibattito sulle differenze cardiovascolari tra sigarette e prodotti senza combustione

Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare la prima causa di morte in Italia e in Europa. Solo nel nostro Paese provocano oltre 220 mila decessi ogni anno, circa 25 ogni ora, pari al 30,9% della mortalità complessiva. È da questi numeri che ha preso avvio il confronto istituzionale andato in scena questa mattina nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica, dedicato al Safe Hearts Plan, il primo piano europeo per la salute cardiovascolare pubblicato dalla Commissione Europea.

L’obiettivo del piano europeo è ridurre del 25% la mortalità cardiovascolare prematura entro il 2035 attraverso tre direttrici principali: prevenzione, diagnosi precoce e miglioramento delle cure. Secondo i dati richiamati durante il convegno, fino all’80% delle morti cardiovascolari potrebbe essere evitato grazie a screening tempestivi, corretti stili di vita e percorsi terapeutici efficaci. L’iniziativa, organizzata con il supporto scientifico dell’INRCIstituto Nazionale Ricerche Cardiovascolari, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, cardiologi, medici di medicina generale e associazioni di pazienti per discutere le possibili ricadute operative del piano europeo sul sistema sanitario italiano.

Tra i temi affrontati anche quello dei fattori di rischio modificabili, a partire dal fumo di sigaretta, riconosciuto come una delle principali cause prevenibili di patologie cardiovascolari. In questo contesto è stata richiamata una nuova review scientifica indipendente appena pubblicata e firmata dal dottor Silvio Festinese, cardiologo e responsabile ambulatoriale presso ASL Roma 1 e professore di Farmacologia all’UniCamillus di Roma, insieme al dottor Dimitris Richter, responsabile del Dipartimento di Cardiologia dell’Euroclinic Hospital di Atene. La revisione ha analizzato 29 studi clinici tra studi randomizzati e osservazionali, valutando gli effetti cardiovascolari delle sigarette tradizionali rispetto ai prodotti senza combustione, come sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato.

Secondo quanto emerge dalla review, i principali danni cardiovascolari associati al fumo derivano soprattutto dai prodotti della combustione del tabacco, come monossido di carbonio, sostanze ossidanti e composti tossici, più che dalla sola nicotina. Gli studi analizzati mostrano che il passaggio completo a prodotti senza combustione è associato a una significativa riduzione dell’esposizione a sostanze nocive e a miglioramenti di diversi biomarcatori cardiovascolari, tra cui funzione endoteliale, rigidità arteriosa e indicatori di stress ossidativo e infiammazione.

La review evidenzia inoltre che, nei fumatori adulti che sostituiscono integralmente le sigarette tradizionali con prodotti senza combustione, si osservano riduzioni dell’esposizione alle principali sostanze dannose superiori al 90% già entro pochi mesi. Alcuni dati osservazionali suggeriscono anche una minore incidenza di eventi cardiovascolari maggiori rispetto a chi continua a fumare, pur sottolineando la necessità di ulteriori studi di lungo periodo. Gli autori ribadiscono tuttavia che la cessazione completa del fumo resta la strategia prioritaria per la tutela della salute pubblica. Per i fumatori che non riescono a smettere, il passaggio esclusivo a prodotti privi di combustione potrebbe rappresentare una strategia di riduzione del rischio, basata su una minore esposizione alle sostanze tossiche generate dalla combustione del tabacco.

Durante il convegno al Senato, il professor Francesco Fedele, direttore dell’INRC, ha dichiarato: “Portare il Safe Hearts Plan al Senato non è un atto simbolico: è il primo passo per trasformare un documento europeo in politica sanitaria nazionale. Sappiamo che la maggior parte di queste morti è prevenibile. Oggi disponiamo delle conoscenze scientifiche, degli strumenti clinici e di un quadro programmatico chiaro. La vera sfida è tradurre tutto questo in azioni strutturali e coordinate, capaci di incidere realmente sulla prevenzione e sulla mortalità cardiovascolare nel nostro Paese”.

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