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Antonio Misiani: “Attacco all’Istat inaccettabile. Meloni pensa alle mance, ma l’economia non cresce”

“L’attacco all’Istat è inaccettabile. Meloni si comporta come quei giocatori che perdono e scappano dal campo portandosi il pallone. L’Istat lavora con dati verificati da Eurostat, dati che non possono essere esaltati quando sono positivi e messi in discussione quando non lo sono. La politica deve difendere l’autorevolezza e l’indipendenza dell’Istituto di statistica”.

Così, parlando ad Affaritaliani, Antonio Misiani – responsabile economia e finanza del Pd – interviene sulla polemica esplosa attorno ai dati dell’Istituto nazionale di statistica e alle critiche rivolte dal governo all’istituto. “Meloni dovrebbe chiedersi perché, nonostante la terapia d’urto di austerità di questi anni, non usciamo dalla procedura di infrazione e ci arriviamo con un’economia che cresce poco oltre lo zero, nonostante i 200 miliardi del Pnrr, che hanno garantito finora una spinta notevole. Senza il Pnrr saremmo andati verso la recessione”, denuncia il dem.

Il giudizio complessivo sull’andamento dell’economia italiana è quindi prevedibilmente negativo: “Il bilancio è critico, le ombre prevalgono sulle luci. Dal 2024 cresciamo meno della media europea, nonostante il Piano di ripresa e resilienza più grande d’Europa”. Per Misiani, si tratta di un elemento che “dovrebbe farci riflettere”.

“Il governo ha dato priorità al riequilibrio dei conti pubblici portando la pressione fiscale a livelli record e tagliando molti servizi essenziali, a partire dalla sanità. Tutto questo ha depresso la crescita economica. L’impressione è che l’esecutivo non sappia come rilanciare l’economia, questione che invece dovrebbe essere messa al primo posto. Vediamo invece l’affannarsi di Meloni e dei suoi ministri a inventarsi mance e mancette”. Un esempio? Il bollo auto, una misura “del tutto inadeguata rispetto a ciò che servirebbe per affrontare la crisi energetica che sta colpendo qui e ora le famiglie”.

Allo stesso modo, “sono mance le proposte che aleggiano nel dibattito tra pensioni e misure di carattere fiscale”. Misiani, ospite alla kermesse di Affaritalini La Piazza, aveva già denunciato come la risposta del governo alla crisi energetica fosse assolutamente insufficiente. E le cose, dall’estate, non sono cambiate.

Le priorità del Pd

Misiani indica quindi tre priorità per una politica economica alternativa. La prima è l’energia. “Taglio dei costi e misure contro la crisi energetica. Non basta agire sull’emergenza, servono interventi strutturali”. Secondo il senatore, “Schlein li ha proposti al governo a partire dall’utilizzo dei 14 miliardi di spazio di flessibilità europea per ridurre la dipendenza da gas e petrolio”. La direzione, sostiene, deve essere quella delle rinnovabili, delle reti e dell’efficienza energetica, la “chiave per tagliare i costi delle bollette”.

La seconda priorità riguarda investimenti e politica industriale: “Dobbiamo usare i soldi pubblici, come quei 14 miliardi congelati sul Ponte sullo Stretto che andrebbero destinati ad altri progetti infrastrutturali diffusi sul territorio. Per rilanciare gli investimenti servirebbero incentivi per canalizzare il risparmio finanziario di famiglie verso l’economia reale italiana”.

Il terzo punto è il lavoro. “Noi riproporremo la legge sul salario minimo e il rafforzamento della contrattazione collettiva nazionale, per restituire potere d’acquisto ai redditi delle famiglie”. Una proposta, quella del salario minimo, sui cui c’è piena convergenza con il M5s: “Sicuramente, è uno dei punti chiave del programma con cui ci presenteremo alle elezioni. Dobbiamo iniziare a lavorare su questo: dalle numerose proposte che in questi anni abbiamo condiviso con gli alleati”, conclude.

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