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Un tratto della Milano-Meda trasformato nel set di un videoclip musicale, con tre artisti impegnati nelle riprese e una lunga fila di automobili alle loro spalle. È quanto mostrano le immagini pubblicate da Omar Ramo, 351 Bratan e Darié Baby, finite al centro di un acceso dibattito sui social. Nel video i tre rapper si esibiscono sulla carreggiata mentre il traffico risulta fortemente rallentato. Le immagini hanno rapidamente attirato l’attenzione online, dando origine a reazioni molto diverse: da una parte le critiche per la scelta di occupare la strada, dall’altra le accuse a chi ha rilanciato la vicenda di averla trasformata in una questione legata alle origini degli artisti.
Il post della Lega e la replica
Il filmato è stato condiviso anche dal profilo ufficiale della Lega, accompagnato da un messaggio che definiva Omar Ramo un “rapper marocchino” e collegava la sua presenza sulla Milano-Meda alla formazione di code particolarmente lunghe. Il riferimento alle origini ha provocato la reazione dei sostenitori degli artisti. Il punto contestato è anche l’identificazione dell’intero gruppo con la nazionalità marocchina: Omar Ramo ha origini nordafricane, mentre 351 Bratan ha origini russe e Darié Baby è italiano, di origine pugliese. 351 Bratan ha quindi accusato il partito di aver utilizzato l’episodio per alimentare un confronto sul tema dell’immigrazione, sostenendo che la vicenda sarebbe stata presentata in modo strumentale.
Le critiche degli utenti sui social
Parallelamente alle polemiche politiche, numerosi utenti hanno contestato direttamente il comportamento dei tre artisti. Nei commenti al video sono comparsi messaggi che chiedono l’intervento delle forze dell’ordine e provvedimenti nei confronti dei responsabili. Alcuni utenti hanno sottolineato soprattutto i possibili rischi legati all’ostruzione della carreggiata, mentre altri hanno invocato sanzioni e conseguenze per il blocco del traffico. Non sono mancati anche commenti dai toni particolarmente aggressivi rivolti ai rapper. Il dibattito si è quindi sviluppato su due piani distinti: la contestazione per l’utilizzo della strada come set e la discussione sull’opportunità di associare l’episodio alle origini degli artisti.
Lucente: “Tornino nei loro Paesi d’origine”
Sulla vicenda è intervenuto anche Franco Lucente, assessore regionale ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile di Fratelli d’Italia, che ha definito sconvolgente quanto mostrato nelle immagini. “Le immagini sono sconvolgenti, un vero schiaffo alla sicurezza dei cittadini e a qualsiasi senso di civiltà e moralità di questo Paese. Mi auguro che gli inquirenti acquisiscano il video di quanto accaduto e sappiano trarre le giuste conclusioni, ipotizzando la sanzione penale nei confronti di chi ha deciso di mettere a repentaglio la vita di centinaia di persone.”. Infatti, per l’assessore l’episodio rappresenterebbe un comportamento incompatibile con la sicurezza degli automobilisti e con il rispetto delle regole.
Nella sua dichiarazione, Lucente, ha usato anche espressioni fortemente polemiche: “Ormai siamo pieni di video e slogan di fantomatici maranza e pseudo rapper che inneggiano contro l’Italia e le Forze dell’Ordine: sarebbe ora che la piantassero e che finalmente prendessero l’unica decisione sensata: tornare nei Paesi d’origine. Dove forse non sarebbero trattati in maniera così mite come purtroppo accade troppo spesso in Italia.”
La Russa: “Valutare il reato di blocco stradale”
Anche Romano La Russa, assessore regionale alla Sicurezza, ha definito inaccettabile quanto accaduto sulla Milano-Meda. Al centro della sua contestazione c’è soprattutto il presunto impiego di scooter e motocicli per impedire la normale circolazione durante le riprese. La Russa ha fatto sapere di essersi rivolto al Prefetto: “Ho scritto al Prefetto per valutare l’applicazione del Decreto Sicurezza che prevede il reato di blocco stradale con pena dai 6 mesi ai 2 anni di reclusione se effettuato da più persone, come in questo caso”
Il caso tra sicurezza e polemica politica
La vicenda della Milano-Meda mette così insieme sicurezza stradale, utilizzo dello spazio pubblico, produzione di contenuti per i social e scontro politico. Da una parte le immagini hanno alimentato le contestazioni per il rallentamento della circolazione; dall’altra, la modalità con cui l’episodio è stato raccontato ha aperto una discussione sull’utilizzo delle origini degli artisti all’interno del dibattito pubblico. Restano da verificare eventuali conseguenze sul piano amministrativo o giudiziario legate alle modalità con cui sono state effettuate le riprese.
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