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Omicidio Diabolik, assolto in appello Raul Esteban Calderon: era considerato l’assassino di Fabrizio Piscitelli, ex capo ultras della Lazio
Assolto in appello Raul Esteban Calderon, imputato per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, l’ex capo ultras della Lazio noto come “Diabolik”, ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti di Roma. La Corte d’Assise d’Appello della Capitale ha ribaltato la sentenza di primo grado che aveva condannato l’argentino all’ergastolo, pronunciando una sentenza di assoluzione con la formula “per non aver commesso il fatto”. La Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna a vita e il riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso. I giudici d’appello hanno invece fatto cadere le accuse nei confronti dell’imputato. “Ce lo aspettavamo, eravamo certi della fondatezza delle nostre ragioni. È un processo in cui non c’era nessuna prova che coinvolgesse Calderon. Quindi questa è la conclusione giusta, l’unica possibile alla luce delle prove in atti”, afferma l’avvocato Gian Domenico Caiazza difensore, insieme alla collega Eleonora Nicla Moiraghi, di Calderon.
Cittadino argentino noto anche con il nome di Gustavo Alejandro, l’uomo era stato indicato dagli investigatori come il presunto esecutore materiale dell’agguato costato la vita a Piscitelli. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il killer avrebbe agito travestito da runner, avvicinando la vittima alle spalle e sparando un unico colpo alla testa prima di fuggire.
L’omicidio
L’omicidio avvenne nel tardo pomeriggio del 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, nel quadrante sud-est della Capitale. Piscitelli si trovava seduto su una panchina insieme a un conoscente quando venne raggiunto dal sicario. L’esecuzione, compiuta in pieno giorno e in un luogo frequentato, segnò uno spartiacque nelle indagini sulla criminalità romana. Storico leader degli Irriducibili della Lazio, Fabrizio Piscitelli era considerato dagli inquirenti una figura centrale nei rapporti tra ambienti ultras e narcotraffico. Nato a Roma nel 1966, negli anni era finito al centro di diverse inchieste per droga, scommesse clandestine ed estorsioni, diventando uno dei nomi più noti della criminalità della Capitale.
Dopo oltre due anni di indagini, la Direzione distrettuale antimafia aveva individuato in Calderon il presunto autore materiale del delitto. Tra gli elementi valorizzati dagli investigatori figuravano immagini di videosorveglianza e alcuni dettagli fisici attribuiti all’uomo, tra cui un bendaggio al polpaccio che avrebbe coperto un tatuaggio riconducibile all’imputato. Nel processo di primo grado Calderon era stato condannato all’ergastolo. Oggi la decisione della Corte d’Assise d’Appello ribalta completamente quel verdetto e riapre gli interrogativi su uno dei più clamorosi omicidi avvenuti negli ultimi anni nella Capitale.
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