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Debito, Tria: “I mercati osservano l’Italia, guai a dare l’impressione che i conti siano fuori controllo”
Mentre i conti pubblici italiani restano sotto la lente di Bruxelles, l’Italia continua a fare i conti con la procedura europea per deficit eccessivo, dopo la conferma del rapporto deficit-Pil al 3,1%. Un dato che mantiene aperta la partita sul risanamento dei conti, proprio mentre il governo deve conciliare la necessità di contenere la spesa con nuove esigenze di investimento, dalla difesa all’energia.
Ma il vero banco di prova potrebbe essere un altro: la fiducia dei mercati. Con i debiti sovrani sotto pressione a livello globale e i tassi di interesse in rialzo, quali rischi corre l’Italia? E quanto spazio avrebbe realmente il governo per aumentare la spesa anche una volta uscito dalla procedura europea? Sullo sfondo resta poi il nodo delle deroghe concesse da Bruxelles per le spese aggiuntive e dei loro effetti sul percorso di riduzione del deficit.
A fare il punto è Giovanni Tria, economista ed ex ministro dell’Economia e delle Finanze, che ad Affaritaliani analizza i rischi per i conti italiani e mette in guardia soprattutto dal giudizio degli investitori: “La vera sanzione non viene dalla Commissione europea, ma dai mercati”.
L’Italia resta nella procedura europea per deficit eccessivo dopo la conferma del rapporto deficit-Pil al 3,1%. Concretamente, cosa significa per il nostro Paese e quali sono i rischi reali se la procedura dovesse protrarsi ancora?
“Innanzitutto, la procedura non dovrebbe protrarsi ancora a lungo, perché nel 2026 si prevede già che il rapporto deficit-Pil scenda abbondantemente al di sotto del 3%. Quindi, se non si avranno nuove sorprese, non dovrebbero esserci grandi conseguenze.
L’unico aspetto che cambia riguarda la clausola prevista dalle regole europee, in base alla quale i Paesi possono destinare in deroga determinate risorse alla difesa e all’ambiente. Per l’Italia si tratta, al massimo, di circa 36 miliardi in due anni. Se si è al di sotto del 3% e, a causa di questi maggiori esborsi, si supera nuovamente quella soglia, non si rientra automaticamente nella procedura d’infrazione. Se invece si è ancora nella procedura, queste risorse incidono comunque sul percorso di rientro. È chiaro che per il 2027 questo pone alcuni problemi rispetto alla possibilità di utilizzare tali margini.
La questione vera, però, è che qualunque spesa aggiuntiva finanziata in deficit diventa debito. Quindi, anche se fossimo usciti dalla procedura d’infrazione, sarebbe comunque necessario limitare il deficit e contenere il debito. Perché la vera sanzione non viene dalla Commissione europea, ma dai mercati, che valutano il rischio di prestare soldi all’Italia. Se ritengono che la politica del governo non sia prudente sul consolidamento fiscale, chiedono un interesse più alto e aumenta così la spesa per interessi nel bilancio pubblico.
In questo momento bisogna essere particolarmente cauti, perché i debiti sovrani, da quello americano a quello francese, italiano, britannico e persino tedesco, sono sotto stretta osservazione. I tassi di interesse stanno salendo e le nuove emissioni necessarie a rinnovare lo stock del debito rischiano di costare di più.
Anche se fossimo formalmente usciti dalla procedura d’infrazione, quindi, l’Italia non avrebbe grandi margini di spesa. Bisogna essere molto prudenti, contenere la spesa corrente e destinare le risorse soprattutto a investimenti veri e immediati sulle fonti di energia rinnovabile, che servano a rafforzare strutturalmente l’economia italiana. Questa è la vera questione. Il resto è polemica politica”.
Dobbiamo temere un aumento del costo del debito e dei rendimenti dei Btp, oppure oggi l’Italia è sufficientemente protetta da questo rischio?
“In questo momento, se continua la politica del governo così come è stata condotta finora, mi pare che questo rischio non ci sia. Mi sembra che ci sia un miglioramento della reputazione internazionale del debito italiano sui mercati finanziari globali e le società internazionali di rating stanno migliorando la valutazione dell’Italia e del suo debito.
C’è però il rischio di una spinta verso l’alto dei tassi di interesse in tutto il mondo e qualche riflesso arriverà inevitabilmente anche in Italia. È quello che sta già accadendo: c’è un rialzo generalizzato dei tassi di interesse. La sfida per l’Italia è quindi, anche se i tassi aumenteranno un po’, riuscire a rimanere nella fascia più bassa e più sicura dei debiti sovrani”.
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