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La Piazza 2026, il futuro dei diritti e della libertà, il confronto tra Pascale, Sardone, Gemma, Alfano e Ferrara

Diritti civili, libertà individuali, sicurezza, disabilità, lavoro e nuove generazioni al centro del panel “Futuro dei diritti e della libertà” nella prima serata de La Piazza 2026 a Ceglie Messapica. Cinque voci e percorsi politici differenti a confronto: Silvia Sardone, eurodeputata della Lega, Chiara Gemma, eurodeputata di Fratelli d’Italia, Francesca Pascale, presidente dell’associazione I Colori della Libertà, Gabriella Ferrara, Co-portavoce Giovani Europeisti Verdi (giovanile di Europa verde) e membro direzione nazionale Europa Verde, e Isabella Alfano, consigliera del Municipio VII di Roma Capitale.

La battaglia dei diritti civili dovrebbe essere la battaglia di tutti, almeno delle persone perbene e delle persone logiche”, esordisce Francesca Pascale. Secondo la presidente de I Colori della Libertà, negli ultimi anni i diritti sono stati progressivamente associati a un unico campo politico: “I partiti e le associazioni hanno fatto sì che i diritti civili avessero il loro marchio, la loro ideologia e quindi automaticamente chi vuole difendere l’individualità altrui, a prescindere dalle differenze, è di sinistra, è woke, è lontano dalle forze politiche liberali e di centrodestra. E non è così”.

Pascale rivendica la difesa delle coppie omosessuali, delle unioni civili, del diritto all’adozione e la necessità di una norma contro l’omotransfobia, ma prende le distanze da alcune derive che attribuisce alla cultura woke: “Noi non possiamo immaginare di interpretare le verità come ci pare e piace. Dobbiamo dare il giusto riconoscimento a quella che è la verità e quindi la biologia è verità”. Il passaggio più duro è dedicato a Roberto Vannacci. “Io non vedo il pericolo fascista, ma nel caso di Vannacci non lo reputo neanche un politico che possa veramente avere a che fare con il prossimo governo. Lo metto da parte, non voglio neanche parlarne perché non merita l’attenzione di nessuno. Chi fa della politica uno strumento per attaccare le minoranze non è un politico, è un pagliaccio”. Pascale allarga poi il discorso al rapporto tra diritti e difesa dei valori occidentali, criticando una parte della sinistra per le posizioni assunte sul conflitto israelo-palestinese. E riconosce alla Lega, pur sottolineando di non averla “mai votata” e di averla in passato “ostacolata”, una posizione netta: “È l’unico partito che difende l’Occidente dal pericolo islamico. Non è una fantasia, è la realtà. Quindi approfitto per dire grazie per quello che fate”.

Sul rapporto tra Islam e diritti delle donne interviene Silvia Sardone, che concentra il suo intervento sul velo islamico. “Io non credo che difendere le donne possa iniziare e finire con il definire qualcuno avvocata, deputata, assessora, sindaca. Credo che il velo islamico sia simbolo di sottomissione. Mi spiegate come fa una donna libera a scegliere di andare in giro bardata dalla testa ai piedi con solo gli occhi fuori?”, domanda l’eurodeputata della Lega. “Io da donna libera che vive nel 2026 non voglio quel futuro per il nostro Paese. Voglio che nel nostro Paese le donne continuino ad avere gli stessi diritti degli uomini”. Sardone richiama anche la situazione di Milano: “È pieno di donne che non possono uscire di casa senza chiedere il permesso al marito, è pieno di donne che vorrebbero vivere all’occidentale ma viene negato loro ed è pieno anche di bambine di cinque o sei anni che vanno già a scuola con il velo. Se il velo è una scelta libera e consapevole, mi dovete spiegare come possa esserlo in una bambina di cinque anni”. E conclude: “Non capisco per quale motivo mi dovrei coprire solo perché sono donna”.

Chiara Gemma porta invece al centro del panel i diritti delle persone con disabilità. “Mettere al centro la persona, e soprattutto la persona più vulnerabile, è una missione ma anche una sfida che l’Europa ha accolto”, afferma. L’uguaglianza, sottolinea, troppo spesso rimane “riconosciuta sulla carta” senza tradursi pienamente nelle azioni e nel riconoscimento della dignità di ogni individuo.

Gemma richiama la strategia europea per le persone con disabilità e alcuni dei suoi obiettivi, dalla mobilità tra i Paesi dell’Unione al diritto alla vita indipendente, fino all’accesso alla formazione e al lavoro. “La sfida più grande non è continuare a elencare diritti che ormai sono riconosciuti, ma mettere in pratica i diritti”. Tra le priorità indica il riconoscimento dei caregiver: “Abbiamo bisogno che le famiglie vengano sostenute. La disabilità non è del ragazzo, della ragazza, dell’uomo: la disabilità è familiare e lo Stato deve prendersi in carico le famiglie e dare dignità ai caregiver che annullano la propria vita accanto a chi ha bisogno”.

Sul fronte delle nuove generazioni interviene Isabella Alfano, secondo cui nessuna conquista può essere considerata definitiva. “I diritti non sono mai scontati. Nel momento in cui noi otteniamo un diritto è esattamente il momento in cui comincia ad essere minato”. Alfano cita le unioni civili e le proposte per una loro abolizione: “Non si può dare mai per acquisito un diritto”. Per la consigliera, determinate posizioni non possono essere liquidate come semplici provocazioni: “O ci stai proponendo delle cose che non possono essere attuate, oppure vuoi ribaltare lo Stato di diritto. I diritti vanno sempre difesi a tutti i livelli, non soltanto a livello parlamentare”.

Gabriella Ferrara concentra invece il suo intervento sulla cura come tema politico. “Noi abbiamo reso la cura un atto politico, un’azione politica trasversale, dove prendersi cura della persona diventa fondamentale per il benessere psicofisico. Ma la persona non è un unicum, è immersa all’interno di una comunità e noi dobbiamo prenderci cura di quella comunità”. Per Ferrara questo significa investire sulle “infrastrutture di cura”, dalla salute mentale allo psicologo di base, fino all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. “L’educazione sessuo-affettiva è il saper andare incontro all’alterità, all’altro: io so cosa sono, so cos’è il rispetto, il consenso e inizio a rapportarmi con l’altra persona rispettandola in toto”. Una strada che, aggiunge, può aiutare la sua generazione “a cambiare questo mondo in positivo”.

Nella parte conclusiva del panel, le cinque protagoniste individuano le priorità da consegnare alle nuove generazioni. Pascale torna sui diritti civili chiedendo però di non isolarli dal resto dell’agenda politica: “I diritti civili sono fondamentali, ma questo Paese deve occuparsi di lavoro, sicurezza, sanità, istruzione e legalità. E in questi contesti esistono i diritti civili, non sono a parte, sono inclusi”. Poi una critica alla sinistra: “Vorrei sentir parlare di sicurezza anche da parte della sinistra, perché sento spesso attaccare le destre senza avere una ricetta alternativa”. Per Gemma l’emergenza è invece “il silenzio dei nostri giovani”: “Abbiamo bisogno di dare loro maggiore attenzione e maggiore fiducia perché possano parlare ed essere portatori di quella voce che spesso noi adulti e noi politici cerchiamo di mettere tra parentesi”.

Sardone invita a “non dare per scontate le libertà che abbiamo e a lottare per continuare ad averle in futuro”. “I nostri valori, le nostre tradizioni, le nostre identità e, da donna, anche le nostre libertà sono sempre più a rischio. Per me la sicurezza è la prima delle libertà”. Alfano sceglie invece il lavoro: “Per me è fondamentale avere la libertà di potersi realizzare nel proprio Paese. Tanti giovani italiani vanno all’estero a causa di stipendi troppo bassi e di poche possibilità. Io, come giovane, voglio avere la libertà di crescere e di formare una famiglia nel Paese in cui sono nata e dove voglio stare”.

Ferrara chiude riportando l’attenzione sulla comunità e sulle aspettative delle nuove generazioni: “Per me è importante prendersi cura di sé e dell’altro. Ridateci la possibilità di sognare un mondo diverso, un mondo che finalmente ci dia la possibilità di mettere in pratica le nostre idee, di fare comunità, di ripartire dal nostro benessere e dall’altro. Non dimentichiamoci mai questo”.

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