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<em>Da Jacopo Bononi – presidente premio letterario la Tore isola d’Elba</em>
‘La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista’ (Feltrinelli, 2026) è l’ultima fatica letteraria del prolifico prof. Tomaso Montanari che esplora con attenta dovizia i legami esistenti, secondo lui, tra la destra italiana attuale e quella fascista. Leggiamo su ‘Il Manifesto’: (…) Il libro è un attento lavoro di scomposizione e analisi degli elementi che formano l’ideologia della destra odierna: una calata nella mentalità dei suoi attuali dirigenti e militanti, alla ricerca delle idee-guida, dei riferimenti culturali, del significato attribuibile ai concetti maggiormente utilizzati. Ne emerge una visione ossessionata dalla sconfitta del fascismo, che non rimpiange né rinnega il passato, nel tentativo di trarre dall’esperienza storica mussoliniana gli elementi attraverso cui costruire una nuova realtà. Un lavoro sottile, di rivelazione e, nello stesso tempo, di negazione delle proprie intenzioni: una tecnica allusiva che sorregge l’intera retorica meloniana, e che è perfettamente trasparente per la sua comunità politica ma abbastanza opaca per eludere lo sguardo di chi non sa o non vuole vedere. E poi ancora: (…) il tutto con due modelli di riferimento: Sparta, sul piano storico, e Israele, l’Israele del genocidio, intriso di nazionalismo, razzismo, autoritarismo, confessionalismo, militarismo, su quello politico. (…) Diceva George Orwell che ‘per vedere quello che abbiamo sotto il naso, occorre un grande sforzo’. Tomaso Montanari ci mostra che quello che abbiamo sotto il naso è una destra intrisa di fascismo. (…). Montanari argomenta che esiste una continuità diretta, ideologica e culturale, tra il fascismo storico e l’attuale destra di governo. Il libro esamina come il linguaggio politico moderno della destra italiana riproponga concetti di ordine, gerarchia e identità etnica. Alcuni osservatori (ad esempio il Giornale) lo considerano un’opera che accusa la destra senza offrire nuove prospettive storiche, definendo il saggio un ‘libro nero’. Altri lo vedono come un atto necessario di ‘verità politica’ e un’analisi lucida e documentata della situazione politica attuale. Se volessimo ragionare per contrapposizioni verrebbe logico contrapporre a questa visione della destra italiana quella del suo ‘esegeta’ più colto e considerato nel panorama culturale italiano, ossia Marcello Veneziani che abbiamo avuto l’onore di averlo nostro ospite e vincitore del premio nel 2024. Montanari sostiene che esista un ‘filo nero’ che lega il vocabolario, la mitologia e le idee-guida della destra odierna al Ventennio. Critica l’uso di concetti come ‘etnia’ o ‘razza’ nel discorso politico, interpretandoli come segnali di una mentalità gerarchica che nega l’uguaglianza costituzionale. Vede nella destra una minaccia per i valori democratici, definendo il suo governo come portatore di un DNA fascista innegabile. Marcello Veneziani invece più che altro considera ‘La Destra’ contemporanea come ‘delusione culturale’. Veneziani, pur essendo un intellettuale d’area, adotta spesso una postura critica, parlando di una destra che ha smarrito la propria identità. Nel suo saggio ‘Senza eredi’ (Marsilio, 2024), riflette su come la destra attuale manchi di figure di riferimento culturale paragonabili al passato, descrivendo la classe dirigente come ‘veramente scarsa’ e priva di orizzonte oltre quello elettorale. Lamenta che la destra abbia abbandonato la difesa della tradizione e del pensiero italiano profondo per inseguire un pragmatismo spesso banale. Denuncia il fatto che l’intellettuale di destra venga spesso ignorato sia dagli avversari che dalla sua stessa fazione e ridotto a ‘mostro di Loch Ness’ della cultura. Tomaso Montanari è uno storico dell’arte, saggista e docente universitario. Ha insegnato Storia dell’arte moderna all’Università ‘Federico II’ di Napoli. Rettore dell’ Università per Stranieri di Siena, si è sempre occupato della storia dell’arte del XVII secolo, cercando di rispondere alle domande poste dalle opere con tutti gli strumenti della disciplina: dalla filologia attributiva alla ricerca documentaria, dalla critica delle fonti testuali all’analisi dei significati, a una interpretazione storico-sociale. Per Einaudi ha scritto la postfazione ai due volumi de ‘Le vite de’ pittori scultori e architetti moderni di Giovan Pietro Bellocchio’ (2009), ‘A cosa serve Michelangelo? ‘(2011), ‘Il Barocco’ (2012), ‘Costituzione incompiuta’ (2013, con Alice Leone, Paolo Maddalena e Salvatore Settis), ‘La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere’ (2016) e ‘Contro le mostre’ (2017, con Vincenzo Trione); per Minimum Fax, ‘Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane’ (2013); per Einaudi ‘Velázquez e il ritratto del barocco’ (2018) e ‘L’ora d’arte’ (2019). Marcello Veneziani invece è un noto giornalista, scrittore e filosofo italiano, nato a Bisceglie nel 1955. È considerato uno dei principali intellettuali dell’area della destra italiana, sebbene la sua produzione abbracci temi universali come la tradizione, il mito e la critica alla modernità. Si è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Ha iniziato la carriera giornalistica nel 1979 nella redazione barese de ‘Il Tempo’. A soli 26 anni ha assunto la direzione del gruppo editoriale Ciarrapico-Volpe-La Fenice. Ha fondato e diretto settimanali come ‘L’Italia’ e ‘Lo Stato’. Ha scritto per testate prestigiose come ‘Il Giornale’ ( fu chiamato da Indro Montanelli), ‘Libero’, ‘Corriere della Sera’, ‘La Repubblica’ e ‘Il Messaggero’. Attualmente è editorialista per ‘La Verità’ e ‘Panorama’. La sua bibliografia è vastissima e spazia dalla filosofia politica alla letteratura e tra i suoi saggi più influenti figurano ‘La rivoluzione conservatrice in Italia’ (1987) e ‘La cultura della destra’ (2002). Ricordiamo inoltre ‘Senza eredi’ (2025), un’analisi sulla rottura del legame tra le generazioni e ‘C’era una volta il Sud’(2025). È stato membro del Consiglio di Amministrazione della RAI (2003-2005) e di Cinecittà. Due illustri personalità di area opposta che rappresentano in modo diverso, ma simile un approccio eretico alle ‘aree culturali’ di appartenenza. Senza dubbio acuti pensatori della nostra contemporaneità che si trovano costretti a una analisi spesso impietosa del livello culturale sia della destra ideologica oggi al potere sia della sinistra che, seppur variegata, occupa aree di opposizione. Sempre se Renzi o Calenda siano assimilabili a questa area multicolore o piuttosto, specie nel caso del primo, si abbia a che fare con ‘arnesi’ di un centro per così dire ‘multitasking’. Di questi giorni è la definizione infatti di un probabile colpo di grazia alla destra di ‘montanariana’ analisi architettato da un nuovo centro mediatico-culturale che, passando per i centristi della sinistra attraversa ‘il nuovo corso’ degli eredi del berlusconismo, ossia quei ‘figli di tanto padre’ che, sotto una bufera ben temperata da tutta la stampa e da tutti i media italiani scatenata tempo fa dalle insinuazioni di Corona, ora paiono tramare alle spalle per creare un nuovo centro. E quindi così facendo non tanto riprendersi l’Italia, ma piuttosto mettere al sicuro i loro affari così come ‘tal padre’ da sempre aveva loro ben insegnato. Quindi, come avrebbe detto un mio caro e illustre cugino, allievo di Gio Ponti tanto per dire, ‘l’affare si ingrossa’. Ossia siamo nel bel mezzo di una sinistra che a parte guizzi alla Montanari e una destra scossa solo dalle feroci analisi ben strutturate di illustri intellettuali, tra l’altro umanamente ottime persone, come Veneziani e ci ritroviamo a navigare a vista. Oscuri presagi vengono da storici alleati che, come già mi è capitato di scrivere, seppur imprevedibili ci ricordano ogni giorno come siano meglio loro di certi altri modelli culturali e politici dell’est e del sud est del mondo. Dittature della mente e del corpo, pronte a mangiarci in un sol boccone, di sicuro ideologicamente. Insomma, ben vengano i saggi come quello così ‘tranchat’ del nostro professor Montanari, a patto che si tengano ferme e nette quelle opzioni che invece non sembrano così facilmente delinearsi all’orizzonte.
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