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Sono italiane 7 delle 13 vittime del disastro aereo in Perù di sabato mattina, dove un Cessna Grand Caravan della compagnia peruviana Aerodiana, partito da Pisco e diretto al sorvolo del sito di Nazca, incontra condizioni meteorologiche avverse e precipita. Ma cosa è successo? I motivi che hanno portato allo schianto sono ancora tutti da accertare, ma la certezza è che questa tragedia è costata la vita anche a due famiglie della Brianza che abitavano tra Monza e Seregno. L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) – riporta Il Corriere della Sera – designerà un proprio esperto nell’inchiesta già condotta dall’omologa Autorità peruviana. “C’è stata una chiamata dall’aereo che segnalava problemi meccanici“, dichiara ai giornalisti il ministro peruviano del Commercio estero e del Turismo, Rogers Valencia.
Tra i vari video girati ce n’è in particolare uno che interessa gli esperti: mostra l’aereo precipitare, senza un’ala e mentre perde pezzi dell’altra. L’impatto e l’area poco estesa dei detriti confermano il profilo verticale. Al momento sono quattro i filoni investigativi: l’avaria, il maltempo, l’errore umano e il cedimento strutturale. Il Cessna 208B Grand Caravan non ha le “scatole nere” (registrano l’audio di cabina e i parametri di volo) perché non sono obbligatorie. Gli investigatori dovranno basarsi sui dati dei transponder, sul tracciamento Gps, sull’avionica, sui dati del motore.
Il caso Nazca e i precedenti. Nell’ottobre 2010 un velivolo turistico precipitò subito dopo il decollo, uccidendo quattro turisti britannici e i due membri d’equipaggio. Nel 2008-2010 vi furono altri episodi che portarono a una revisione dei protocolli di sicurezza dell’area. Nel febbraio 2022 un altro incidente, poco dopo il decollo dall’aerodromo vicino Nazca, causò sette morti tra cittadini cileni e olandesi. L’incidente di sabato porta il bilancio complessivo delle vittime sui cieli di Nazca, in poco più di quindici anni, ad almeno una trentina.
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