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Instancabile, brillante e sempre pronta a mettersi in gioco, Serena Bortone, conduttrice del programma “Stai Serena” con Massimo Cervelli su Radio Rai2, si racconta parlando del suo ultimo romanzo, Le Dirimpettaie, edito da Rizzoli, un progetto a cui è particolarmente legata. Dalle conquiste femminili, passando per l’inclusione, la lettura e il valore della curiosità, nasce una conversazione autentica che restituisce il ritratto di una donna libera, consapevole e profondamente innamorata delle storie.
La nostra intervista
Che dirimpettaia è?
Sono una dirimpettaia distratta, mi capita persino di lasciare le chiavi appese alla porta di casa… ho dirimpettai e dirimpettaie simpatici e positivi, e se serve aiuto sono sempre pronta ad intervenire. La mia natura problem solver, in questi casi, dà il suo meglio.
Le protagoniste sono cresciute all’ombra della rivoluzione del ’68. Quanto ha cambiato il loro destino?
Le mie dirimpettaie arrivano dal Nord e dal Sud, ma è a Roma che le loro vite si intrecciano. Pur vivendo in una tranquilla periferia residenziale, respirano il vento del cambiamento e finiscono per diventarne protagoniste. Perché c’è sempre un momento in cui si può scegliere di diventare artefici del proprio destino.
Nel suo romanzo emerge il tema delle occasioni mancate. Se avesse compiuto scelte differenti, pensa che oggi sarebbe una persona diversa?
Non me lo chiedo e non mi interessa. Detesto i rimpianti, sono una triste perdita di energia.
Oggi la donna è più libera o solo sottoposta a forme diverse di pressione?
E’ più emancipata rispetto al passato, ma una reale parità è ancora lontana. I dati lo dimostrano: lavorano meno degli uomini, percepiscono retribuzioni inferiori e continuano a farsi carico, in misura prevalente, del lavoro di cura all’interno della famiglia. Gli stereotipi legati al ruolo femminile restano profondamente radicati, ma continuo a guardare al futuro con fiducia.
Maria, Gabriella e Tina: tre donne molto diverse. C’è una qualità che sente di possedere?
C’è qualcosa in me nella razionalità nevrotica di Gabriella, nella sua curiosità, persino in quel suo mix di vanità e valori, Maria mi assomiglia perché per lei come per me la fuga, la sparizione è fonte di libertà… e se ho saputo di scrivere la passione bruciante di Tina, è perché, fortunatamente, l’ho vissuta.
Uno Scoop: presta la voce ad un personaggio del cartone animato Lampadino e Caramella, la serie inclusiva di Rai Kids, tradotta anche nella Lingua dei Segni Italiana (LIS). Come è nata questa esperienza?
È stata una proposta arrivata da due amici e ho accettato con entusiasmo. Credo profondamente nel valore dell’inclusione, perché ci ricorda che è proprio il confronto con le diversità a farci crescere. Se resta soltanto una parola da esibire, perdiamo un’occasione di progresso e di pace. Viviamo in un tempo in cui, troppo spesso, c’è persino chi rivendica con orgoglio il proprio odio. Eppure l’odio non ha mai generato sviluppo, né tantomeno felicità.
Quale personaggio doppia?
Dono la voce alla Talpa Serena, una bibliotecaria: un personaggio che sento particolarmente vicino. Oggi leggere è diventato sempre più difficile, perché la nostra attenzione viene continuamente catturata da altro, soprattutto dall’uso compulsivo dei social. Eppure solo un romanzo riesce a farti immergere davvero in mondi nuovi. Un libro ti permette di vivere vite diverse dalla tua, amplia gli orizzonti e alimenta la curiosità. E poche cose sono appaganti quanto la conoscenza. In fondo, la vita è soprattutto questo: curiosità.
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