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Ci sono destinazioni che arrivano precedute dalla loro immagine. Il Giappone ha i ciliegi e i ryokan, la Thailandia le spiagge, Hong Kong il suo skyline. Taiwan, invece, bisogna scoprirla sul posto e, forse, è proprio questo il suo vantaggio: la sua reputazione turistica è ancora libera dai cliché e da altri itinerari ormai prevedibili di altre mete asiatiche.

L’isola sospesa tra il Mar Cinese Orientale e il Pacifico ha dimensioni relativamente contenute – poco più di 36mila chilometri quadrati – ma cambia continuamente scenario. Taipei è una capitale asiatica sofisticata e sorprendentemente vivibile; Tainan conserva templi, vicoli e memorie della storia dell’isola; Taichung guarda all’arte e all’architettura contemporanea; a est, oltre la dorsale montuosa che attraversa Taiwan da nord a sud, il paesaggio si fa improvvisamente selvaggio.

C’è stato un tempo in cui, almeno per gli europei, aveva un altro nome, evocativo: Formosa, l’isola bella. Furono i navigatori portoghesi, passando davanti alle sue coste nel XVI secolo, a chiamarla così. Il nome è rimasto a lungo sulle carte geografiche occidentali e racconta bene la prima impressione che ancora oggi si ha osservandola dal mare: montagne verdissime che sembrano emergere direttamente dal Pacifico.

Taiwan è, soprattutto, un’isola di stratificazioni. Nel Seicento arrivarono gli olandesi della Compagnia delle Indie Orientali, che fecero dell’area dell’attuale Tainan un avamposto commerciale tra Cina, Giappone e Sud-est asiatico. Il lungo periodo giapponese, dal 1895 al 1945, lasciò un’impronta profonda nell’urbanistica, nelle ferrovie, negli edifici pubblici, nelle terme e perfino in alcune abitudini quotidiane. Alla fine della Seconda guerra mondiale, passò sotto il controllo della Repubblica di Cina. Nel 1949, dopo la vittoria comunista di Mao Zedong nella guerra civile, Chiang Kai-shek e il governo nazionalista del Kuomintang si ritirarono sull’isola. Da allora Taiwan ha seguito un percorso politico, economico e sociale distinto dalla Cina continentale, trasformandosi nel tempo in una democrazia e in una delle economie tecnologicamente più avanzate del mondo.

Taipei: i luoghi simbolo

La prima sorpresa è Taipei. Con oltre due milioni e mezzo di abitanti nella municipalità e un’area metropolitana molto più vasta, dovrebbe avere tutti gli ingredienti della megalopoli asiatica estenuante, ma in realtà si attraversa molto facilmente.

La metropolitana è efficiente, le distanze sono gestibili, le montagne si intravedono tra gli edifici e basta allontanarsi di poche fermate dal centro per ritrovarsi davanti a un tempio di quartiere o in una strada dove la città sembra rallentare all’improvviso.

Il punto di partenza più monumentale è il Chiang Kai-shek Memorial Hall, l’enorme complesso dedicato all’ex presidente della Repubblica di Cina. La grande costruzione bianca con tetto ottagonale blu domina Liberty Square, uno degli spazi urbani più scenografici della capitale. Al di là del valore architettonico, il memoriale è interessante anche per comprendere come Taiwan stia rileggendo le pagine più controverse della propria storia.

Taiwan, l’isola che non ti aspetti

Di tutt’altro carattere è il Longshan Temple, nel quartiere di Wanhua. Fondato nel XVIII secolo e più volte ricostruito, è uno dei luoghi in cui Taipei mostra il suo volto più spirituale. Si viene per pregare, accendere bastoncini d’incenso, interrogare le divinità sulle proprie sorti sentimentali, lo stato di salute o il lavoro.

Taiwan, l’isola che non ti aspetti

Single di ogni età si recano al Taipei Xia-Hai City God Temple, nel quartiere storico di Dadaocheng. Tra le divinità venerate c’è Yue Lao, il “vecchio sotto la luna”, considerato nella tradizione cinese il dio dell’amore e dei matrimoni.

Il salto dalla spiritualità alla modernità porta al Taipei 101, per alcuni anni l’edificio più alto del mondo e ancora oggi il simbolo immediatamente riconoscibile della città. Salire all’osservatorio permette di capire la geografia particolare della capitale, chiusa in una conca e circondata dalle montagne.

Taiwan, l’isola che non ti aspetti

Ma uno dei luoghi per cui vale davvero la pena programmare una visita a Taipei è il National Palace Museum. La sua collezione di arte imperiale cinese è tra le più importanti al mondo: bronzi, calligrafie, ceramiche, dipinti e oggetti appartenuti alle collezioni delle dinastie imperiali. È uno di quei musei nei quali due ore diventano facilmente quattro.

Taiwan, l’isola che non ti aspetti

La sera cambia tutto. Taipei vive nei night market, dove si viene tanto per mangiare quanto per osservare la città. Shilin è il più famoso, Raohe è più compatto e immediato; Ningxia conserva un’atmosfera particolarmente legata allo street food. Bisogna arrivare affamati e assaggiare un po’ di tutto: gua bao, oyster omelette, dumpling, pollo fritto, bubble tea e, per i più coraggiosi, il celebre stinky tofu.

Fuori Taipei: le escursioni da fare in giornata

In meno di un’ora si può passare dai grattacieli alle montagne. L’escursione più conosciuta porta a Jiufen, ex centro minerario costruito sulle colline a nord-est di Taipei. Le sue scalinate, le lanterne rosse, le case da tè e le vedute sul mare ne hanno fatto una delle destinazioni più fotografate dell’isola. È anche una delle più affollate: meglio arrivare presto o trattenersi verso sera, quando molti gruppi sono già ripartiti.

Si può abbinare alla vicina Shifen, conosciuta per la ferrovia che attraversa il centro del paese e per le lanterne di carta lanciate verso il cielo, con desideri e messaggi scritti sopra col pennello, oppure proseguire lungo la costa nord-orientale.

Taiwan, l’isola che non ti aspetti

Completamente diversa è Beitou, raggiungibile direttamente con la metropolitana: sviluppatasi come località termale soprattutto durante il periodo giapponese, conserva bagni termali, edifici storici e un piccolo museo dedicato alla cultura degli onsen. È la fuga più facile quando si desidera interrompere il ritmo urbano senza lasciare davvero la capitale.

Per chi preferisce la natura, sempre a poca distanza dalla città, c’è lo Yangmingshan National Park con sentieri, fumarole, sorgenti termali e paesaggi vulcanici.

Taichung, la Taiwan contemporanea

Da Taipei basta prendere l’alta velocità verso sud, sempre lungo la costa occidentale, per scoprire un’altra Taiwan. La città di Taichung non possiede l’immediatezza turistica della capitale né il fascino storico di Tainan, ma merita una sosta. Più distesa, creativa, punteggiata da nuovi progetti culturali e caffè di design, uno dei suoi simboli è il National Taichung Theater, progettato dall’architetto giapponese Toyo Ito: un edificio dalle forme curve e quasi organiche, interessante anche per chi non ha in programma di assistere a uno spettacolo.

Il National Taiwan Museum of Fine Arts è un’altra tappa utile per capire la scena artistica taiwanese, mentre il Calligraphy Greenway permette di attraversare a piedi una delle zone più piacevoli della città tra spazi verdi, negozi e locali.

Taichung è inoltre una buona base per raggiungere il Sun Moon Lake, il lago più celebre di Taiwan, incastonato tra le montagne nel centro dell’isola.

Taiwan, l’isola che non ti aspetti
Taiwan, l’isola che non ti aspetti

Tainan, dove Taiwan celebra il proprio passato

Se Taipei racconta il presente, Tainan custodisce la memoria, in maniera tutt’altro che museale.

Antica capitale dell’isola e uno dei principali centri durante la presenza olandese, è probabilmente la città taiwanese che più invita a camminare senza programma. Templi taoisti e buddhisti compaiono tra negozi, abitazioni e vicoli; vecchie case sono diventate caffè e piccoli hotel; altari carichi di offerte convivono con cocktail bar e boutique.

La Chihkan Tower e il Confucius Temple, tra i più antichi di Taiwan, e il quartiere di Anping, dove sorgeva Fort Zeelandia, centro della presenza della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, sono tappe per una visita anche di un paio di giorni.

Fuori dal centro, il Chimei Museum immerso nel Tainan Metropolitan Park, sembra trasportato dall’Europa. Edificio improbabile, in stile neoclassico, con colonne, cupole, fontane e un lungo viale monumentale, ha collezioni che guardano soprattutto a Occidente: dipinti dal XIII al XX secolo, sculture, una galleria dedicata a Rodin, strumenti musicali – con una straordinaria raccolta di violini – oltre ad armi, armature e una sezione di storia naturale. Circa 4.000 oggetti della collezione sono esposti contemporaneamente.

Il museo nasce dall’idea dell’imprenditore taiwanese Shi Wen-long di rendere l’arte e la cultura occidentali accessibili a tutti. Ed è proprio il contrasto a renderlo memorabile: dopo templi, fortezze olandesi e vicoli punteggiati di altari, ci si ritrova improvvisamente davanti a un edificio che sembra arrivato da un’altra parte del mondo.

A Tainan i templi non sono soltanto monumenti, ma ancora parte della vita della città: il calendario è scandito da feste religiose, processioni, celebrazioni per le divinità e cerimonie popolari. Nei giorni di festa le strade possono riempirsi di lanterne, musica, tamburi, offerte, costumi e cortei. È uno degli aspetti più affascinanti della città: qui la religiosità tradizionale non è stata trasformata in spettacolo per i visitatori, ma continua a occupare naturalmente lo spazio urbano.

La costa orientale, Taiwan cambia ancora

La maggior parte della popolazione vive lungo la costa occidentale. Dall’altra parte della catena montuosa centrale, Taiwan diventa più rarefatta. Tra Hualien e Taitung la ferrovia attraversa vallate, campi di riso e piccoli centri; in alcuni tratti le montagne sembrano precipitare direttamente nel Pacifico.

Hualien è la porta tradizionale del Taroko National Park, spettacolare territorio di gole marmoree e pareti verticali. Il terremoto dell’aprile 2024 ha provocato danni molto gravi nell’area e l’accessibilità dei diversi settori è stata modificata nel tempo: prima di programmare l’escursione è quindi indispensabile verificare quali sentieri e strade siano effettivamente aperti.

Più a sud, la costa verso Taitung è un susseguirsi di promontori, spiagge, piccoli porti e villaggi. Qui il viaggio rallenta davvero. È anche una delle aree migliori per avvicinarsi alle culture delle popolazioni indigene taiwanesi, spesso marginalizzate nei racconti più convenzionali dell’isola.

Cosa mangiare a Taiwan: dai mercati notturni al tè oolong

A Taiwan il viaggio passa inevitabilmente dalla tavola. E spesso le cose migliori si mangiano senza tovaglia, seduti su uno sgabello in un mercato notturno o in uno dei piccoli locali che preparano da decenni la stessa specialità.

Una delle più tipiche è la oyster omelette, preparata con piccole ostriche, uova, verdure e amido e completata da una salsa dolce-salata. Ci sono poi gli xiaolongbao, piccoli ravioli al vapore ripieni di carne e brodo, i gua bao, soffici panini al vapore farciti generalmente con pancetta di maiale, arachidi e verdure sottaceto, e il beef noodle soup, una ciotola di noodles in brodo con manzo brasato che è uno dei grandi comfort food taiwanesi.

Nei night market bisogna almeno assagiare lo stinky tofu: il nome non mente e il suo odore può precedere di parecchi metri la bancarella che lo vende. Per qualcosa di decisamente più facile c’è una quantità quasi infinita di piccoli snack, tra cui gli gnocchetti gommosi di taro e patata dolce, che si mangiano sia freddi sul ghiaccio tritato sia caldi in una zuppa, spesso con fagioli rossi, arachidi o tapioca

E naturalmente c’è il bubble tea, nato proprio a Taiwan negli anni Ottanta e diventato poi un fenomeno mondiale, ma fermarsi a questa bevanda da passeggio significherebbe perdere una delle tradizioni più raffinate dell’isola: quella del tè. Taiwan produce infatti alcuni degli oolong più apprezzati, coltivati anche nelle zone montuose dell’interno. Tra i nomi da ricordare ci sono il Dong Ding, originario dell’area di Lugu, e gli high mountain tea delle coltivazioni d’altitudine. L’oolong si trova ovunque, ma vale la pena cercare una vera tea house e concedersi una degustazione preparata lentamente, con piccole teiere e infusioni successive.

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Perché andarci adesso

Taiwan non è una destinazione che cerca di sedurre il visitatore a ogni costo e non sembra ancora costruita intorno alle aspettative del turismo internazionale.

È facile spostarsi e le distanze permettono di concentrare molto anche in un viaggio di una settimana. Il motivo migliore per partire è un altro: la sensazione di trovarsi in un luogo con un’identità fortissima che, per molti viaggiatori europei, rimane ancora da decifrare.

Dove dormire:

Taipei: Mandarin Oriental (158, DunHua N Rd, Songshan District), sontuoso, ispirato dai palazzi europei di inizio Novecento) o nel boutique Proverbs Hotel (56, Section 1, Da’an Rd, Guangwu Village, Da’an District), progettato, da Ray Chen, con un richiamo ai Proverbios di Goya).

Taichung: 1969 Blue Sky Hotel (38, Shifu Road), nella città vecchia, recupera l’immaginario della Taichung del 1969, mescolando industrial design, elementi vintage e memoria locale.

Tainan: U.I.J Hotel & Hostel (5, Lane 115, You’ai St, Nanmei Village, West Central District), una struttura ibrida fra design hotel, hostel, spazio culturale e lifestyle hub.

Ristoranti da provare: Taipei, Ya Ge at Mandarin Oriental(cantonese, due stelle Michelin, rivisitazione contemporanee raffinata della migliore cucina cantonese); per lo street food Songshan Raohe Night Market. Taichung, Shan Shin (21, Cunzhong St, West District);Tainan, You Dao, sull’isola di Yuguang, stellato, richiama la tradizione locale dei banchetti png-toh-a; Traditional Tainan Feast (152, Huaping Rd, Guoping Village, Anping District).

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