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REVO corre verso 450 milioni di premi. Minali: “Il risiko bancario avrà effetti anche sulle assicurazioni”. L’intervista

REVO Insurance accelera nella bancassurance e sigla un accordo distributivo con UniCredit, inizialmente concentrato sulle coperture Cyber e destinato ad allargarsi progressivamente ad altri prodotti specialistici. La compagnia guidata da Alberto Minali, che aveva già avviato una collaborazione con Banco Desio, sta lavorando con un’altra decina di istituti. Il nuovo canale potrebbe generare già entro la fine del 2026 una raccolta compresa tra mezzo milione e un milione di euro di premi in esclusiva per REVO. L’apertura alle banche si accompagna alla crescita dei conti. REVO ha chiuso il primo semestre del nuovo piano industriale con 230,6 milioni di euro di premi lordi, in aumento del 15%, e conferma l’obiettivo di superare quota 450 milioni entro la fine dell’anno. Il risultato operativo è atteso sopra i 55 milioni e l’utile netto oltre i 30 milioni, dopo avere raggiunto rispettivamente 27,1 e 13,5 milioni nei primi sei mesi.

Intorno a questi risultati si aprono altri cantieri. L’offerta vincolante per l’acquisizione di Eurocaution, per un corrispettivo massimo di 22 milioni, prepara l’espansione in Lussemburgo, Belgio e successivamente nei Paesi Bassi. A sostenere lo sviluppo sarà l’integrazione tra competenze tecniche e intelligenza artificiale, mentre il consolidamento bancario potrebbe produrre nuovi effetti anche sul mercato assicurativo. Affaritaliani ne ha parlato con Alberto Minali, amministratore delegato e fondatore di REVO Insurance.

Dottor Minali, partiamo dai conti: che cosa raccontano i risultati del primo semestre del 2026?

Questo è il primo semestre del nuovo piano industriale e i risultati ci dicono che lo stiamo eseguendo come previsto. Monitoriamo mensilmente l’andamento tecnico e quello del business e i 230,6 milioni di euro di premi lordi, in crescita del 15%, sono un ottimo segnale. Il secondo semestre è normalmente molto robusto, soprattutto nei mesi di novembre e dicembre. I dati disponibili confermano che possiamo raggiungere 450 milioni di euro di premi nel 2026, forse anche superarli, insieme a un risultato operativo superiore a 55 milioni e a un utile netto oltre i 30 milioni. Per noi il risultato operativo è la metrica più importante, perché misura la forza propulsiva della macchina. Raggiungere questi obiettivi significa poter remunerare adeguatamente gli azionisti e generare internamente il capitale necessario a sostenere la crescita del 2027 e del 2028. Anche la Spagna, ha accelerato: abbiamo rafforzato il gruppo degli underwriter e prevediamo di arrivare a circa 20 milioni di premi entro la fine dell’anno.

La crescita dei volumi non rischia di tradursi in un aumento proporzionale dei costi?

Le tre dimensioni fondamentali sono sempre tecnologia, distribuzione e persone. Abbiamo aumentato ulteriormente il gradiente tecnologico della compagnia introducendo strumenti di intelligenza artificiale sia nei processi operativi sia nella sottoscrizione. Da circa un anno e mezzo i nostri underwriter utilizzano VERO Luminate, applicativo AI di OverX, come supporto nell’analisi dei rischi. Una parte crescente del portafoglio viene quindi lavorata in modo automatizzato, mentre la persona mantiene la responsabilità della validazione finale del rischio e del prezzo. Questo ci consente di aumentare i volumi senza far crescere i costi nella stessa proporzione. Non a caso, nel semestre il cost ratio è sceso dal 19,7% al 18,8%. Non vogliamo sostituire l’underwriter: vogliamo liberarlo dalle attività a minore valore aggiunto, lasciandogli più tempo per gestire la complessità e le relazioni con gli intermediari. La tecnologia deve amplificare la competenza tecnica umana, non prenderne il posto.

C’è invece un’area nella quale REVO deve ancora migliorare?

Le linee di business stanno andando complessivamente bene e sarebbe sbagliato giudicarle singolarmente senza considerare l’equilibrio generale del portafoglio. Il nostro vero rischio è un altro: diventare più burocratici man mano che cresciamo. REVO è apprezzata perché è semplice, veloce e capace di dare esecuzione ai progetti. Ma quando un’organizzazione diventa più grande, la burocrazia tende inevitabilmente a rafforzarsi. Dobbiamo quindi continuare a semplificare processi e procedure. Il cliente vuole una soluzione: se gliela consegni dopo quindici giorni perché hai costruito un processo troppo complicato, non funziona. Due anni fa organizzammo un incontro con l’obiettivo di ridurre i progetti informatici in corso. Erano 52 all’inizio e alla fine diventarono 54. È stato un episodio molto istruttivo: semplificare non è un’attitudine naturale, bisogna imparare a eliminare alcune iniziative per rendere più veloci quelle davvero importanti. Dobbiamo accettare decisioni magari meno perfette, ma più rapide. Il mercato ha una sua velocità e noi dobbiamo essere più veloci del mercato.

REVO sta aprendo un nuovo fronte nella bancassurance. Quali accordi avete già avviato e quanto può valere questo canale?

Abbiamo aperto accordi distributivi con Banco Desio e UniCredit, inizialmente focalizzati sul business Cyber. A fine anno prevediamo una raccolta ancora contenuta, compresa tra mezzo milione e un milione di euro di premi, ma si tratta di un primo risultato importante perché la prospettiva è ampliare progressivamente l’offerta anche ad altri prodotti. Stiamo inoltre lavorando con un’altra decina di operatori bancari. Le banche stanno rivolgendo una crescente attenzione alle piccole e medie imprese e, insieme ai servizi corporate e agli affidamenti, hanno bisogno di offrire coperture assicurative. Noi possiamo diventare un partner interessante perché non interferiamo con gli accordi distributivi che gli istituti hanno già con altre compagnie e mettiamo a disposizione prodotti specialistici che spesso non trovano nell’offerta tradizionale come cauzioni e rischi Cyber, comparti nei quali disponiamo di centri di competenza molto forti. C’è poi un terzo elemento: OverX può dialogare rapidamente con le piattaforme delle banche attraverso API.

La bancassurance non era uno degli assi portanti del piano industriale. Che cosa è cambiato?

Nel piano avevamo previsto lo sviluppo delle reti di agenti e broker e l’apertura di alcuni canali non tradizionali, come Satispay e Facile.it. Pensavamo che la bancassurance si sarebbe mossa più lentamente, mentre abbiamo visto un’accelerazione da parte degli istituti. Noi siamo pronti a seguirla. È un canale che potrebbe diventare importante proprio perché complementare rispetto agli accordi generalisti già esistenti. La nostra forza è fornire coperture tecniche e specialistiche senza entrare in competizione con le compagnie che presidiano i prodotti retail tradizionali.

Avete presentato un’offerta vincolante per acquisire Eurocaution. Qual è il razionale dell’operazione?

Nel settore assicurativo il capitale umano rimane determinante per la qualità e la capacità di offrire soluzioni. Molte compagnie hanno ridotto il proprio gradiente tecnico nel commercial e corporate business; noi abbiamo fatto la scelta opposta, cercando di riempire quel vuoto. Quando abbiamo conosciuto il team di Eurocaution abbiamo trovato professionisti di elevata qualità tecnica, capaci di conquistare, nonostante le dimensioni contenute della società, una posizione rilevante nel business delle cauzioni in Lussemburgo e Belgio. L’idea è portare queste competenze dentro REVO, sviluppare attorno a esse altre linee di business, reclutare nuovi underwriter e mettere a disposizione la nostra tecnologia. Vogliamo replicare nel Benelux ciò che abbiamo fatto in Spagna e, prima ancora, in Italia: capitale umano, competenza tecnica e soluzioni assicurative distribuite agli intermediari attraverso la tecnologia. Pensiamo inoltre di estendere successivamente l’attività ai Paesi Bassi, un mercato molto interessante.

Eurocaution è il primo passo di una nuova campagna di acquisizioni in Europa?

Siamo sempre alla ricerca di opportunità, ma non vogliamo piantare bandierine soltanto per poter dire di essere presenti in molti Paesi. La velocità della nostra espansione dipenderà dalle occasioni che troveremo. Se individueremo in Francia, Germania, Grecia o in un altro mercato un gruppo di underwriter di qualità attorno al quale costruire un’attività, e se potremo finanziare l’operazione con le nostre risorse interne e con il debito, la valuteremo. Ma rimarremo nel nostro mondo: cauzioni, Engineering, Responsabilità Civile Professionale, Cyber e D&O. Non faremo auto, Vita o Salute e non entreremo in competizione con i grandi gruppi generalisti. La nostra missione è individuare le esigenze assicurative delle piccole e medie imprese, trovare persone che sappiano comprendere quei rischi e fornire loro la tecnologia necessaria. Non vogliamo correre, ma quando troviamo un’opportunità coerente con questo modello siamo pronti a coglierla.

Il consolidamento bancario avrà conseguenze anche sul settore assicurativo?

Il mercato assicurativo italiano è già piuttosto concentrato: i primi quattro gruppi controllano circa il 65-70%. La concentrazione è però maggiore nel retail e meno accentuata nel commercial e nel corporate, dove esiste ancora spazio. Quanto sta accadendo nel settore bancario avrà probabilmente qualche riflesso sulle assicurazioni attraverso i contratti di bancassurance. Parliamo però soprattutto di accordi tradizionali relativi al mercato mass market, retail e alle personal lines. Nel nostro segmento la tecnicità e la specificità delle coperture continueranno a prevalere sugli accordi distributivi generalisti. Abbiamo oltre 100 underwriter e una concentrazione di competenze sul rischio difficilmente riscontrabile oggi in un’altra struttura italiana. Continueremo quindi a investire nell’underwriting e nell’area IT e Operations. Più un underwriter acquisisce familiarità con la tecnologia e più un tecnico informatico comprende il business assicurativo, migliore è il risultato.

L’intelligenza artificiale sta cambiando anche i tempi di sviluppo dei vostri prodotti?

Sì. In REVO i confini tra underwriting e tecnologia sono già molto più permeabili rispetto al passato: il team IT lavora a stretto contatto con gli underwriter e alcuni sottoscrittori collaborano direttamente allo sviluppo tecnologico. Recentemente abbiamo realizzato attraverso il vibe coding un progetto nell’area credito che avevamo stimato avrebbe richiesto tre mesi. Siamo riusciti a completarlo e testarlo in poche settimane. La macchina genera una parte del codice, riducendo drasticamente il time to delivery e il costo della tecnologia. Il punto distintivo non è utilizzare l’AI in sé, ma metterla concretamente al servizio del business. È questa integrazione tra persone, competenze assicurative e tecnologia che costituisce il nostro vantaggio competitivo.

REVO sta crescendo, è tecnologicamente avanzata e opera in segmenti redditizi. Non teme che possa diventare un obiettivo per qualche grande gruppo?

È una domanda che mi fanno spesso. Come manager e come fondatore, insieme agli altri colleghi, soffrirei molto nel vedere REVO oggetto di un takeover ostile. È una reazione umana. Sono però prima di tutto l’amministratore delegato di una società quotata. Se arrivasse un’offerta vantaggiosa per gli azionisti, avrei il dovere di portarla in consiglio di amministrazione, valutarla e, se opportuno, sottoporla all’assemblea. L’interesse degli azionisti deve prevalere. Detto questo, a me REVO piace molto così. Spero che rimanga autonoma, continui a crescere e a fare bene il proprio mestiere. Se portiamo avanti il lavoro ben fatto, arriveranno soddisfazioni economiche per i colleghi, per il management e soprattutto per gli azionisti.

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