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Matteo Renzi prova ad allargare il fronte riformista partendo da Forza Italia. Dal palco della Leopolda invita centristi e azzurri europeisti a raggiungerlo e chiede al centrosinistra di restare unito contro Giorgia Meloni. Nel discorso anche Vannacci, Ucraina e il rapporto con Antonio Ingroia.
Alla Leopolda l’ex premier apre ai centristi azzurri e dice che non gli interessa chi guiderà la coalizione
Matteo Renzi chiude la Leopolda guardando anche oltre gli attuali confini del centrosinistra. Il destinatario dell’appello è soprattutto l’area riformista di Forza Italia, alla quale il leader di Italia Viva chiede apertamente di cambiare schieramento.
“Lanciamo un appello a tutti i centristi, il mio grande appello va ai riformisti, in particolare di Forza Italia: lasciate il partito e venite con noi, non potete stare con chi nega l’Europa. Le porte sono aperte e sono certo che qualche segnala arriverà a breve”.
Dal palco di Firenze Renzi collega questa apertura alla necessità di tenere insieme il centrosinistra. Il leader di Iv sostiene che l’obiettivo debba essere la sconfitta politica di Giorgia Meloni, senza trasformare adesso la scelta del candidato premier in una condizione preliminare: “Io lavoro perché la Meloni vada a casa, non mi interessa chi guiderà la coalizione. Per me è come quando dovevo fermare Salvini che voleva i pieni poteri. Dobbiamo capire che o ci diamo una smossa o lei vince. Se siamo uniti la partita si vince. Il rigore non ce l’ha lei, ce l’ha il centrosinistra”. Renzi aggiunge: “Se vincerà la Meloni si andrà a un presidenzialismo de facto”.
Lo stesso concetto viene sviluppato nel passaggio dedicato al futuro della coalizione e al Quirinale. “Meloni è a un bivio: o lei va al quirinale o lei va a casa. Lo dico a chi pensa che il dibattito italiano sia legato agli ego del centrosinistra, la partita non riguarda noi, è secca. Io lavoro perché al bivio Meloni prenda la direzione per andare a casa. Non me ne fraga chi fa il presidente del Consiglio, il ministro. In questo momento non me ne frega nulla. Se il centrosinistra sta unito, la partita è chiusa. Vinciamo noi. Il calcio di rigore ce lo abbiamo noi. Invece da giorni stiamo discutendo del niente mentre c’è il rischio che si cambi la Costituzione de facto perchè se vince la Meloni sarà un presidenzialismo de facto”.
Vannacci, Renzi attacca sulle classi differenziali e sulle dichiarazioni riguardanti i gay
Una parte dell’intervento è dedicata a Roberto Vannacci e alle conseguenze che, secondo Renzi, la sua crescita politica può avere sul centrodestra.
“Meloni sta perdendo consenso, il centrosinistra ha capito che non può fare a meno dei riformisti e c’è una divisione a destra, io vedo nell’avanzare di Vannacci un fatto esiziale per la Meloni ma dico parole chiare: il generale Vannacci delle persone con disabilità non sa una mazza, senti gli esperti prima di parlare delle classi differenziali”. Renzi prosegue: “Il mondo – ha aggiunto – è fatto di persone non normali, io sono una persona non normale, Vannacci lo è, sostenere che i gay non lo sono significa riporta l’Italia al 1400 quasi 1500”. E conclude il passaggio rivolgendosi direttamente al generale: “Se la Meloni ti inseguirà generale Vannacci perderà la faccia e anche le elezioni”.
Ucraina, Renzi difende l’invio delle armi e chiede più investimenti europei nell’innovazione
Sulla guerra in Ucraina la posizione espressa alla Leopolda è favorevole alla prosecuzione del sostegno militare a Kiev. “L’Ucraina non si svende, l’Ucraina si difende, è evidente che occorre superare l’atteggiamento di chi dice no alle armi”.
“Le armi servono, finchè lo Stato ha il monopolio della forza, il punto è come servono e per cosa servono”, afferma Renzi, aggiungendo che “l’Europa dovrebbe investire di più nell’innovazione per fare si che la spesa militare produca effetti civili”.
Il leader di Italia Viva rivendica quindi le precedenti decisioni sull’invio di armamenti a Kiev. “E’ evidente che la Russia è l’aggressore, noi che siamo dalla parte degli aggrediti, abbiamo firmato l’invio delle armi, noi rivendichiamo lo sforzo diplomatico ma se non mandiamo le armi non ci sarà più l’Ucriania”.
Il richiamo a Napolitano e il no a un’alleanza con Antonio Ingroia
Renzi delimita infine l’area politica nella quale immagina la costruzione del centro riformista. Il riferimento è ad Antonio Ingroia e alle polemiche che coinvolsero l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante gli anni dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.
“Napolitano si è dimesso in anticipo a gennaio 2015 perchè fu oggetto di una campagna vergognosa denigratoria, sulla trattativa Stato Mafia, di un pezzo della magistratura e della stampa che aveva il suo fulcro nel giudice Antonio Ingroia, se io voglio fare il centro dei riformisti non starò mai con gente come Ingroia”.
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