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Ricavi in crescita del 7,3% nel primo trimestre 2026, mentre i volumi calano: pesano mix, partner, elettrificazione e il nodo Dacia.

Renault Group apre il 2026 con un equilibrio che dice molto dello stato attuale dell’auto europea: i ricavi crescono, ma i volumi arretrano. Nel primo trimestre il gruppo francese ha registrato un fatturato di 12,53 miliardi di euro, in aumento del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le vendite globali si sono fermate a 546.183 veicoli, in calo del 3,3%. È una forbice che fotografa bene la fase: meno immatricolazioni complessive, ma un mix prodotto più ricco, più vendite ai partner, una maggiore incidenza dei modelli elettrificati e una gestione commerciale che punta a proteggere margini e valori residui.

La linea del management va esattamente in questa direzione. «Nel primo trimestre 2026, nonostante un inizio anno difficile in termini di immatricolazioni, a causa di fattori non ricorrenti riferiti a Dacia, possiamo contare su una forte dinamica di prodotto che investe tutte le nostre Marche, sia a livello di autovetture che di veicoli commerciali. Stiamo sfruttando appieno la nostra offerta di motorizzazioni, con veicoli elettrici da un lato ed ibridi dall’altro, entrambi in grado di garantire prestazioni elevate. Questa dinamica positiva è sostenuta dalla crescita a due cifre degli ordini da inizio anno. Confermiamo le prospettive finanziarie del 2026 con un margine operativo del secondo semestre superiore a quello del primo semestre, in linea con la stagionalità solitamente rilevata», ha dichiarato Duncan Minto, Direttore Finanziario di Renault Group.

Sul piano industriale il dato più rilevante è quello del Ramo Auto, che sale a 10,807 miliardi di euro, in crescita del 6,5% sul primo trimestre 2025 e dell’8% a cambi costanti. Il contributo dei volumi, però, è negativo per 2,1 punti, effetto di immatricolazioni inferiori del 3,3%. A compensare intervengono soprattutto le vendite ai partner, che valgono un impatto positivo di 5,9 punti, trainate dai programmi comuni – in particolare Nissan Micra – e dalle variazioni di perimetro. L’integrazione di RNAIPL vale circa 200 milioni di euro, mentre in Brasile avanza il rafforzamento della distribuzione dei veicoli Geely, con la produzione locale della joint venture Renault do Brasil attesa nei prossimi mesi.

A sostenere i conti c’è poi il mix prodotto, positivo per 2,6 punti, grazie al buon andamento delle elettriche, alla transizione da Clio V a Clio VI, alla crescita di Bigster e, in parte, di Master. L’effetto prezzo contribuisce per un ulteriore +1 punto, anche se Renault ammette che in Europa la pressione commerciale resterà elevata per tutto il 2026. Il mix geografico è sostanzialmente stabile (-0,1), mentre la voce “altro”, che comprende anche ricambi e accessori, aggiunge 0,7 punti. Sul fronte finanziario, Mobilize Financial Services porta a casa 1,723 miliardi di euro di ricavi, in aumento del 13%, grazie al rialzo dei tassi negli ultimi anni e alla crescita del 4,8% degli asset produttivi medi, arrivati a 61,9 miliardi.

Per il marchio Renault, il trimestre resta solido. Le vendite mondiali salgono a 397.602 veicoli, con un incremento del 2,2%, mentre in Europa raggiungono 255.200 unità, pari a un +3,8%, sostanzialmente in linea con il mercato. La spinta arriva soprattutto dall’elettrificazione: oltre il 65% delle autovetture Renault vendute in Europa è oggi elettrificato. Le elettriche pure crescono di oltre il 40%, sostenute dal successo di Renault 5 E-Tech Electric, leader del segmento B EV in molti mercati europei, dalla progressione di Renault 4 E-Tech Electric e dalla tenuta di Scenic E-Tech Electric. Parallelamente, le versioni full hybrid E-Tech superano il 40% delle vendite passenger car, confermando il loro ruolo di cerniera in una strategia che deve tenere insieme transizione tecnologica e sostenibilità commerciale.

Renault insiste anche sulla qualità delle vendite. Il gruppo ha ridotto l’esposizione al noleggio a breve termine e aumentato dell’8,5% il canale privati, scelta che serve a difendere i valori residui e a contenere la pressione promozionale. Nei segmenti C e D, quelli a maggior valore, la marca arriva al 36,5% delle vendite, sostenuta da una gamma rinnovata che comprende Symbioz, Austral, Rafale, Espace, Mégane e Scenic. Anche i veicoli commerciali leggeri mostrano una ripresa: +6,6% nel mondo e +15,1% in Europa, segnale che il 2025, definito anno di transizione, è alle spalle. Fuori dall’Europa, Renault cresce in India (+47,6%), Marocco (+20,2%) e Colombia (+10,1%), mentre in Turchia mantiene la leadership con 34.244 unità, in aumento del 12,9% su un mercato in calo del 3,9%.

Il capitolo più delicato è quello di Dacia, che nel trimestre si ferma a 145.335 veicoli, in calo del 16,3%. Il gruppo attribuisce il rallentamento a fattori non ricorrenti: le difficoltà logistiche tra gennaio e febbraio, legate al maltempo nello stretto di Gibilterra, hanno rallentato traffico marittimo, approvvigionamenti e consegne, provocando anche perdite di produzione. A questo si è aggiunta una fase di transizione di gamma, con l’introduzione di nuove motorizzazioni. Il segnale di inversione, però, è arrivato a marzo, quando Dacia è tornata a crescere in Europa del 1,9% rispetto allo stesso mese del 2025. Il marchio resta sul podio europeo delle vendite a privati e mantiene un mix molto alto su questo canale, pari al 77% delle immatricolazioni di autovetture. Anche il portafoglio ordini è indicato in aumento a due cifre, sostenuto dal buon riscontro delle motorizzazioni ibride e GPL, dal lancio delle versioni Hybrid-G 150 4×4 di Duster e Bigster e dall’arrivo di Sandero GPL con trasmissione automatica. Per Renault Group è un punto cruciale, perché l’evoluzione di Dacia influenzerà direttamente il recupero dei volumi nel secondo trimestre.

Continua invece la crescita di Alpine, che dopo il boom del 2025 mette a segno un ulteriore +54,7%, con 3.246 vetturevendute nel mondo. In Europa le consegne salgono a 3.087 unità (+53,7%), con accelerazioni molto forti in Regno UnitoGermaniaSpagna e nell’area Belgio-Lussemburgo. Il modello trainante è A290, con 2.452 immatricolazioni e una crescita del 63,9%A390 GT è in fase di espansione nei principali mercati europei, mentre A110, con 545 unità, si avvia alla fine produzione prevista per l’estate, in vista della nuova generazione. Parallelamente prosegue lo sviluppo della rete: 44 nuovi punti vendita portano il totale a 210 Alpine Store e Atelier Alpine in 25 Paesi, con l’obiettivo di superare quota 300 entro fine anno. Nel 2026 sono previste anche le aperture degli Atelier di Milano e Londra.

Guardando al resto dell’anno, Renault Group conferma una guidance che resta prudente ma non difensiva: margine operativo intorno al 5,5% del fatturato e free cash flow del Ramo Auto di circa 1 miliardo di euro, con un secondo semestre atteso migliore del primo. La società conta sulla crescita nei mercati internazionali, sull’aumento delle vendite ai partner, su una quota più alta di elettriche e sul contributo pieno del consolidamento di RNAIPL. Il rovescio della medaglia è che proprio questi fattori possono diluire il margine, in un contesto in cui restano forti le incognite su costi, logistica e materie prime, anche per effetto della crisi in Medio Oriente. A fine marzo gli stock di veicoli nuovi erano pari a 554.000 unità, di cui 335.000 presso i concessionari indipendenti e 219.000 a livello di gruppo: un livello che Renault considera gestibile e coerente con un secondo trimestre tradizionalmente più forte.

In Breve 

Renault Group, primo trimestre 2026
Fatturato: 12,53 miliardi di euro (+7,3%)
Vendite globali: 546.183 veicoli (-3,3%)
Renault: 397.602 veicoli (+2,2%)
Dacia: 145.335 veicoli (-16,3%)
Alpine: 3.246 veicoli (+54,7%)
Quota Renault elettrificata in Europa: oltre 65%
Obiettivo 2026: margine operativo al 5,5%
Free cash flow atteso: circa 1 miliardo di euro

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