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Ranucci, è la settimana decisiva per il conduttore di Report: gelo con la Rai
La settimana che si apre potrebbe essere quella decisiva per Sigfrido Ranucci. La Rai si prepara infatti a prendere una decisione sul futuro del giornalista e sulla sua permanenza alla guida di Report, mentre all’interno della redazione i rapporti con il conduttore, secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime ore, si sarebbero fatti sempre più freddi. Il dossier sul caso Ranucci è sul tavolo dell’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi. Al centro c’è il lavoro del Comitato Etico, focalizzato sull’affaire Lavitola e sui possibili comportamenti del giornalista ritenuti in contrasto con i principi deontologici. La decisione potrebbe arrivare entro pochi giorni e portare alla sostituzione di Ranucci alla guida del programma di punta dell’inchiesta di Rai3.
Non si tratterebbe, però, di una sospensione. Secondo quanto riferito dall’ANSA, l’orientamento dell’azienda sarebbe quello di procedere eventualmente con una sostituzione alla guida di Report, offrendo contestualmente a Ranucci tre ipotesi di ricollocazione. Il giornalista, che è vicedirettore ad personam degli Approfondimenti, potrebbe essere destinato a un nuovo incarico, presumibilmente in una delle testate con cui ha già lavorato nel corso della sua lunga carriera in Rai, tra Rai3 e Rainews. Una soluzione che consentirebbe all’azienda di evitare una sospensione e, soprattutto, il rischio di una controversia per demansionamento. La Rai, infatti, avrebbe interesse a tutelare anche il marchio Report, il cui nuovo ciclo è atteso in onda dall’8 novembre. Resta invece ancora senza nome il possibile successore di Ranucci. L’ipotesi che starebbe prendendo corpo in queste ore è quella di una soluzione interna, individuata all’interno del programma o comunque dell’azienda.
Il gelo nella redazione
Intanto, secondo quanto riportato da Repubblica, i rapporti tra il conduttore e una parte della squadra si sarebbero raffreddati fino quasi a interrompersi. In particolare, alcuni degli inviati più importanti non sentirebbero Ranucci da giorni. Un distacco che, se confermato, renderebbe ancora più delicata la gestione della ripartenza di Report. Non è dunque soltanto una questione di poltrona. In discussione c’è anche il rapporto tra il conduttore e la squadra con cui da anni costruisce le inchieste del programma.
Ranucci, dal canto suo, non sembra intenzionato a fare un passo indietro. Durante la presentazione ad Asiago del suo libro Il ritorno della casta, il giornalista ha ricordato di essere già finito in passato al centro di polemiche e richieste di licenziamento. “Dal 2000 faccio i conti con queste cose“, ha detto, ricordando la vicenda della cassetta di Borsellino e il sostegno ricevuto all’epoca dall’allora direttore generale della Rai Roberto Zaccaria. Ranucci ha difeso con forza anche Report, definendolo «una delle trasmissioni più virtuose» della Rai, capace di ottenere grandi ascolti con costi contenuti. E ha respinto le ricostruzioni che, a suo dire, non corrisponderebbero alla realtà.
Il giornalista ha poi allargato il discorso alla libertà di informazione, sostenendo di non aver ancora visto “un politico che abbia in agenda come primo punto la libertà di informazione” e denunciando il rischio di leggi che considera sempre più restrittive.
L’affondo di Fratelli d’Italia
Sul caso è intervenuto oggi anche il fronte politico europeo. Gli eurodeputati di Fratelli d’Italia-Ecr hanno scritto al vicepresidente esecutivo della Commissione europea Henna Virkkunen per respingere quella che definiscono la “narrazione della sinistra” secondo cui sarebbe in corso un “attacco politico” contro Report, tale da mettere a rischio le garanzie previste dall’European Media Freedom Act. La lettera, firmata per prima dall’eurodeputato Stefano Cavedagna, già relatore sul provvedimento europeo, e sottoscritta dall’intera delegazione di FdI, compresi il capodelegazione Carlo Fidanza e il co-presidente Ecr Nicola Procaccini, sostiene invece che il problema sarebbe lo sbilanciamento della trasmissione sotto la conduzione di Sigfrido Ranucci.
Nel documento, gli eurodeputati contestano in particolare le inchieste dedicate a Fratelli d’Italia, definite “teoremi” che, a loro giudizio, non avrebbero dimostrato quanto ipotizzato e sarebbero costruite attraverso allusioni, supposizioni e l’uso ricorrente del condizionale. Nella lettera viene inoltre citata un’analisi secondo cui, su 404 inchieste esaminate dall’insediamento del governo Meloni, il 43,5% della produzione giornalistica di Report sarebbe stato concentrato, in forme diverse, su FdI e sulla sua leader. “Non si contesta il diritto di Report di svolgere inchieste”, ha precisato Cavedagna, ribadendo che “la libertà di informazione è sacrosanta”. La contestazione, secondo FdI, riguarda piuttosto quello che viene definito un utilizzo “sistematico a senso unico” di un programma del servizio pubblico, ritenuto incompatibile con i principi di imparzialità ed equilibrio richiamati dalla normativa europea.
Il tempo, intanto, stringe. A settembre la macchina di Report dovrà rimettersi in moto e dall’8 novembre il programma dovrebbe tornare in onda. Prima di allora, però, la Rai dovrà aver sciolto il nodo più importante: Ranucci sarà ancora il volto di Report oppure per il programma comincerà una nuova era?
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