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Sigfrido Ranucci: “Valter Lavitola è un amico vero. Credo che non avrebbe voluto farmi del male”
“Valter è un amico vero, fra di noi c’è un grande affetto. Da quando ho saputo del suo coinvolgimento presunto nell’attentato nei confronti miei e della mia famiglia sono stati giorni pesantissimi”. Così, il giornalista Sigfrido Ranucci, in un’intervista al Corriere della Sera, commenta la notizia che vedrebbe il giornalista e imprenditore Valter Lavitola indagato per strage.
I fatti, noti, risalgono all’attentato del 16 ottobre scorso. “Sono rimasto molto sorpreso da questo sviluppo delle indagini. Io sono amico di Valter”, ha spiegato il conduttore di Report, “io posso solo pensare che lui non avrebbe mai voluto fare del male a me e alla mia famiglia. Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura e in quello dei nuclei dei carabinieri che stanno indagando su questa storia. Le loro indagini sono state straordinarie sotto ogni profilo, anche quello etico e morale”.
Intanto, per gli inquirenti, l’imprenditore ed ex giornalista Valter Lavitola sarebbe sospettato di essere, insieme ad un’altra persona, il mandante dell’attentato. Le prove a supporto della tesi, però, sono al momento al vaglio. Le accuse sono quelle di concorso in detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. Inoltre, il pm di Roma Edoardo De Santis, che ha ereditato il fascicolo da Carlo Villani, oggi procuratore a Velletri, contesta anche il reato di strage. Già lo scorso 30 giugno erano state eseguite quattro misure cautelari personali (3 in carcere e 1 agli arresti domiciliari), emesse dal gip del tribunale di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 4 indagati, a vario titolo, per detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, reati aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.
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