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Curare eventi legati alla letteratura e alla editoria, come sto facendo da anni, mi porta inevitabilmente ad allargare lo spettro delle mie riflessioni verso lidi più ampi. Ricercare nella nostra Storia, anche quella più lontana da noi, le radici di un percorso che ci ha portato a essere uomini legati al libro inteso anche come strumento di comunicazione diviene quindi un’urgenza inderogabile. L’importanza dell’introduzione della stampa nella storia dell’umanità ha dei risvolti che sono incredibili: non lo sono solamente per cosa tale invenzione ha lasciato di sé nella Storia, quanto piuttosto per come essa stessa ha in qualche modo accelerato il nostro progresso e la nostra esperienza su questo piccolo pianeta dell’Universo. Per gran parte della sua storia appunto, l’Homo Sapiens ha vissuto in un mondo tecnologicamente piatto. Biologicamente eravamo identici a oggi ossia il cervello di un essere umano di quarantamila anni fa aveva lo stesso identico potenziale del nostro. Eppure, per millenni, la vita quotidiana è rimasta immutata, legata ai ritmi della terra, della caccia e della pura forza muscolare. Poi, improvvisamente, negli ultimi cento cinquanta anni la curva del progresso si è impennata in verticale, trasformando radicalmente il pianeta e la nostra civiltà. Questa incredibile accelerazione non è stata un caso, ma il risultato di una reazione a catena innescata da quattro fattori decisivi: la natura esponenziale della tecnologia laddove ogni invenzione diventa il mattone per quella successiva, lo sfruttamento dell’energia dei combustibili fossili, la liberazione della forza lavoro grazie alla meccanizzazione agricola e la nascita del metodo scientifico abbinato a reti di comunicazione globali. Può sembrare che, di fronte a tutto questo, introdurre il ruolo di una piccola città toscana come quella che mi ha dato i natali e che mi è natìa in linea paterna sia cosa ascrivibile a un certo modo di sentimentalizzare la Storia e le analisi che possono derivarne. Ma non è cosi. Il ruolo di Fivizzano in Lunigiana nel 1471 ne è la prova più evidente poiché se oggi questa curva corre verso l’alto a velocità vertiginosa, il punto di innesco fondamentale va ricercato in una rivoluzione comunicativa avvenuta secoli prima. La tecnologia per evolversi ha bisogno che l’informazione sopravviva e si diffonda. Prima della stampa le scoperte erano uniche, scritte a mano su manoscritti fragili che rischiavano di bruciare, marcire o andare perduti, costringendo ogni generazione a ‘reinventare continuamente la ruota’. In questo scenario, l’impresa di Jacopo da Fivizzano nel 1471 rappresenta una pietra miliare della civiltà occidentale. Portando la stampa a caratteri mobili in quell’ angolo della Lunigiana, in anticipo su grandi capitali europee come Londra, Barcellona o Bruxelles, il prototipografo compì un atto di moltiplicazione del codice e della conoscenza. Una singola idea poteva ora essere replicata in centinaia di copie identiche e immortali. Fivizzano divenne così uno dei primissimi incubatori di quello che oggi chiamiamo ‘cervello collettivo’. Stampando i grandi classici della letteratura e della filosofia, la tipografia fivizzanese contribuì a standardizzare la lingua e la logica che avrebbero formato le menti del Rinascimento e dell’Illuminismo. Senza la diffusione capillare dei libri avviata in quegli anni, le università non avrebbero mai avuto i testi necessari per formare la massa critica di scienziati e ingegneri che, nell’Ottocento, avrebbero poi dominato l’elettricità e il vapore. Questo legame tra Fivizzano e la tecnologia della scrittura non si è mai interrotto. Nel 1802, un altro cittadino fivizzanese, Agostino Fantoni, inventò la prima macchina per scrivere della storia per la sorella cieca, creando contestualmente la carta carbone. Si delinea così un filo conduttore perfetto che unisce la meccanizzazione dei libri del 1471 alla meccanizzazione della scrittura individuale del 1802, la cui tastiera è stata poi applicata ai personal computer del Novecento e che oggi usiamo quotidianamente per dialogare con le ‘Intelligenze Artificiali’. Avendo accumulato queste basi storiche e comunicative, la curva esponenziale sta oggi entrando nella sua fase più verticale: nei prossimi 20 o 30 anni assisteremo a cambiamenti superiori a quelli registrati negli ultimi centocinquanta anni messi insieme. Questa nuova rivoluzione trasformerà la nostra realtà attraverso alcuni settori straordinari:⁠ grazie all’evoluzione del taglia e incolla del DNA (CRISPR) e all’IA applicata allo studio delle proteine, la medicina diventerà una scienza esatta. Saremo in grado di correggere i difetti genetici prima della nascita, creare farmaci personalizzati in pochi giorni e riprogrammare le cellule per contrastare e invertire i processi di invecchiamento biologico. ⁠ L’integrazione di sistemi cognitivi pari o superiori a quelli umani all’interno di corpi robotici umanoidi agili permetterà di delegare alle macchine i lavori manuali, pesanti, ripetitivi o pericolosi, ridefinendo il concetto stesso di produttività e di mercato del lavoro. ⁠ Sfruttando le leggi della fisica quantistica, i computer del futuro elaboreranno miliardi di dati contemporaneamente: questo sbloccherà la capacità di simulare la materia a livello atomico, portando all’invenzione di materiali superleggeri, batterie rivoluzionarie e conduttori energetici perfetti. ⁠La tecnologia si muoverà verso la produzione di energia pulita e illimitata tramite la fusione nucleare commerciale e parallelamente impianti industriali di cattura diretta della CO2 permetteranno di filtrare l’atmosfera e invertire attivamente il cambiamento climatico. Se proviamo a guardare la storia umana come una gigantesca miccia, l’Homo Sapiens l’ha tenuta in mano spenta per quasi trecentomila anni: l’introduzione pionieristica della stampa a Fivizzano nel 1471 è stata la scintilla che ha acceso quella miccia. Ci sono voluti secoli perché il fuoco divampasse nella Rivoluzione Industriale, ma una volta partita la reazione a catena dell’energia e dell’alfabetizzazione di massa, sono bastati pochi decenni per portarci nello spazio e farci creare l’era digitale. La transizione verso questo futuro metterà a dura prova la nostra società e ci costringerà a ridefinire il significato stesso della vita in un mondo automatizzato. Siamo la prima generazione nella storia a possedere chiavi tecnologiche di portata divina: Jacopo da Fivizzano, disponendo a mano i suoi caratteri di piombo sul torchio, stava programmando le prime righe del nostro presente e la nostra sfida più grande non sarà più inventare il futuro, ma dimostrarci abbastanza saggi da saperlo governare. Resta quindi un nostro dovere primario valorizzare questo percorso, nell’unicità che la piccola Città lunigianese, a me così cara, ha tracciato.

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