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Olimpiadi Milano-Cortina: marketing, prestigio e visibilità. Ma Torino 2006 insegna: occhio ai costi (dopo che le luci si sono “spente”)
Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina si avvicinano e per l’Italia si tratta di un momento importante visto che gli occhi del mondo saranno rivolti sul nostro Paese e naturalmente ci sarà anche un ritorno economico. Ma c’è un campanello d’allarme da non sottovalutare a meno di cento giorni da quel 6 febbraio 2026, data di inizio dei Giochi.
Il problema riguarda i costi che gli enti coinvolti dovranno pagare anche molti anni dopo l’evento. Torino – riporta l’Huffington Post – ad esempio, continua a sostenere rate di mutui accesi nei primi anni Duemila per opere connesse ai Giochi 2006 e i costi di gestione/riqualificazione degli impianti attraverso la Fondazione 20 Marzo 2006. Nel bilancio 2024-26 pesano ancora “rate pregresse dei mutui” (714 mln entro il 2026) e proseguono spese/finanziamenti pubblici dedicati agli impianti ex legge 65/2012, stanziati anche nel 2025.
Quando si discute dell’eredità lasciata dalle Olimpiadi invernali di Torino 2006, ci si muove sempre fra due estremi. Da una parte l’innegabile successo di immagine e di marketing che ha cambiato la percezione della città. Dall’altra l’impatto a lungo termine di alcune strutture sulle valli alpine, e in particolare dei voluminosi impianti di Cesana e Pragelato, appunto.
Inutilizzati da anni ma difficili e costosi da rimuovere. Il costo contabilizzato per le Olimpiadi invernali organizzate a Torino nel 2006 era stato di 1.229 milioni. Quei Giochi costarono invece più di quattro miliardi. Dati da non sottovalutare quindi per le istituzioni coinvolte nelle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, anche se i numeri al momento sono più che positivi: si calcola un impatto sul Pil notevole: 2,3 miliardi.
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