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Lavoro, quasi uno studente delle superiori su due scarta a prescindere l’idea di svolgere un mestiere tecnico-pratico
L’Osservatorio tematico realizzato dal Centro Nazionale Orientamento di ELIS, insieme al portale specializzato Skuola.net, ha selezionato le 10 figure professionali più difficili da trovare nel 2026. Si parla di operai edili, manutentori industriali, impiantisti elettrici, saldatori, meccanici specializzati, idraulici, tecnici di automazione, programmatori CNC, tecnici di laboratorio controllo qualità e autisti di mezzi pubblici.
Il dato conferma un paradosso già rilevato nelle scorse settimane dallo stesso CNO: quasi uno studente delle scuole superiori su due, il 48,9%, scarta a prescindere l’idea di svolgere un mestiere tecnico-pratico. Una percentuale in aumento di quasi il 20% rispetto allo scorso anno.
Le professioni più richieste dalle aziende
La classifica è stata elaborata in ordine di vacancy, cioè sulla base della quantità di posti mancanti stimati. Al primo posto figurano gli operai edili, inclusi carpentieri ed escavatoristi: figure decisive per la realizzazione di cantieri, infrastrutture e interventi sul territorio. Seguono i manutentori industriali, professionisti chiamati a supervisionare e riparare linee di produzione, evitando fermi macchina nei comparti manifatturieri. Al terzo posto ci sono gli impiantisti elettrici ed elettricisti, necessari per installare, aggiornare e riparare impianti in abitazioni, aziende e siti industriali.
Tra le figure più difficili da reperire rientrano anche i saldatori, richiesti in settori in cui precisione manuale e competenze tecniche restano essenziali, come cantieri marittimi, edilizia e grande industria. Al quinto posto ci sono i meccanici specializzati, sempre più vicini alla meccatronica, perché chiamati a intervenire su veicoli e macchinari complessi che integrano componenti meccaniche, elettriche ed elettroniche.
La lista prosegue con gli impiantisti idraulici, oggi impegnati anche nella gestione di sistemi termoidraulici collegati all’efficientamento energetico degli edifici e delle aziende. Una professione che non riguarda più soltanto la manutenzione domestica, ma anche processi legati alla transizione ecologica. Il settimo posto è invece occupato dai tecnici di automazione, figure ibride tra informatica, elettronica e meccanica, necessarie per governare robot e linee automatizzate nell’Industria 4.0. Seguono i programmatori CNC, che traducono disegni digitali in istruzioni per macchinari di precisione, unendo competenze informatiche e cultura manifatturiera.
Completano la top ten i tecnici di laboratorio controllo qualità, chiamati a verificare standard e processi produttivi, e gli autisti di mezzi pubblici, figure centrali per la mobilità urbana e per il ricambio generazionale nel trasporto pubblico.
Un fabbisogno strutturale del mercato del lavoro
L’analisi del Centro Nazionale Orientamento ELIS e di Skuola.net nasce dall’incrocio tra il fabbisogno espresso dalle 103 imprese del Consorzio ELIS e da altre aziende partner dell’organizzazione, i dati di grandi agenzie per il lavoro aderenti al Consorzio, tra cui Gi Group, Manpower, Orienta, Randstad e Umana, le statistiche della Piattaforma SIISL del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e gli studi periodici di Unioncamere e Confcommercio.
Ne emerge una carenza non legata a mode temporanee o a singoli comparti, ma a bisogni sistemici del mercato del lavoro. Rispetto all’edizione 2025, escono invece dalla top ten figure come camerieri, addetti al retail, tecnici per impianti fotovoltaici e fibra ottica, per le quali la difficoltà di reperimento sembra gradualmente ridursi.
In questo scenario, le professioni tecnico-pratiche mostrano una continuità di domanda che si intreccia con trasformazione industriale, sostenibilità, infrastrutture, manifattura avanzata e servizi urbani. Ma la distanza tra opportunità disponibili e percezione dei giovani resta un nodo da sciogliere: le figure più richieste dalle aziende sono spesso le stesse che molti studenti escludono in partenza, considerandole scelte di ripiego.
Quali mestieri per i giovani?
A questo paradosso si aggiunge un altro elemento: mentre molte professioni teorico-culturali, ancora oggi preferite dai giovani, saranno presumibilmente sempre più toccate dalla diffusione dell’intelligenza artificiale, i mestieri tecnici sembrano destinati a mantenere un ruolo centrale proprio perché legati a competenze operative, interventi sul campo e responsabilità più difficilmente automatizzabili.
“Le proiezioni di Anthropic, tra i big dell’Intelligenza Artificiale, prevedono un impatto estremamente ridotto dell’IA soprattutto sui mestieri tecnici, che sono peraltro estremamente richiesti dal mercato – osserva Pietro Cum, Amministratore Delegato ELIS – Un motivo in più per riscoprire queste professioni, considerate troppo spesso una scelta di ripiego, quando invece sono indispensabili al Paese e di grande soddisfazione, anche economica, per chi le svolge”.
La questione, quindi, non riguarda soltanto la difficoltà delle imprese nel trovare personale qualificato. Riguarda anche il modo in cui scuola, famiglie e mondo produttivo raccontano il lavoro alle nuove generazioni. Perché orientare non significa indicare una strada unica, ma rendere visibili opportunità che il mercato già esprime e che, troppo spesso, restano fuori dall’immaginario degli studenti.
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