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Il presidente del Senato incorona in anticipo la premier, rimandando però l’ascesa al mandato successivo. Per sé esclude la candidatura: il cerimoniale del Quirinale, evidentemente, richiede una certa resistenza.

Trasloco immaginario da Palazzo Chigi al Colle

Giorgia Meloni presidente della Repubblica, ma senza fretta. Ignazio La Russa guarda già oltre l’orizzonte della legislatura e immagina per la leader di Fratelli d’Italia un futuro al Quirinale. Non alla prossima elezione, ha precisato, bensì a quella successiva: una previsione sufficientemente lontana da non disturbare Sergio Mattarella e abbastanza vicina da avviare la campagna promozionale.

Intervistato da Augusto Minzolini alla rassegna “L’Estate del Principe” di Viareggio, il presidente del Senato ha definito l’eventuale elezione di Meloni una «grande fortuna per l’Italia». Donna, capace e ormai autorevole sul piano internazionale: questo il ritratto tracciato da La Russa, secondo il quale l’ipotesi non dovrebbe allarmare né la destra né la sinistra. Del resto, quando un presidente del Senato assicura che non c’è motivo di preoccuparsi, la politica italiana comincia tradizionalmente a preoccuparsi con maggiore metodo.

Complimento… ma non troppo

Della Premier e sua storica compagna di militanza La Russa in passato aveva precedenza detto che “non è la classica donna che ha avuto bisogno di un uomo per emergere“, durante un’intervista alla trasmissione Avanti popolo, condotta da Nunzia De Girolamo su Rai 3. Un complimento a metà, perchè La Russa – con “la classica donna” costruisce implicitamente una categoria generale: quella delle donne che, per affermarsi, avrebbero normalmente bisogno dell’appoggio, della protezione o della legittimazione di un uomo. Meloni diventerebbe dunque eccezionale non soltanto perché capace, ma perché diversa dalle altre donne. È il vecchio meccanismo del complimento sessista: si loda una persona salvando contemporaneamente il pregiudizio sul gruppo al quale appartiene.

Anche il riferimento ad un “pigmalione” è rivelatore. Le carriere politiche, maschili e femminili, nascono quasi sempre dentro reti di partito, alleanze, rapporti di forza e riconoscimenti reciproci. Presentare come tipicamente femminile il bisogno di un mentore significa cancellare il fatto che anche moltissimi uomini sono cresciuti grazie a padrini politici, correnti e protezioni. Solo che, nel loro caso, tutto questo viene chiamato militanza, scuola politica o successione; per una donna rischia di diventare dipendenza personale.

L’autocandidatura che non c’è

La Russa ha invece escluso per sé qualunque ambizione quirinalizia. Non si sentirebbe in grado di reggere l’incarico, ha spiegato con una modestia che, nei palazzi romani, rappresenta sempre un evento meritevole di approfondimento. Meglio dunque restare sullo scranno più alto di Palazzo Madama e occuparsi delle grane immediate.

Tra queste c’è la legge elettorale, con la maggioranza inciampata alla Camera sull’emendamento relativo alle preferenze. La Russa ha invitato il centrodestra a riflettere sulla costituzionalità di un sistema che lascia agli elettori soltanto il simbolo, mentre i nomi continuano a essere decisi dai partiti. Ha inoltre ridimensionato la bocciatura parlamentare: perdere una votazione non equivale automaticamente a sfiduciare il governo.

Quanto a Roberto Vannacci, nessuna apertura: per La Russa un’alleanza resta improbabile, soprattutto dopo i ripetuti voti contrari all’esecutivo.

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