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Due date ravvicinate e una tensione che sale. Il percorso lombardo verso l’autonomia differenziata entra nella fase decisiva con il passaggio in commissione fissato per il 26 agosto e il voto dell’aula in programma il 10 settembre. Un calendario che la Giunta rivendica come prova di efficienza e che l’opposizione considera invece il sintomo di un’accelerazione decisa altrove, per ragioni che con la Lombardia hanno poco a che vedere.
Quattro materie sul tavolo del negoziato
Il perimetro delle pre-intese riguarda quattro competenze specifiche: protezione civile, professioni, previdenza integrativa e finanza della sanità. Sono le materie sulle quali la Regione punta a ottenere il trasferimento di funzioni dallo Stato, nell’ambito del meccanismo dell’autonomia differenziata. Il 26 agosto la questione sarà affrontata su due tavoli distinti nella stessa giornata: la riunione del Consiglio delle Autonomie Locali e la seduta di commissione, entrambe con la presenza di rappresentanti dell’esecutivo regionale.
Piazza: “Una risposta concreta alle cassandre”
Il sottosegretario alla Presidenza con delega all’Autonomia e ai Rapporti con il Consiglio regionale, Mauro Piazza, legge il calendario come un atto politico prima ancora che procedurale. Le due date, afferma, “sono la risposta concreta alle cassandre che ancora oggi remano contro l’approvazione di questa riforma“. In commissione, aggiunge, la Giunta “farà il punto sul percorso” e illustrerà nel dettaglio i contenuti delle pre-intese, un passaggio che secondo il rappresentante dell’esecutivo arriva “a valle di un lungo percorso” costruito con il coinvolgimento continuo degli stakeholder attraverso le sedute del Patto per lo sviluppo.
Il fronte delle quattro regioni e l’ambizione di fare da apripista
Nella lettura della maggioranza la Lombardia non procede isolata. Piazza colloca l’iniziativa dentro un blocco territoriale che comprende anche Veneto, Piemonte e Liguria, sostenendo che insieme si stia tracciando “una strada irreversibile” fatta di “più competenze e più efficienza per i nostri cittadini, superando ogni sterile freno centralista“. Un’impostazione che assegna al Pirellone il ruolo di battistrada per l’intero Paese sulle materie oggetto della trattativa con Roma.
Il Pd contesta il metodo: “Accelerazione per le loro esigenze politiche”
Sul fronte opposto la contestazione non riguarda il principio ma il modo in cui si è arrivati alle due date. Gian Mario Fragomeli, consigliere regionale dem e componente della commissione speciale Autonomia, colloca la svolta a metà agosto: “C’è stata una accelerazione due settimane fa per loro esigenze politiche, nessuno aveva detto prima che serviva chiudere la discussione entro settembre“. Il risultato, sostiene, è un confronto compresso tra la fine di agosto e i primi di settembre, “senza un approfondimento sensato”. Il Pd lombardo, precisa, non respinge in blocco il trasferimento di poteri: “Non è che siamo completamente contrari a dare maggiori poteri alle città capoluogo o alle province“. Il problema è che così, a suo giudizio, la riforma “è diventata un passaggio burocratico per Roma“.
Il nodo del federalismo fiscale
C’è poi il capitolo delle risorse, che secondo l’opposizione resta fuori dalla discussione. “Si continua a parlare di autonomia ma senza risorse, con un silenzio assoluto sul federalismo fiscale e questo ci preoccupa molto”, osserva Fragomeli. È l’obiezione tecnicamente più insidiosa, perché il trasferimento di competenze senza una contestuale definizione dei meccanismi di finanziamento lascia irrisolta la questione decisiva. La velocità impressa al percorso, sostiene il consigliere, “impedisce di coniugare questi due temi”.
Pontida e legge elettorale: le ragioni dietro la corsa
Sulle ragioni della corsa Fragomeli avanza una spiegazione tutta interna agli equilibri del centrodestra: dietro l’accelerazione ci sarebbe “un mix tra l’imminente Pontida e la legge elettorale, con la Lega che non la condivide e quindi, per mandar giù questo rospo, prima del passaggio in Senato pretende l’autonomia”. Un risultato da esibire al raduno del Carroccio, insomma, e una contropartita da incassare prima di accettare una riforma elettorale sgradita. “Stiamo facendo come il gambero, un passo avanti e due indietro. E questo non va bene per la Lombardia”, conclude il dem.
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