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“Nei giorni scorsi a Portoferraio si è svolta l’interessante iniziativa “Il Corridoio Blu. I traghetti full-electric per un clima e un turismo più sostenibili” avente a tema l’inquinamento prodotto dalle navi. Al centro della discussione la possibilità di applicare la nuova tecnologia e andare verso l’utilizzo di navi full-electric. Relatori esperti del tema hanno evidenziato molti aspetti: dall’anzianità delle attuali navi al fatto che per costruire una nave full-electric, oltre al tempo, serve una spesa notevole che poi viene ammortizzata negli anni. Ovviamente lasciando da parte tutto quello che riguarda la produzione di batterie con metalli pregiati, il loro smaltimento, i tempi, i costi di ricarica, eventuali percentuali di rischio”: così Mirko Lami (Cgil Toscana aspetti insulari) e Manuel Anselmi (coordinatore Cgil arcipelago livornese)
“Vi è inoltre da considerare che le attuali navi non vengono più accettate da paesi vicini come la Francia e la Spagna perché inquinano: a parte la più giovane che è del 2004, tutte le altre risalgono infatti agli anni ‘80/’90. Che fare allora? Innanzitutto dobbiamo fare squadra. Ci siamo meravigliati che a una iniziativa così di rilievo non vi sia stato un sindaco presente ma solo il vicesindaco di Portoferraio. Dobbiamo cercare di far quadrare delle proposte che diano risposte non solo al territorio e al servizio, ma soprattutto alla popolazione che subisce forti tassi di inquinamento e ai lavoratori e alle lavoratrici che operano sia a bordo delle navi che a terra – aggiungono – La soluzione delle navi full-electric può rappresentare un progetto nobile, ma per essere realizzato serve tempo. Nel breve-medio periodo servono risposte che possono arrivare dai fondi stanziati nel Pnrr (800 milioni di euro) che però nessuno sa dirci dove sono andati a finire: con queste risorse si potrebbe pensare di sostituire i sistemi di alimentazione attuali con sistemi ibridi”.
“I dati che sono stati proiettati fanno notare che l’Italia, anche su questo tema, è l’ultimo tra i Paesi europei: basti sapere che vi sono Paesi dove già utilizzano traghetti full-elettric o traghetti ibridi. Se in Italia si fosse lungimiranti, ci sarebbe la prospettiva per dare una spinta a un settore che potrebbe dare lavoro. Purtroppo questo non avviene da anni: manca una politica industriale che ci fa rimanere indietro rispetto agli altri Paesi. Non è però possibile continuare così perché l’Europa ci chiede di mettersi in regola (come da anni avviene nel comparto automobili con l’euro 0 a salire fino a euro 6) – proseguono – È urgente dotare tutte le banchine dei nostri porti di quella rete elettrica che serve ad alimentare le navi quando esse sono ferme in porto per consentir loro di spengere tutti i motori alimentati a gasolio. E’ ovvio che ci troviamo di fronte ad un quesito che la politica, a tutti i livelli, deve sciogliere”.
“Di fronte ad un parco traghetti che è obsoleto e che spesso non rende il servizio per come dovrebbe essere a causa di guasti continui, la politica deve rimettere al centro della discussione se tornare ad avere una flotta pubblica che riesca a garantire una continuità territoriale certa oppure se fare accordi con i privati che rispondano alle necessità del pubblico. Come Cgil ci prendiamo l’impegno di dare continuità a quella iniziativa, perché vogliamo approfondire con l’Asl e con il servizio epidemiologia su come intervenire velocemente per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori ma vogliamo anche discuterne con la Regione Toscana e l’Autorità di regolazione dei trasporti per capire dove bisogna intervenire”, concludono.
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