Rinnovo Patente all'Isola d'Elba? Facile ed Economico

<em>Da Andrea Solforetti</em>
Anche quest’anno ci siamo ritrovati, con le amiche e gli amici del 25 Aprile, nell’atrio comunale di Porto Azzurro per celebrare insieme l’81esimo anniversario della Liberazione. Come sempre non è stata una cerimonia ufficiale nel senso istituzionale più pieno, ma è diventata, soprattutto nel tempo, qualcosa di forse ancora più prezioso: un appuntamento condiviso, costruito dal basso, tra persone che hanno scelto di non dimenticare, ed è ciò che dà a questo momento un valore particolare. Perché il 25 aprile non appartiene a qualcuno in esclusiva: appartiene a chi lo riconosce, a chi lo difende, a chi lo vive. La Festa della Liberazione ci ricorda che la libertà non è mai scontata perché è stata conquistata da donne e uomini che hanno avuto il coraggio di opporsi all’oppressione, al fascismo e alla violenza dello Stato contro i propri cittadini. Ma se ci limitassimo al ricordo, rischieremmo di trasformare questa giornata in un rito vuoto. Il 25 aprile invece ci chiede qualcosa di più: ci chiede di guardare il presente con gli stessi occhi di chi allora scelse da che parte stare. E il presente, oggi, è complesso e inquieto. Vediamo nel mondo il riemergere di linguaggi aggressivi, di logiche di forza, di leader che mettono in discussione principi che credevamo consolidati. Pensiamo a figure come Donald Trump, che hanno riportato al centro un’idea di politica fatta di contrapposizione e semplificazione estrema. Pensiamo a ciò che accade in Medio Oriente, alle responsabilità e alle scelte di Netanyahu, dentro un conflitto che continua a produrre sofferenza, vittime civili e una spirale difficile da interrompere. Non sono realtà lontane da noi. Sono segnali di un clima globale in cui i diritti, il rispetto delle persone, il valore della democrazia possono tornare a essere messi in discussione. E allora il senso della Liberazione torna ad essere attuale. Non perché la storia si ripeta nello stesso modo, ma perché sono le domande ad essere le stesse. Da che parte stiamo quando vengono messi in discussione i diritti? Da che parte stiamo quando cresce l’indifferenza? Da che parte stiamo quando la forza pretende di sostituire il diritto?
Il 25 aprile non ci chiede di essere perfetti. Ci chiede di essere consapevoli. Di riconoscere che la libertà, la democrazia, la pace non sono garantite per sempre. Che hanno bisogno di cittadini attenti, partecipi, capaci di prendere posizione. Per questo il fatto che, anno dopo anno, sempre più persone si ritrovino, non per obbligo ma per scelta, è un segno importante. Significa che questa memoria è viva e che esiste una comunità che si riconosce nei valori della Costituzione italiana: libertà, uguaglianza, dignità. Deporre quella corona oggi non è stato solo un gesto simbolico. È il nostro impegno a non dimenticare, a non essere indifferenti, a continuare, nel nostro piccolo, a stare dalla parte della democrazia.
Viva il 25 aprile.
Viva la Liberazione.
Rinnovo Patente all'Isola d'Elba? Facile ed Economico
Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet