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Pace Usa-Iran, Bollino: “I mercati reagiranno subito, ma per tornare alla normalità serviranno settimane”
Mentre l’annuncio di Donald Trump sulla riapertura dello Stretto di Hormuz riaccende le speranze dei mercati globali, l’economia energetica internazionale entra in una fase cruciale, sospesa tra l’immediato ottimismo finanziario e i tempi tecnici della normalizzazione fisica. Sullo sfondo, il controllo di una rotta strategica da cui transita il 20% del petrolio e del GNL mondiali resta l’ago della bilancia di uno scontro che influenza direttamente le bollette e le raffinerie europee.
Le parole del presidente americano – che preannunciano lo sblocco dei flussi marittimi dopo una crisi che aveva fatto crollare il transito a un decimo dei livelli normali – sollevano interrogativi cruciali: quanto tempo servirà davvero per ripristinare la sicurezza logistica e vedere un calo strutturale dei prezzi? E come si sta posizionando l’Italia di fronte a questo nuovo scenario di rischio gestibile?
A fare chiarezza è Carlo Andrea Bollino, Professore Ordinario di Economia Politica presso l’Università degli Studi di Perugia, Presidente dell’Associazione Italiana Economisti dell’Energia e già Presidente del GSE, che ad Affaritaliani analizza l’impatto della riapertura dello stretto, le tempistiche di consegna del gas e del greggio in Europa e le prospettive sui prezzi del Brent e del TTF: “Se l’accordo annunciato da Trump verrà formalizzato nei prossimi giorni, la normalizzazione finanziaria sarà quasi immediata, ma quella fisica richiederà più tempo. La mia stima è 2-4 settimane per riportare i flussi al 70-80% dei livelli normali e 6-12 settimane per una piena normalizzazione operativa”.
Trump ha annunciato la riapertura di Hormuz: quanto tempo servirà prima che il traffico marittimo torni davvero alla normalità?
“Lo Stretto di Hormuz movimenta circa 20 milioni di barili al giorno, pari a circa il 20% del petrolio mondiale consumato e a oltre un quarto del commercio marittimo globale di greggio. Inoltre vi transita circa il 20% del commercio mondiale di LNG.
Se l’accordo annunciato da Trump verrà formalizzato nei prossimi giorni, la normalizzazione finanziaria sarà quasi immediata, ma quella fisica richiederà più tempo. La mia stima (confortata dalle fonti degli esperti internazionali, ovviamente) è 2-4 settimane per riportare i flussi al 70-80% dei livelli normali e 6-12 settimane per una piena normalizzazione operativa. Questo perché non basta riaprire il passaggio: devono ridursi i premi assicurativi, rientrare le petroliere deviate e ricostruirsi la fiducia degli operatori.
Un indicatore importante è che, durante la crisi, i flussi erano crollati drasticamente: secondo diverse stime transitavano appena 2 milioni di barili al giorno, contro i circa 20 milioni normali. Ma da pochissimi giorni sembra che il flusso fosse già aumentato a 7 milioni. In assenza di nuovi incidenti militari, il mercato potrebbe assorbire gran parte dell’arretrato entro la fine dell’estate”.
Quando vedremo effetti concreti sulle forniture energetiche europee?
“I mercati finanziari reagiscono in ore, il mercato fisico in settimane.Per il petrolio, una petroliera che lascia il Golfo impiega normalmente 15-25 giorni per raggiungere il Mediterraneo. Questo significa che gli effetti tangibili sulle raffinerie europee potrebbero emergere già tra fine giugno e metà luglio.
Per il gas la questione è ancora più rilevante. Circa il 93% dell’LNG del Qatar passa attraverso Hormuz e Qatar ed Emirati rappresentano quasi il 20% del commercio mondiale di LNG. L’Europa oggi importa una quota significativa del proprio gas via LNG e la ripresa dei flussi qatarioti dovrebbe facilitare il riempimento degli stoccaggi estivi. Per questo motivo gli effetti più visibili potrebbero manifestarsi tra luglio e agosto, quando gli operatori inizieranno a ricevere regolarmente i carichi rinviati durante la crisi.
Non mi aspetto problemi di approvvigionamento per l’Europa, ma piuttosto un graduale miglioramento delle condizioni di mercato e una riduzione dei costi logistici”.
Il peggio è alle spalle?
“Sul piano energetico direi di sì, ma non sul piano geopolitico. Il segnale più evidente arriva dai prezzi. A marzo il Brent aveva superato 110 dollari al barile durante la fase più critica della crisi. Negli ultimi giorni è sceso rapidamente fino a circa 83-85 dollari, con una correzione superiore al 25% dai massimi. Anche il gas europeo ha reagito positivamente, con ribassi intorno al 6% in una sola seduta dopo l’annuncio dell’accordo.
Questo indica che il mercato sta eliminando gran parte del “premio di rischio Hormuz”. Tuttavia una quota di rischio resterà incorporata nei prezzi finché non sarà chiaro che il cessate il fuoco regge e che il traffico marittimo è tornato regolare.
In altre parole, lo scenario catastrofico di una chiusura prolungata dello stretto sembra scongiurato, ma la volatilità potrebbe restare elevata per tutta l’estate”.
Dobbiamo aspettarci un calo dei prezzi dell’energia?
“Lo scenario più probabile è sì. Oggi il Brent quota circa 83-85 dollari al barile, contro oltre 110 dollari registrati nei momenti più tesi della crisi.
Se Hormuz rimane aperto e le esportazioni del Golfo tornano gradualmente verso i 20 milioni di barili al giorno storicamente transitati nello stretto, potremmo vedere il Brent stabilizzarsi nell’intervallo 75-85 dollari entro l’autunno. Alcune banche d’investimento indicano addirittura valori vicini a 80 dollari entro fine anno.
Per il gas europeo il beneficio potrebbe essere ancora più evidente, perché il ritorno dei carichi LNG dal Qatar arriva in una fase cruciale per il riempimento degli stoccaggi. Oggi il gas quota 44 €/MWh,sul ttf e quotazioni forward del TTF indicano che il mercato considera la crisi di Hormuz in fase di rientro. Oggi i contratti per l’inverno 2026-27 scambiano intorno a 42-43 €/MWh, ben lontani dagli scenari di emergenza temuti nei mesi scorsi.
Detto questo, il mercato continuerà a incorporare un premio geopolitico. Non siamo tornati al contesto pre-crisi: siamo passati da uno scenario di emergenza a uno scenario di rischio gestibile. Per questo mi aspetto prezzi mediamente più bassi nelle prossime settimane, ma con possibili rimbalzi improvvisi a ogni segnale di tensione nel Golfo Persico. Per l’Italia la buona notizia è che il Ministro dell’energia Pichetto Fratin ha portato avanti una politica lungimirante di riempimento degli stoccaggi superiore alla media europea anche durante il periodo di crisi e quindi noi abbiamo un cuscino di salvataggio in più”.
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