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Gucci in crisi, Vuitton rallenta: il trono della moda ora guarda al fast fashion
I brand del lusso sono in crisi. Nel primo trimestre del 2026, giganti come Lvmh (Vuitton) e Kering (Gucci) hanno visto un calo del fatturato e del valore delle azioni in Borsa. Per Gucci si tratta di una crisi strutturale a cui il nuovo ad Luca De Meo sta cercando di porre rimedio avendo registrato oltre 10 trimestri negativi, mentre Lvmh sta soffrendo per il calo della domanda, specialmente in Cina e Giappone tanto che il suo valore azionario è sceso del 40% rispetto ai massimi del 2021.
Ma anche Chanel e Hermes stanno affrontando una fase di rallentamento, anche a causa della guerra in Iran che ha allontanato compratori e turisti dalle boutique del golfo. Chanel, tra l’altro, nel 2024, aveva affrontato una diminuzione dei ricavi del 4,3% a 16 miliardi di euro e dell’utile operativo del 30% che ha affrontato alzando i prezzi dei prodotti e contenendo i costi.
Certo per vendere una borsa che costa 10mila euro ci vuole un marchio di prestigio e mantenere il valore del brand è un’operazione dispendiosa. Per questo i marchi del lusso stanno adottando una politica di contenimento dei costi con la chiusura dei punti vendita meno remunerativi.
Per contro le aziende che si occupano del cosiddetto Fast Fashion hanno piani di espansione. Tra di loro ci sono giganti come gi spagnoli di Zara che fattura circa 40 miliardi di euro e che ha visto, nel 2025, salire l’utile netto del 6%. L’irlandese Primark può contare su ricavi per 11 miliardi di euro e 480 negozi. Ma in Italia dove fattura 729 milioni, con un utile di 12,7 milioni ha deciso di investire altri 22 milioni di euro con l’apertura di tre nuovi negozi e di un polo logistico che sarà operativo nel 2027. Un investimento che produrrà anche 300 nuovi posti di lavoro.
Primark sta anche consolidando la crescita in Spagna con un piano di espansione da oltre 85 milioni di euro nel 2026 con la creazione di oltre mille nuovi posti di lavoro, portando il numero di dipendenti a circa 10mila. Anche Uniqlo, catena nipponica sta crescendo in Europa dove ha messo a segno nel 2025 un più 34% con un fatturato di 2,2 miliardi. Uniqlo è la terza catena mondiale di abbigliamento, con 2700, negozi dopo la Spagnola Inditex (Zara) e H&M. La catena svedese, che ha un fatturato simile a quello di Uniqlo, un po’ più di 21 miliardi di euro, nel 2025 ha registrato vendite stabili e redditività migliorata.
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