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La Groenlandia ferma il programma petrolifero di Greenland Energy, che puntava a perforare il primo pozzo già in ottobre. Le autorizzazioni non saranno pronte in tempo e le autorità devono ancora valutare gli effetti delle operazioni su una zona protetta di Jameson Land. Nella migliore delle ipotesi le trivelle partiranno nell’inverno 2027.
Jameson Land, il governo deve valutare l’impatto su area protetta, fauna e cacciatori locali
Il primo pozzo doveva essere perforato a ottobre. Ora Greenland Energy dovrà aspettare almeno l’inverno del 2027. Il governo della Groenlandia ha fermato il programma della compagnia petrolifera statunitense perché le procedure necessarie per autorizzare le trivellazioni non possono essere completate entro i tempi fissati dall’azienda. Una settimana prima dell’avvio previsto dei lavori, le autorità locali hanno chiarito che i permessi non sarebbero arrivati. “Il processo normativo necessario non può essere completato e, di conseguenza, le autorizzazioni necessarie non possono essere ottenute prima dell’inizio previsto delle trivellazioni”.
Il problema era emerso già a luglio, quando Greenland Energy aveva portato a terra alcune attrezzature di perforazione senza autorizzazione. Il governo aveva reagito con un “forte monito”. I funzionari groenlandesi hanno poi espresso preoccupazione per una tabella di marcia ritenuta troppo stretta per completare le valutazioni sull’impatto ambientale e sociale.
Le perforazioni sono previste nella remota regione di Jameson Land, in una zona umida protetta dove vivono uccelli rari e buoi muschiati dai quali dipendono anche i cacciatori locali. Prima di autorizzare i lavori, il governo dovrà stabilire se l’attività petrolifera sia compatibile con la tutela dell’area. Greenland Energy aveva organizzato il programma su tempi molto più rapidi. Robert Price, amministratore delegato della compagnia, aveva annunciato la partenza dal Canada a settembre di una nave con 300 container di attrezzature di trivellazione. Il primo pozzo sarebbe dovuto partire il mese successivo.
Price aveva anche sostenuto durante un incontro con la comunità che la società avesse ricevuto il via libera per iniziare a sbarcare le attrezzature. Dopo lo stop del governo, la compagnia ha confermato di voler continuare a investire nel progetto.
Robert Price ha dichiarato: “Greenland Energy rimane impegnata a portare avanti il proprio programma di esplorazione petrolifera in modo responsabile e in conformità con il processo normativo della Groenlandia, nel pieno rispetto delle autorità groenlandesi”. Secondo l’amministratore delegato, sotto Jameson Land potrebbero trovarsi riserve petrolifere per un valore di 1.000 miliardi di dollari. La società utilizzerà il rinvio per rivedere il programma. “Sfrutteremo questo tempo per perfezionare i nostri piani e rafforzare i rapporti con le comunità locali, i partner strategici e le autorità competenti”, ha aggiunto Price.
Anche 80 Mile, partner britannico di Greenland Energy, intende proseguire. Il suo amministratore delegato Rod McIllree ha dichiarato: “Sebbene siamo delusi dal fatto che la tempistica del programma di trivellazione di Jameson abbia subito un rallentamento, la società rimane pienamente impegnata a portare avanti questo progetto altamente promettente”.
Il rinvio porta il calendario molto lontano dalle previsioni fatte pochi mesi fa da Jeff Landry, governatore della Louisiana nominato da Donald Trump suo inviato in Groenlandia. Dopo una visita nel territorio artico, a maggio Landry aveva sostenuto che il petrolio groenlandese avrebbe potuto contribuire ad alleviare la crisi energetica seguita all’attacco statunitense contro l’Iran. Landry, che ha indicato come proprio obiettivo quello di “rendere la Groenlandia parte degli Stati Uniti”, aveva previsto tempi molto più brevi per lo sfruttamento delle risorse. “Potremmo avere quei barili in produzione entro circa 10 mesi”.
Il progetto petrolifero si inserisce anche nel confronto politico aperto dalle dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia. Il presidente statunitense ha più volte ventilato l’acquisizione del territorio dalla Danimarca, attraverso un acquisto, un accordo o anche ricorrendo alla forza militare.
Greenland Energy, costituita lo scorso anno, sostiene che il proprio progetto petrolifero sia separato dai propositi statunitensi sulla Groenlandia. Intorno alla compagnia figurano però diverse persone con rapporti con l’amministrazione o con l’area politica di Trump.
Phil McGraw, conosciuto come conduttore televisivo con il nome di Dr Phil, ha raggiunto un accordo con Greenland Energy per “catturare la missione di questi cercatori di petrolio dei giorni nostri” attraverso una serie di documentari destinata alla televisione e ai social media. McGraw è apparso recentemente nello Studio Ovale al fianco di Trump e ha fatto parte della commissione presidenziale per la libertà religiosa. Nel consiglio di amministrazione di Greenland Energy siede anche un veterano della Marina statunitense impegnato nel progetto Golden Dome, il piano di difesa missilistica per il quale Trump considera il controllo della Groenlandia strategico. Ad aprile il miliardario di Wall Street Kenneth Griffin, che aveva donato 1 milione di dollari per il secondo insediamento di Trump, ha acquistato il 9% delle azioni della società.
Greenland Energy dovrà ora completare l’iter richiesto dalle autorità groenlandesi. Il calendario indicato dal governo e dalla compagnia sposta il primo possibile avvio delle perforazioni almeno all’inverno 2027.
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