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Andrea Sempio rompe nuovamente il silenzio e, mentre sulla nuova inchiesta per il delitto di Garlasco si avvicina il momento delle scelte della Procura di Pavia, mette in discussione la consistenza degli elementi raccolti contro di lui. “Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo”, afferma il 38enne in un’intervista che sarà trasmessa questa sera a “Quarto Grado” su Retequattro. Parole che arrivano dopo la chiusura delle indagini a suo carico per l’omicidio di Chiara Poggi e mentre si profila una possibile richiesta di rinvio a giudizio. Sempio non esclude comunque lo scenario processuale: “Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l’affronteremo”.
Sempio contesta gli elementi dell’accusa
Nel mirino dell’indagato finiscono soprattutto alcuni degli accertamenti che nelle ultime settimane hanno alimentato il nuovo quadro investigativo. A partire dalla questione delle impronte di scarpa. Sempio ribadisce di avere avuto il numero 44 già all’epoca del delitto e di portarlo ancora oggi, contestando il valore di una semplice compatibilità tra le sue caratteristiche fisiche e le tracce esaminate dagli investigatori. “Se avessero trovato a casa mia una scarpa riconducibile a quella, magari sporca del sangue di Chiara, è un conto”, osserva. “Ma finché dici ‘è compatibile’, va bene. Non hai un elemento vero che collega quello”. Il riferimento è agli approfondimenti commissionati dalla Procura sulla compatibilità tra il piede di Sempio e una delle impronte al centro degli accertamenti.
“Sull’impronta 33 manca una certezza”
Sempio interviene anche sull’impronta 33, la traccia di un palmo individuata sul muro lungo le scale che portano al punto in cui venne trovato il corpo di Chiara Poggi. Anche in questo caso la sua linea è quella di distinguere tra ciò che può essere tecnicamente compatibile e ciò che, a suo giudizio, rappresenterebbe invece una prova certa. “Abbiamo fatto sperimentazioni su un muro e in realtà non si potrebbe escludere”, spiega. Ma per Sempio il punto è un altro: “A noi non serve sapere cosa potrebbe non essere o cosa non si può escludere. Devi avere una certezza”. Poi sintetizza così la propria posizione: “C’era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C’era del sangue? No. Fine. Per come la vedo io la questione finisce lì”.
Gli ultimi atti dell’inchiesta arrivano a Milano
Mentre Sempio contesta pubblicamente la solidità degli elementi raccolti nei suoi confronti, l’inchiesta della Procura di Pavia produce conseguenze anche su un altro fronte. Gli ultimi atti dell’indagine sono stati infatti trasmessi alla Procura generale di Milano, che già da mesi sta esaminando il materiale raccolto dai magistrati pavesi. Al momento, secondo quanto risulta, l’ufficio guidato dalla procuratrice generale Francesca Nanni non avrebbe ancora assunto alcuna decisione e non vi sarebbero tempi definiti per le valutazioni.
Sullo sfondo la possibile revisione per Stasi
Il punto più delicato riguarda inevitabilmente Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata. Tra gli scenari che la Procura generale di Milano dovrà valutare c’è infatti anche quello di promuovere o meno un’istanza di revisione della sentenza davanti alla Corte d’Appello di Brescia. Non si tratta, allo stato, di una decisione già presa. Ma l’arrivo degli ultimi atti dell’inchiesta pavese completa il quadro documentale a disposizione della Procura generale e conferma come i due percorsi giudiziari siano ormai strettamente collegati. Da una parte c’è l’indagine su Sempio e la possibilità che la Procura di Pavia ne chieda il processo. Dall’altra c’è una sentenza definitiva, quella nei confronti di Stasi, sulla quale i nuovi elementi raccolti negli ultimi mesi potrebbero essere valutati sotto il profilo di un’eventuale revisione.
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