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“Il caso Garlasco è la dimostrazione che la giustizia in Italia ha dei difetti spaventosi e che gran parte di questi dipendono dai giudici”.
È durissimo l’intervento di Piero Sansonetti durante 4 di Sera, dove il giornalista è tornato a commentare uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni, soffermandosi in particolare sulla condanna di Alberto Stasi.
Secondo Sansonetti, nel processo sarebbe stata ignorata la logica del ragionevole dubbio, nonostante le due precedenti sentenze di assoluzione. “Nella legislazione italiana esiste un articolo che dice che non si può condannare oltre ogni ragionevole dubbio, eppure due sentenze di assoluzione non sono state considerate un ragionevole dubbio”, ha detto.
Il direttore ha poi aggiunto di aver sempre ritenuto Stasi innocente o comunque da assolvere, sostenendo che non si sia trattato soltanto di un errore giudiziario, ma di una vera e propria “forzatura della legge”. Nel suo ragionamento, Sansonetti richiama il principio introdotto nel 2006 secondo cui una condanna può arrivare solo quando il quadro probatorio supera ogni dubbio ragionevole.
Da qui la sua riflessione sul nuovo filone che ruota attorno ad Andrea Sempio: “Noi ora stiamo ragionando sui dubbi, più che ragionevoli, sulla possibilità che Sempio sia colpevole. Ma questo in nessun modo esclude il fatto che il processo Stasi non stia in piedi. A maggior ragione non sta in piedi nel momento in cui addirittura una Procura della Repubblica sostiene la tesi che il colpevole sia un altro”.
Il passaggio più duro arriva nel finale, quando Sansonetti trasforma il caso Garlasco in un atto d’accusa più ampio contro il sistema giudiziario italiano: “Questa è una delle prove provate che la giustizia in Italia ha difetti spaventosi”. E conclude: “Non c’è stato un errore giudiziario perché la legge era sbagliata, ma perché di fronte al dubbio dovevano assolvere”.
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