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La difesa di Andrea Sempio accelera sul fronte delle consulenze tecniche nel tentativo di smontare l’impianto accusatorio della Procura di Pavia sul delitto di Chiara Poggi. Le prime relazioni commissionate dai legali del 38enne, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, potrebbero essere depositate già entro venerdì 22 maggio. Gli elaborati verranno presentati nei venti giorni previsti dalla legge dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, arrivato lo scorso 7 maggio. Alle consulenze sarà allegata anche una memoria difensiva con cui gli avvocati intendono contestare punto per punto le conclusioni degli inquirenti. Solo dopo aver esaminato tutti gli approfondimenti tecnici, la difesa valuterà se chiedere un interrogatorio per Sempio, che continua a dichiararsi totalmente estraneo all’omicidio di Chiara Poggi.
Dalle impronte alle intercettazioni: i fronti della difesa
Le consulenze predisposte dai difensori toccano diversi aspetti centrali della nuova indagine riaperta dalla Procura pavese. Tra gli accertamenti c’è innanzitutto una consulenza medico-legale destinata ad analizzare cause e tempi del decesso della giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. A questa si aggiunge una perizia antropometrica per verificare la compatibilità tra le impronte repertate sulla scena del crimine e le dimensioni del piede di Sempio. Particolare attenzione verrà dedicata anche alle intercettazioni ambientali raccolte dagli investigatori. La difesa ha infatti incaricato consulenti di “ripulire” gli audio ritenuti poco comprensibili per verificare l’esatto contenuto delle conversazioni finite agli atti dell’inchiesta.
Lo scontro sull’impronta 33 ed il confronto con l’impronta 45
Uno dei punti più delicati riguarda la cosiddetta “impronta 33”, trovata sulla parete delle scale vicino al punto in cui venne scoperto il corpo senza vita di Chiara Poggi. Secondo la Procura, quella traccia sarebbe stata lasciata dalla “mano bagnata” di Andrea Sempio mentre si appoggiava al muro. La difesa respinge però questa ricostruzione e sostiene che l’impronta non appartenga al proprio assistito. Gli avvocati chiedono inoltre che venga confrontata con la cosiddetta “impronta 45”, collegata a una piccola macchia di sangue individuata nelle vicinanze.
Revisione del processo Stasi, tempi ancora lunghi
Parallelamente prosegue anche il fronte legato ad Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara Poggi condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. La Procura di Pavia ha sollecitato la Procura Generale di Milano a valutare una eventuale richiesta di revisione del processo. Ma, come ribadito dalla pg Francesca Nanni, servirà ancora tempo prima di decidere se coinvolgere la Corte d’Appello di Brescia. Il fascicolo viene considerato particolarmente delicato e richiederà un’attenta analisi delle carte e dei nuovi elementi raccolti dagli investigatori.
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