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Il delitto di Garlasco si fa sempre più misterioso. Non c’è ancora nessuna certezza sul killer di Chiara Poggi a distanza di quasi 19 anni dal brutale omicidio. Ora le indagini si stanno concentrando su Andrea Sempio, la Procura di Pavia è convinta della sua colpevolezza, ma la “pistola fumante” non c’è. L’unico condannato in via definitiva, Alberto Stasi, va addirittura verso una revisione del processo, in quanto probabilmente neanche presente sulla scena. Si è ribaltato di nuovo tutto, la famosa bicicletta e la camminata del killer in casa, improvvisamente non vengono più considerate. Ora l’accusa punta su altro: soliloqui, Dna sotto le unghie di Chiara e impronta 33. Ma ogni giorno emergono fatti nuovi, errori investigativi che fanno capire come tutto sia ancora lontano dalla verità. Troppe le cose che non tornano.

Il generale Luciano Garofano, ex comandante del Ris, dopo aver mostrato delle foto inedite scattate subito dopo il delitto in seguito al trattamento col luminol, che evidenziavano “impronte di scarpe del killer in bagno“, smentendo la possibilità che l’assassino potesse essersi lavato in cucina, ha parlato di un altro dettaglio. Garofano – intervenendo a Ignoto X su La7 – ha fatto chiarezza sui fazzoletti usati trovati sul tavolo della cucina. “Quei reperti – ha detto – non furono analizzati a suo tempo per una ragione precisa: le indagini cercavano sangue della vittima o dell’aggressore, e le tecniche dell’epoca non avrebbero comunque consentito di ricavarne risultati utili. Per questo furono scartati“. Non è escluso che su quei fazzoletti potessero esserci tracce del killer, ma non vennero mai analizzati.

L’inedito interrogatorio di Alberto Stasi del 2025, invece, ha fatto emergere un altro particolare. Il fidanzato di Chiara parla del video intimo e dice di averne parlato solo una volta con Marco Poggi “a casa sua“. “Mi chiese dell’esistenza di quel video”. Ma l’ex comandante dei carabinieri Gennaro Cassese, il primo a condurre le indagini sul caso, in un suo intervento in tv aveva raccontato altro. “Marco Poggi mi disse che ne parlò con Alberto Stasi al cimitero“. Qualcosa non torna, le due versioni sono contrastanti e questo video per la Procura rappresenta un elemento chiave. I pm sono infatti convinti che in seguito alla visione di quel video intimo da parte di Sempio si sia scatenato tutto.

Anche il legale di Stasi, Antonio De Rensis, intervenendo in tv ha sottolineato anomalie, il riferimento è alle 16 telefonate tra Andrea Sempio e il carabiniere Silvio Sapone. “Quando i miei clienti ricevono un avviso per l’elezione di domicilio – dice l’avvocato – vengono convocati per ragioni d’ufficio, ma non si verificano normalmente 16 contatti telefonici nel fine settimana. Qualcuno deve spiegare logicamente questa circostanza”. Altro punto oscuro di una vicenda sempre più misteriosa.

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