Rinnovo Patente? Facile ed Economico

image

Da Glucksmann a Le Pen, passando per Bardella e Mélenchon: ecco chi punta all’Eliseo dopo Macron

Otto mesi al voto, oltre trenta candidature depositate, un centrodestra spaccato, una sinistra in fermento e un’estrema destra col fiato sospeso per una sentenza: la Francia del 2027 si prepara a scegliere chi raccoglierà l’eredità di un decennio di macronismo. A poche ore dalla rentrée politica, a gettarsi nella corsa per l’Eliseo è Raphaël Glucksmann, che nel corso del telegiornale delle ore 20.00 di domenica sera ha ufficializzato la sua candidatura alle presidenziali del 2027, spiegando di aver preso la decisione “con gravità” e di non volersi sottrarre a una scelta così importante. Il leader di Place Publique passerà per la primaria social-democratica organizzata in ottobre da Partito Socialista e Place Publique, e ha parlato di un “nodo allo stomaco” condiviso da tutti i francesi guardando ciò che sta diventando il Paese, sottolineando di voler correre per vincere.

L’annuncio ha già prodotto i primi effetti a catena: l’ecologista Yannick Jadot ha annunciato il proprio sostegno alla candidatura, mentre la compagna di Glucksmann, la giornalista Léa Salamé, ha comunicato che si metterà da parte dal telegiornale delle 20 di France 2, canale concorrente di TF1. Classe 1979, figlio del filosofo André Glucksmann, è oggi europarlamentare ed è il cofondatore, nel 2018, di Place Publique, movimento progressista che si colloca nell’area del socialismo europeo. Prima di dedicarsi alla politica ha lavorato come giornalista e documentarista, ed è stato consigliere dell’ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili. La sua popolarità è cresciuta soprattutto dopo le elezioni europee del 2024, quando ha guidato una lista comune tra socialisti e Place Publique ottenendo un risultato molto al di sopra delle attese. Tra le priorità del suo programma figurano giustizia sociale, transizione ecologica, rafforzamento dell’Europa e rilancio dell’economia francese.

La sua corsa, però, non è scontata: i militanti socialisti hanno scelto una primaria “chiusa”, riservata agli iscritti di PS, Place Publique e dell’area social-democratica, e diversi esponenti del PS – da Ségolène Royal a Bernard Cazeneuve, che ha da poco pubblicato una lunga lettera-programma agli elettori – potrebbero contendergli la nomination. Con l’ingresso ufficiale di Glucksmann, il quadro dei papabili per l’Eliseo si fa ancora più affollato.

L’incognita di Marine Le Pen

Il nome più pesante resta quello della storica leader del Rassemblement National, già arrivata al ballottaggio nel 2017 e nel 2022, entrambe le volte sconfitta da Macron. Questa volta il partito è cresciuto molto nei consensi, ma la sua candidatura è appesa a un filo giudiziario: nel 2025 è stata condannata in primo grado per appropriazione indebita di fondi europei, con una pena che prevede anche l’ineleggibilità per cinque anni. Il ricorso è ancora in corso, e da quella sentenza dipenderà l’intera architettura della corsa a destra.

Se Le Pen dovesse essere esclusa dalla corsa, il testimone passerebbe a Jordan Bardella: 30 anni, presidente del Rassemblement National, oggi il nome che domina i sondaggi. Bardella ha costruito la sua immagine su temi come immigrazione, sicurezza e potere d’acquisto, riuscendo a intercettare anche un elettorato giovane. In caso di assenza di Le Pen, diventerebbe il candidato “naturale” del RN, con ottime possibilità di arrivare al ballottaggio.

Il campo centrista, orfano di Macron

Senza più un leader indiscusso, l’area centrista si presenta frammentata su più nomi. Il primo è quello di Édouard Philippe, ex primo ministro ed ex sindaco di Le Havre, fondatore del partito Horizons: ha ufficializzato la propria candidatura in anticipo, già nel settembre 2024. In lista anche Gabriel Attal, anche lui ex primo ministro, oggi leader dei deputati di Renaissance (il partito fondato da Macron): non ha ancora annunciato formalmente la corsa, ma si muove per prendersi la leadership del campo macronista. E c’è poi il nome di Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea: il suo nome circola con insistenza da mesi, ma per ora resta un’ipotesi, senza conferme.

Tra i big, a sinistra, Jean-Luc Mélanchon è stato il primo a rompere gli indugi: il leader de La France Insoumise ha annunciato la sua quarta candidatura presidenziale, avviando ufficialmente la raccolta delle 150.000 firme necessarie per la candidatura. Una mossa che ha messo pressione su tutti gli altri schieramenti, costringendoli a sciogliere le proprie ambiguità.

Chi parte favorito?

Al momento i sondaggi indicano il Rassemblement National come la forza più solida del panorama politico francese, complice anche la frammentazione del fronte centrista e le divisioni interne alla sinistra. Che sia Le Pen o Bardella a guidarlo, il RN punta a trasformare in vittoria due sconfitte consecutive al ballottaggio. Con l’arrivo di Glucksmann, però, anche il fronte progressista prova a ricompattarsi attorno a un nome capace di superare i confini del solo Partito Socialista. Il primo vero banco di prova arriverà giovedì 27 agosto, quando sei candidati già dichiarati – tra cui Le Pen, Mélenchon, Philippe e lo stesso Glucksmann – si confronteranno nel grande dibattito organizzato dal Medef, la principale confederazione datoriale francese.

Resta comunque una campagna ancora apertissima, con tasselli decisivi da sistemare: l’esito del processo Le Pen, la scelta definitiva di Attal, l’esito della primaria socialdemocratica di ottobre e il possibile ingresso in scena di Lagarde. Otto mesi al voto sono ancora tanti, in una Francia che negli ultimi anni ha dimostrato di poter cambiare volto politico nel giro di poche settimane.

LEGGI LE NEWS DI ESTERI

Rinnovo Patente? Facile ed Economico

Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet