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Gli ambienti urbani stanno cambiando e, con loro, anche la fauna che le abita. Specie che un tempo associavamo esclusivamente agli ambienti naturali oggi sono diventate presenze sempre più familiari tra strade, parchi, giardini e periferie. Pappagalli che volano sopra i quartieri, volpi che si muovono nelle ore notturne, cinghiali che raggiungono le aree urbane, granchi blu che hanno modificato gli equilibri di alcuni ambienti costieri e, persino, rettili esotici ritrovati in libertà. Ma cosa si nasconde dietro questa nuova presenza animale? E quanto dobbiamo davvero preoccuparci?

La nostra intervista
A fare chiarezza è Federico Coccia, medico veterinario, che analizza il fenomeno senza allarmismi, distinguendo tra specie che si sono adattate ai nuovi ambienti e animali esotici o alieni che possono rappresentare una criticità per gli ecosistemi.
Quali sono le specie più insolite che negli ultimi anni sono arrivate nelle nostre città ?
Da veterinario, penso che negli ultimi anni sia profondamente cambiato il rapporto tra le città e la fauna. Sempre più spesso ci capita di incontrare pappagalli, volpi, cinghiali, ricci, rapaci e altre specie che un tempo associavamo agli ambienti naturali. A queste si aggiungono animali esotici che possono trovarsi in libertà a seguito di fughe o abbandoni. Non dobbiamo però considerare automaticamente pericoloso ciò che è insolito. Dobbiamo imparare a conoscere questi animali, rispettarne i comportamenti e intervenire soltanto quando esiste un reale problema.

I pappagalli ormai fanno parte del paesaggio urbano. Da dove arrivano?
I parrocchetti che osserviamo nelle nostre città sono originari di Africa, Asia e Sud America. Le popolazioni presenti in Italia sono legate in gran parte a fughe o liberazioni di esemplari allevati o tenuti dall’uomo, che hanno iniziato a riprodursi in libertà. Questi uccelli si sono adattati all’ambiente urbano, dove trovano facilmente cibo, riparo e condizioni climatiche favorevoli. Con il tempo sono diventati una presenza abituale e caratteristica del paesaggio cittadino. Trattandosi di specie aliene, in alcune situazioni possono entrare in competizione con le specie autoctone per le risorse e i luoghi di nidificazione, oltre a provocare danni alle coltivazioni o alle infrastrutture. È importante monitorarne la diffusione e comprenderne l’impatto.
Il granchio blu è davvero una minaccia per i nostri mari?
In alcune zone ha raggiunto popolazioni molto numerose e può contribuire a modificare gli equilibri degli ecosistemi costieri. Si alimenta di molluschi e di altri organismi e può provocare importanti conseguenze per la pesca e l’acquacoltura. Il fenomeno, tuttavia, non è uniforme in tutti i nostri mari: esistono situazioni differenti ed è necessario distinguere i diversi contesti territoriali e valutare il problema sulla base dei dati scientifici, senza generalizzazioni.

Quali sono i pesci che possono mordere l’uomo?
Il rischio di essere morsi da un pesce nel Mediterraneo è molto basso. La maggior parte delle specie tende a evitare l’uomo e non mostra alcun interesse ad avvicinarsi. Il barracuda, le murene, i gronghi o i pesci serra, possono reagire se vengono disturbati o se ci si avvicina troppo, soprattutto, quando percepiscono una minaccia o devono difendere il territorio. Il consiglio è semplicemente quello di osservare gli animali senza toccarli, inseguirli o alimentarli. Siamo noi gli ospiti del mare e, come tali, dobbiamo rispettare gli animali e il loro habitat: è questo il modo migliore per vivere il mare in sicurezza.
Cosa succede quando un animale esotico viene trovato libero per le strade di una città?
La prima cosa da fare è evitare il fai-da-te. Un varano può raggiungere dimensioni importanti ed è dotato di artigli e di un morso che può provocare lesioni. Se viene avvistato libero in città, bisogna mantenere le distanze, mettere in sicurezza le persone presenti e avvisare le autorità o il personale specializzato nel recupero di animali esotici. Dopo la cattura è fondamentale identificare la specie, verificarne le condizioni di salute e cercare di ricostruire la sua provenienza, comprendendo come sia arrivata in libertà.
Perché le persone scelgono serpenti, rettili come animali domestici?
Il fascino per gli animali esotici è sempre esistito. La curiosità di conoscere specie diverse, osservarne i comportamenti e avvicinarsi a mondi animali lontani da quelli a cui siamo abituati, può essere molto forte. Diventa una una scelta responsabile soltanto quando è accompagnata da consapevolezza e preparazione. Un rettile, per esempio, può avere esigenze specifiche in termini di temperatura, umidità, alimentazione e spazio, mentre alcuni pappagalli possono vivere per decenni e richiedono attenzioni, cure e stimoli costanti. Il mio consiglio è quello di informarsi adeguatamente prima di accogliere un animale esotico e di valutarne non soltanto il fascino, ma le sue reali necessità. La domanda da porsi non dovrebbe essere semplicemente “Mi piace questo animale?”, ma soprattutto “Sono davvero in grado di garantirgli le condizioni, le attenzioni e le cure di cui avrà bisogno per tutta la sua vita?”.
Quanto è diffuso l’abbandono degli animali esotici?
È difficile stabilire con precisione le dimensioni del fenomeno, perché molti casi non vengono segnalati e, in altri, gli animali abbandonati non vengono mai ritrovati. Il problema emerge quando un animale, acquistato da piccolo, cresce e manifesta esigenze, dimensioni o comportamenti che il proprietario non aveva previsto. È ciò che può accadere, per esempio, con alcuni rettili che, da giovani, possono sembrare facilmente gestibili, ma che con la crescita possono raggiungere dimensioni considerevoli e richiedere spazi, cure e attenzioni ben diverse da quelle inizialmente immaginate. L’abbandono è sempre una scelta irresponsabile: mette a rischio la salute e la sopravvivenza dell’animale e, qualora riesca ad adattarsi al nuovo ambiente, a sopravvivere e a riprodursi, può avere conseguenze anche sull’equilibrio dell’ecosistema.
Il clima sempre più caldo sta modificando la presenza degli animali nei territori?
Sicuramente il cambiamento climatico sta contribuendo a modificare la distribuzione geografica di alcune specie, soprattutto di quelle più legate ai climi caldi. Non è però l’unico elemento da considerare: a incidere sono anche la trasformazione degli habitat naturali, l’espansione delle aree urbane, il commercio e la movimentazione di animali e merci. Potremmo quindi osservare con maggiore frequenza specie termofile in territori dove, in passato, erano meno diffuse o addirittura assenti. Da veterinario, oltre alla dimensione ecologica, considero particolarmente importante anche quella sanitaria, perché lo spostamento e la diffusione di alcune specie possono favorire la presenza di determinati parassiti e contribuire alla circolazione di alcune patologie. È un cambiamento che va osservato con attenzione, considerando non soltanto gli effetti sulla biodiversità e sugli equilibri naturali, ma anche le possibili ripercussioni sulla salute degli animali e, indirettamente, sull’uomo.
Tra gabbiani, cinghiali, pappagalli, volpi e altre specie, la città sta diventando un nuovo ecosistema?
Gli ambienti urbani possono offrire agli animali cibo, acqua, riparo e temperature spesso favorevoli. In molti casi siamo proprio noi, attraverso i rifiuti e il cibo lasciato a disposizione, a favorirne inconsapevolmente la presenza e l’avvicinamento. Quando incontriamo un animale selvatico, dobbiamo quindi mantenere le distanze, non alimentarlo e non cercare di catturarlo o prenderlo. È importante rispettarne gli spazi e lasciargli la possibilità di allontanarsi autonomamente. Se invece l’animale appare ferito, debilitato o in evidente difficoltà, è opportuno rivolgersi ai servizi competenti, evitando interventi improvvisati. Una corretta valutazione della situazione è il primo passo per garantire la sicurezza delle persone e, allo stesso tempo, tutelare l’animale.

Qual è l’animale più curioso che le è capitato di curare?
Un cigno reale che aveva ingerito una lenza da pesca, rimasta arrotolata e incastrata nell’esofago, provocando un’ostruzione. Sono dovuto intervenire chirurgicamente per liberare l’esofago dal corpo estraneo. Fortunatamente, l’intervento è andato bene e il cigno si è ripreso. È uno di quei casi che fanno riflettere su quanto i rifiuti e gli oggetti abbandonati nell’ambiente possano trasformarsi in un pericolo concreto per la fauna selvatica. Allo stesso tempo, sono situazioni che ricordano quanto sia importante il ruolo della medicina veterinaria nella tutela degli animali.
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