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Russia, dalle interferenze sul voto alla guerra ibrida. Morelli: “Uno scontro con la Nato non è impossibile”

A poco più di un anno dalle elezioni politiche del 2027, il rischio di possibili interferenze russe nel voto italiano entra nel dibattito politico. A lanciare l’allarme è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha invitato a intervenire in anticipo contro eventuali tentativi di condizionamento da parte di Mosca. Un pericolo che, secondo il vicepremier, non riguarda soltanto l’Italia ma più in generale i Paesi dell’Unione europea chiamati alle urne.

Sul fondo resta poi il tema della guerra ibrida tra Russia e Occidente, tra attacchi informatici, sabotaggi, droni e una crescente tensione sul fronte orientale. Ma quanto è concreto il rischio che Mosca riesca a influenzare le elezioni italiane? E dove passa il confine tra operazioni di guerra ibrida e un attacco diretto capace di provocare una risposta della Nato?

A fare il punto è Elia Morelli, ricercatore di storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico, che ad Affaritaliani analizza il rischio di interferenze sul voto e la crescente contrapposizione tra Russia e Occidente: «Le grandi potenze, dagli Stati Uniti alla Russia e alla Cina, cercano di esercitare la propria influenza anche in occasione delle elezioni. Questo, però, non significa che Mosca disponga oggi di un potere tale da trascinare l’Italia nella propria sfera d’influenza».

Tajani teme interferenze russe sulle elezioni italiane del 2027. In che modo Mosca potrebbe concretamente tentare di condizionare il voto? Si tratta di un pericolo reale?

“Parlare di possibili interferenze russe sulle elezioni italiane significa innanzitutto aprire la campagna elettorale, ma può anche diventare un modo per tentare di delegittimare la parte avversaria nel caso in cui vincesse le elezioni. Sono parole pronunciate da diversi vertici istituzionali dell’attuale governo italiano, ma non si tratta certamente di un fenomeno nuovo.

Una retorica simile è stata utilizzata anche negli Stati Uniti. Pensiamo alle contestazioni di Donald Trump dopo la vittoria di Joe Biden. Oppure alla Romania, dove le elezioni sono state annullate in un contesto segnato anche dalle accuse di interferenze straniere e dalla vittoria al primo turno di un candidato considerato filorusso. A mio avviso, anche il tema delle interferenze può quindi essere utilizzato politicamente per delegittimare l’opposizione.

Ciò non significa negare che le grandi potenze tentino di influenzare le dinamiche politiche degli altri Paesi. Stati Uniti, Russia, Cina e non solo cercano di esercitare la propria influenza anche in occasione delle elezioni. Questo, però, non significa che Mosca disponga oggi di un potere tale da trascinare l’Italia nella propria sfera d’influenza.

L’Italia resterà, volente o nolente, ancorata all’orbita euroatlantica, anche per la presenza di diverse basi militari americane sul territorio nazionale. Pensare che un’eventuale interferenza possa modificare radicalmente la collocazione internazionale del nostro Paese mi sembra quindi poco realistico”. 

Droni, sabotaggi e attacchi informatici: siamo davanti a episodi isolati o a una vera strategia russa di guerra ibrida contro l’Europa?

“La tensione sul fronte orientale sta aumentando rapidamente. Da una parte ci sono i movimenti compiuti dalla Federazione Russa insieme alla Bielorussia; dall’altra, le manovre militari dei Paesi Nato, che hanno impiegato aerei e caccia anche nelle vicinanze della regione russa di Kaliningrad, aumentando la propria presenza nel Baltico.

Mosca, parallelamente, accusa i Paesi Nato di una crescente militarizzazione dell’Artico. Ci troviamo quindi davanti a un generale aumento della pressione. Droni, sabotaggi e attacchi informatici sono strumenti utilizzati per colpire il rivale, metterne alla prova la capacità di risposta e sondarne resilienza e deterrenza.

Proprio per questo è necessario mantenere prudenza nell’attribuzione delle responsabilità. Nel caso degli atti di sabotaggio avvenuti in Germania, prima di formulare conclusioni definitive servono prove precise. Dietro operazioni di questo tipo possono esserci attori differenti, mossi da interessi diversi: la Russia potrebbe avere interesse ad aumentare la pressione sui Paesi euroatlantici; l’Ucraina, invece, a coinvolgere maggiormente la Germania e gli altri Paesi europei per ottenere un sostegno politico, finanziario e militare più ampio.

Il precedente del Nord Stream dimostra quanto sia necessario essere prudenti. Nel 2022 molti indicarono inizialmente la Russia tra i possibili responsabili del sabotaggio, mentre le successive indagini tedesche si sono concentrate su una pista ucraina. È quindi fondamentale non lanciare accuse definitive finché non esistono elementi sufficienti per stabilire le responsabilità”. 

Dove passa il confine tra guerra ibrida e attacco diretto? E quando potrebbe diventare necessaria una risposta della Nato?

“Un attacco diretto è un’azione militare esplicita e convenzionale, come un bombardamento o un’invasione terrestre, nella quale è immediatamente identificabile il responsabile.

La guerra ibrida, invece, combina strumenti convenzionali e irregolari, cibernetici, economici e psicologici e sfrutta soprattutto l’ambiguità e la possibilità per il responsabile di negare il proprio coinvolgimento. Possono rientrare in questa categoria gli attacchi informatici anonimi, i sabotaggi alle infrastrutture o la manipolazione dei flussi migratori utilizzata per aumentare la pressione sull’avversario.

Lo scopo è logorare il rivale senza arrivare a una dichiarazione formale di guerra o a un’escalation militare diretta. Il rischio, però, è che il progressivo aumento della tensione possa nel tempo portare a uno scontro diretto. Una guerra tra Nato e Russia non la vuole nessuno e avrebbe conseguenze potenzialmente apocalittiche, ma dopo anni di conflitto e logoramento non possiamo considerare impossibile un’escalation.

Siamo su un piano inclinato: o l’Europa apre realmente alla diplomazia e individua un rappresentante in grado di mediare tra Ucraina e Russia, cercando un compromesso accettabile per entrambe le parti, oppure il continuo aumento delle tensioni rischia, nel medio-lungo periodo, di portarci verso uno scontro che nessuno desidera.

A mio avviso, l’Europa avrebbe dovuto muoversi in questa direzione già dal 24 febbraio 2022, individuando una figura diplomatica autorevole – penso, ad esempio, a un profilo come quello di Angela Merkel – capace di tentare una mediazione tra le parti. Il conflitto non deve essere considerato inevitabile e bisogna fare tutto il possibile perché non lo diventi”. 

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