Rinnovo Patente? Facile ed Economico

Il 71% delle aziende segnala rincari nei trasporti e una forte dipendenza dalle forniture asiatiche
In una fase geopolitica ed economica internazionale sempre più complessa, le imprese italiane dei dispositivi medici non hanno mai smesso di fare ciò che sanno fare meglio: investire, produrre, innovare. Lo conferma il Rapporto PRI – Produzione, Ricerca e Innovazione del nostro Centro studi: l’Italia è tra i primi mercati europei, con un valore complessivo di circa 18,1 miliardi di euro tra export e mercato interno. Sono 4.618 le imprese del comparto e il 90% sono piccole e medie realtà ad alta specializzazione tecnologica, spesso nate da spin-off universitari o cresciute nei distretti biomedicali, la vera spina dorsale del Made in Italy della salute. I quasi 134mila addetti sono in larga parte personale altamente qualificato e più della metà delle imprese presenti nel Paese ha una vocazione produttiva. Ogni giorno oltre 1,5 milioni di nostre tecnologie varcano la soglia di ospedali e ambulatori, e sempre più spesso raggiungono anche il domicilio del paziente: dai pacemaker ai bisturi, dalle protesi acustiche agli ecografi, fino alle apparecchiature diagnostiche e alla telemedicina.
È un settore che unisce ricerca, manifattura avanzata e capacità di innovare: e con l’intelligenza artificiale si sta già trasformando la diagnostica precoce, la personalizzazione delle cure e la gestione delle cronicità, un contributo che le nostre imprese offrono ogni giorno alla sostenibilità e all’innovazione del Servizio sanitario nazionale.
Guardare avanti con ambizione significa però anche saper leggere con lucidità le sfide, per trasformarle in leva di crescita. Il contesto internazionale è cambiato profondamente e chiede alle nostre aziende strumenti nuovi per competere. La nostra ultima indagine sui costi delle materie prime e dell’energia e sull’impatto dei dazi, condotta ad aprile scorso, fotografa con chiarezza il perimetro d’intervento: i costi di produzione sono cresciuti in media del 22% e, per una impresa su dieci, l’aumento ha superato il 50%. Pesano soprattutto i costi di trasporto, indicati dal 71% delle aziende, e le tensioni geopolitiche, segnalate da quasi la metà del campione. Anche quando l’assemblaggio finale è europeo, componenti critiche come semiconduttori, polimeri e alluminio continuano ad arrivare in larga parte dall’Asia: proprio qui si apre lo spazio per rafforzare le filiere europee e costruire una maggiore autonomia produttiva, una priorità che la pandemia aveva già reso evidente e che oggi torna decisiva.
Non siamo di fronte a shock temporanei, ma a un cambiamento strutturale dello scenario industriale globale. Il problema, oggi, non è il singolo fattore di crisi, bensì la sovrapposizione di più tensioni nello stesso momento: energia, logistica, volatilità delle materie prime, frammentazione commerciale e instabilità geopolitica. Le nostre PMI, flessibili e radicate nei territori, hanno dimostrato una straordinaria capacità di adattamento, ma dispongono di minore capacità finanziaria per assorbire da sole shock di questa portata. Il rischio, allora, è che l’Europa perda competitività proprio nei settori a più alto contenuto tecnologico e innovativo, quelli in cui i dispositivi medici rappresentano un’eccellenza.
Il riconoscimento che il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto attribuire al settore delle scienze della vita, indicandolo tra le cinque filiere strategiche su cui costruire la politica industriale del Paese rappresenta un segnale importante, che lega finalmente i dispositivi medici ai grandi temi della competitività europea: autonomia produttiva, sicurezza delle forniture, capitale umano.
Ora questa consapevolezza va tradotta in scelte concrete: una politica industriale che stimoli la crescita, semplificazione normativa, una governance stabile per il settore e il superamento di misure inique come il payback, che sottraggono risorse proprio agli investimenti di cui il comparto ha bisogno per restare competitivo. Serve ora il coraggio di scelte lungimiranti: solo così un comparto strategico come il nostro potrà diventare un vero motore di crescita per l’Italia e per l’Europa.
*Presidente Confindustria Dispositivi Medici
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