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Debito pubblico, nuovo record: supera i 3.200 miliardi. E gli stranieri ne detengono sempre di più

Il debito pubblico italiano continua a crescere e a giugno ha raggiunto un nuovo record. In un solo mese è aumentato di 26,2 miliardi, arrivando a 3.207,2 miliardi di euro. Ma dai dati emerge anche un altro elemento: mentre diminuisce la quota detenuta da Bankitalia e quella in mano a famiglie e imprese italiane, cresce la parte detenuta dagli investitori stranieri.

Debito pubblico, nuovo record a giugno

I numeri diffusi dalla Banca d’Italia confermano la nuova accelerazione del debito delle Amministrazioni pubbliche. A giugno lo stock è cresciuto di 26,2 miliardi rispetto a maggio, portandosi a 3.207,2 miliardi. Rispetto a un anno prima, l’aumento è di circa 136 miliardi.

Dopo la frenata registrata negli ultimi mesi del 2025, il debito ha ripreso a salire con continuità dall’inizio del 2026. Da gennaio, infatti, la crescita è stata quasi ininterrotta, con incrementi di almeno 20 miliardi al mese. L’unica eccezione è arrivata ad aprile, quando si è registrata una lieve riduzione.

Chi possiede il debito italiano

A cambiare è anche la distribuzione del debito tra i diversi detentori. La quota maggiore è ormai quella degli investitori esteri, mentre si riducono le percentuali riconducibili alla Banca d’Italia e agli altri residenti.

A giugno la quota detenuta da Bankitalia è scesa al 16,7%, dal 17,2% del mese precedente. Per i non residenti, l’ultimo dato disponibile, riferito a maggio, indica invece una crescita dal 35,7% al 35,9%.

In calo anche la componente detenuta dagli altri residenti, principalmente famiglie e imprese non finanziarie, passata dal 14,7% al 14,5%. Non hanno registrato variazioni, invece, le quote in mano alle banche e alle altre istituzioni finanziarie italiane, rispettivamente al 20,3% e al 12,1%.

Quanto debito è nelle mani degli stranieri

La presenza degli investitori esteri sul debito italiano ha raggiunto livelli che non si vedevano dalla crisi del 2011. Un dato che indica come i titoli italiani siano tornati ad attirare con maggiore forza il capitale internazionale.

Alla fine di maggio, lo stock di attività finanziarie italiane detenute dagli investitori esteri aveva raggiunto 1.140 miliardi di euro, di cui 922 miliardi rappresentati da titoli di Stato. Rispetto alla fine del 2025 si tratta di circa 77 miliardi in più, mentre il confronto con marzo 2023 mostra un aumento di circa 400 miliardi. All’epoca, la quota del debito italiano detenuta da soggetti non residenti era infatti ferma al 25,9%.

Dal 2011 al ritorno degli investitori esteri

Come rilevato da un’analisi de Il Sole 24 Ore, i dati attuali sono i più elevati dall’ottobre 2011, quando la crisi del debito italiano e la forte tensione sui mercati portarono alla nascita del governo guidato da Mario Monti.

Negli anni successivi si è aperta una lunga fase di disimpegno da parte dei grandi investitori internazionali, proseguita fino al 2023. Da quel momento, però, la tendenza ha iniziato a cambiare e la presenza estera sul debito italiano è tornata a crescere.

Una maggiore domanda per i titoli di Stato ha contribuito anche a tenere sotto controllo il costo degli interessi. Un altro indicatore del cambiamento è lo spread tra BTp e Bund, sceso dai 170-180 punti base del marzo 2023 agli attuali 80 punti. Anche in questo caso, tra i fattori che hanno contribuito al calo ci sono gli acquisti degli investitori stranieri.

Le entrate fiscali a giugno

Sul fronte delle entrate tributarie, invece, il dato mensile mostra una flessione rispetto allo stesso mese del 2025. A giugno il bilancio dello Stato ha registrato entrate per 43,2 miliardi di euro, 0,6 miliardi in meno rispetto a un anno prima, con una diminuzione dell’1,3%.

Se si guarda ai primi sei mesi dell’anno, il quadro è però positivo: tra gennaio e giugno le entrate tributarie hanno raggiunto 261 miliardi di euro, con una crescita dell’1,4%, pari a 3,6 miliardi, rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il governo punta all’uscita dalla procedura europea

Sul fronte dei conti pubblici, il governo mantiene una posizione fiduciosa sull’evoluzione del deficit e guarda alla possibilità di uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo. Una valutazione più precisa arriverà a fine settembre, quando l’Istat aggiornerà i dati relativi al 2025.

“È un obiettivo alla nostra portata”, ha assicurato la premier Giorgia Meloni in una intervista a Milano Finanza. “Inutile dire – prosegue – che avremmo potuto già raggiungerlo, se non avessimo dovuto fare i conti col peso del Superbonus”.

L’eventuale uscita dalla procedura permetterebbe al governo di affrontare la prossima legge di bilancio con maggiori margini di manovra, a partire dal nuovo intervento sull’Irpef fino alla soglia dei 60mila euro.

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