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“Le città di pianura” trionfa nella 71esima edizione dei David di Donatello. L’outsider Francesco Sossai conquista 8 statuette (su 16 candidature) tra cui miglior film, regista, e attore con Sergio Romano (“Il nostro paese ha bisogno di essere visto e raccontato”). A secco di premi rimane “La Grazia” di Paolo Sorrentino (aveva 14 nomination). Aurora Quattrocchi, un pezzo della storia del cinema e del teatro, 83 anni, vince il suo primo David come migliore attrice (“Ah!” urla così la sua gioia). Lei è la zia palermitana in “Gioia mia”, film della regista esordiente Margherita Spampinato (pure lei premiata con il David). Assente dai festival internazionali (da Berlino a Cannes) il cinema italiano si festeggia su Rai Uno.
Diversi gli appelli – tra cinema e politica – lanciati da attori e registi durante la cerimonia dei David di Donatello (4 ore di show concluso nella notte) condotta da Flavio Insinna e da una elegante Bianca Balti. Una robusta sponda alle maestranze arriva da Matilda De Angelis, miglior attrice non protagonista per “Fuori” di Mario Martone. “Mi spiace che si debba arrivare a vedere che viene umiliata un’intera categoria per ricordarci che esiste come accade con i lavoratori del cinema e dello spettacolo. Non capisco perché ci siamo lasciati abbrutire e umiliare invece di essere indomiti come Goliarda Sapienza. Il cinema deve essere pulito, onesto, sociale, politico. Non levateci la speranza, non levateci il futuro”, il suo appello.
Tra i premi già annunciati, la statuetta come miglior film internazionale a “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson e il David dello spettatore a “Buen Camino” di Gennaro Nunziante con Checco Zalone (9.552.158 spettatori in sala) assente alla cerimonia. Fuori dagli Studios – dall’altro lato di via Tuscolana – le maestranze protestano. E sono pronte a “fermare il set, a scioperare” per uscire dall’invisibilità. “Premiate l’apparenza, al buio la maestranza”, è scritto su uno striscione (‘simbolo del flash mob promosso dal sindacato Usb e dal collettivo “Siamo ai titoli di coda”) mostrato da decine di lavoratori dello spettacolo durante il presidio di protesta.
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