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Massimo D’Alema, l’utile della società di consulenza crolla a 292mila euro. Ma c’è un credito di 2 milioni di euro
I bilanci raccontano un doppio disamore nei confronti di Massimo D’Alema: quello della Gran Bretagna, che sembra averlo abbandonato del tutto, e quello, più contenuto ma comunque marcato, del mercato italiano, dove la domanda per le sue consulenze si è ridotta sensibilmente. Il risultato è un ridimensionamento drastico per la DL & M Advisor, la sua società di consulenza: il valore della produzione, che nel 2024 sfiorava i 2,5 milioni di euro, l’anno scorso si è fermato a 685.739 euro, quasi un quarto rispetto a dodici mesi prima. A pesare più di tutto è la voce Regno Unito, azzerata dopo che nel 2024 aveva portato in cassa 1,22 milioni di euro; sul fronte italiano, invece, gli incarichi valevano 1,277 milioni di euro e si sono ridotti della metà.
L’utile crolla ancora di più del fatturato
Il vero colpo, per D’Alema, arriva guardando l’utile netto della sua società. Nel 2024 si attestava a 1,578 milioni di euro; nell’ultimo bilancio si è ridotto a 292.630 euro, un taglio ben più drastico rispetto a quello subito dal fatturato complessivo. A salvare i conti della società resta un cuscinetto di 4,4 milioni di euro di patrimonio netto, costruito negli anni d’oro e ancora in crescita, merito soprattutto di costi tenuti al minimo: in azienda lavora una sola persona, un’impiegata con contratto a tempo pieno e indeterminato.
Accanto al lavoro di consulente, c’è un altro capitolo nella vita di D’Alema che riguarda più la sfera privata: il vino, principalmente rosso, che produce da anni in Umbria assieme alla moglie Maria Rosaria Giuva e ai figli Francesco e Giulia. È scorrendo proprio i bilanci della società di consulenza che questo mondo torna a farsi vedere sotto forma di numeri: risulta infatti un credito di 2 milioni di euro verso l’azienda agricola di famiglia, derivante da un prestito erogato in passato, che nell’anno appena trascorso è cresciuto di altri 750mila euro.
Un’ambizione cinese
C’è poi un progetto pensato in grande, mai realmente decollato: portare il vino delle due famiglie – quella di D’Alema e quella dell’enologo Riccardo Cotarella, figura di primo piano nel panorama europeo del settore – sul mercato cinese. Da questa idea era nata nel 2019 la Silk Road Wine, con le quote spartite tra i rispettivi figli. Il progetto ha però incontrato subito un ostacolo enorme: la pandemia, scoppiata l’anno seguente, che ha imposto di ripensare l’intera strategia. A raccontarlo sono i numeri: zero euro di fatturato nel 2025, dopo l’unico euro incassato l’anno prima, e una perdita di 4.013 euro, di poco inferiore ai 4.206 euro del 2024. Eppure D’Alema e Cotarella senior, che guidano la società, continuano a scommettere su una possibile svolta commerciale nel corso del 2026, avendo scelto di non chiudere l’attività.
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