Rinnovo Patente? Facile ed Economico

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 “La crisi energetica colpisce i nostri cittadini e le nostre imprese. Ho scritto oggi ai Ministri responsabili della politica di coesione per chiedere di utilizzare con urgenza tutti gli strumenti disponibili: l’Unione europea ha le risorse per rispondere, e dobbiamo mobilitarle adesso. A breve invierò una lettera analoga anche alle Regioni”. Lo scrive in un post sui social il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue Raffaele Fitto.

L’Unione europea mette a disposizione degli Stati membri e regioni tre fondi d per affrontare le sfide della transizione e della crisi energetica: Il Fondo europeo di sviluppo regionale; il Fondo di coesione; il Fondo per una transizione giusta. Per accelerare l’utilizzo di queste risorse, gli Stati membri e Regioni possono agire su più fronti: creare nuovi strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli adeguamenti programmatici necessari. La revisione intermedia della politica di coesione ha già dimostrato che questa politica sa rispondere alle priorità strategiche dell’Ue. Con la riprogrammazione di 34,6 miliardi di euro su competitività, difesa, edilizia, acqua ed energia, abbiamo dimostrato che è possibile agire con flessibilità e rapidità. Ora apriamo ad un esercizio analogo, concentrato sull’energia”, scrive Fitto.

Ecco il post pubblicato su Facebook

Fitto, nel suo post e anche nella lettera inviata ai 27 Paesi Ue, spiega cosa poter fare con i fondi utilizzabili indicati sulla base anche della comunicazione AcceleratorEu. “Ampliare le misure esistenti a sostegno di famiglie e imprese per ridurre l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia; migliorare l’efficienza energetica degli edifici pubblici — scuole, musei, impianti sportivi — per ridurre i consumi; accelerare la diffusione dell’energia pulita e investire nelle infrastrutture energetiche; sostenere soluzioni per la mobilità sostenibile e per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili; il Piano d’azione per i fertilizzanti: anche qui la coesione può fare la sua parte”. Anche sul comparto dei fertilizzanti, spiega Fitto, “concretamente, si può fare lo sviluppo di impianti per la raccolta e il trattamento delle acque reflue e per la raccolta differenziata e il trattamento dei rifiuti organici urbani; la diffusione di fertilizzanti organici e bio-based, derivanti dal trattamento dei fanghi di depurazione, dalla produzione di biogas e dal recupero di fosforo e azoto; la crescita e la competitività delle PMI nel settore dei fertilizzanti, incluse competenze e ricerca e innovazione”. 

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