Rinnovo Patente? Facile ed Economico

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La rete italiana raggiunge 84.564 punti, ma il ritardo nelle vendite di auto elettriche rischia di frenare la redditività degli investimenti.

L’Italia supera la soglia degli 84.500 punti di ricarica pubblici e registra il più forte incremento mai rilevato in un trimestre. Al 30 giugno 2026 le colonnine installate nella Penisola sono 84.564, con 6.311 nuovi punti tra aprile e giugno e 17.003 unità aggiunte nell’arco di dodici mesi. Una crescita sostenuta anche dalle risorse del PNRR, che consolida l’infrastruttura come uno degli anelli più dinamici della transizione automobilistica nazionale.

Il dato assume un valore strategico perché riduce progressivamente uno dei principali ostacoli percepiti all’acquisto di un’auto elettrica: la disponibilità della ricarica. Allo stesso tempo, però, mette in evidenza uno squilibrio sempre più evidente tra l’espansione della rete e la diffusione ancora limitata dei veicoli elettrici sul mercato italiano. L’infrastruttura cresce rapidamente, mentre la domanda automobilistica non avanza con la stessa velocità.

Per gli operatori della ricarica questo disallineamento rappresenta una questione industriale. Gli investimenti richiedono infatti volumi di utilizzo sufficienti a garantire la sostenibilità economica delle stazioni, soprattutto per gli impianti ad alta potenza, caratterizzati da costi elevati per apparecchiature, connessioni elettriche, opere civili e disponibilità del suolo.

Il monitoraggio di Motus-E mostra che il settore sta comunque spostando gli investimenti verso infrastrutture più performanti. Il 53% dei punti installati negli ultimi dodici mesi è di tipo veloce o ultraveloce, una quota superiore al 50% registrato nell’anno precedente. La rete italiana non aumenta quindi soltanto in termini numerici, ma cambia anche nella qualità tecnologica dell’offerta.

L’espansione delle colonnine in corrente continua è essenziale per ampliare l’utilizzo dell’elettrico oltre la ricarica domestica. Tempi di sosta più contenuti possono rendere le auto a batteria più adatte ai lunghi viaggi, alle flotte aziendali, al noleggio e agli utenti con percorrenze elevate. Per la filiera significa una maggiore domanda di componenti di potenza, sistemi software, servizi energetici, manutenzione e gestione digitale delle stazioni.

Autostrade oltre quota 1.500, ma restano forti ritardi

Uno dei segnali più significativi arriva dalla rete autostradale, dove i punti di ricarica sono saliti a 1.516, rispetto ai 1.159 del giugno 2025 e ai 963 dello stesso mese del 2024. L’86% degli impianti autostradali utilizza la corrente continua e il 59% supera i 150 kW, livello ormai necessario per offrire un servizio coerente con le prestazioni delle nuove generazioni di veicoli elettrici.

Più della metà delle aree di servizio dispone oggi di almeno una soluzione di ricarica. La copertura rimane però disomogenea e alcuni concessionari non hanno ancora accelerato sui bandi necessari a completare l’infrastrutturazione. Il ritardo rischia di creare corridoi con livelli di servizio differenti e di limitare la concorrenza tra operatori.

La partita autostradale non riguarda soltanto la disponibilità delle colonnine. La durata delle concessioni, le condizioni di accesso alle aree, i costi energetici e la possibilità di realizzare stazioni con più punti ad alta potenza incidono direttamente sulla redditività degli investimenti. Procedure più rapide e regole omogenee diventano quindi un fattore competitivo per attrarre capitali privati.

Migliorano le connessioni, resta il nodo della burocrazia

Un altro indicatore positivo riguarda le infrastrutture già installate ma non ancora collegate alla rete elettrica. La loro incidenza è scesa al 12,3%, rispetto al 14,9% medio del 2025. La riduzione segnala un miglioramento nel coordinamento tra operatori della ricarica e distributori locali, ma conferma che una parte rilevante degli investimenti resta improduttiva per periodi più lunghi del previsto.

Ogni colonnina posata ma non attiva genera costi senza ricavi e rallenta il ritorno sul capitale. Per questo la semplificazione delle procedure autorizzative e di connessione è una delle richieste principali del settore, insieme a concessioni del suolo più lunghe e a una pianificazione maggiormente centralizzata.

Il tema coinvolge direttamente anche i Comuni, chiamati a gestire permessi, occupazione del suolo, tutela degli stalli e contrasto alla sosta abusiva. La frammentazione delle regole locali può aumentare tempi e costi operativi, soprattutto per le imprese impegnate nello sviluppo di reti nazionali. Motus-E propone perciò un confronto con l’Anci per definire criteri più uniformi.

Il nodo della domanda e delle flotte aziendali

Secondo il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, la rete non può continuare a crescere senza un’espansione parallela del parco circolante elettrico. L’associazione indica nella revisione della fiscalità sulle flotte aziendali una delle leve principali per sostenere la domanda.

Le flotte rappresentano un segmento strategico perché generano volumi elevati, percorrenze prevedibili e un ricambio dei veicoli più rapido rispetto ai clienti privati. Una maggiore diffusione dell’elettrico nel canale aziendale potrebbe inoltre alimentare, dopo alcuni anni, un mercato dell’usato a batteria più ampio e accessibile, favorendo l’ingresso di nuove fasce di consumatori.

Motus-E ipotizza che gli interventi fiscali possano essere finanziati anche attraverso una parte delle risorse collegate alla clausola nazionale di salvaguardia prevista a livello europeo per la sicurezza energetica. Il punto centrale è utilizzare gli incentivi non soltanto per sostenere l’acquisto, ma per accompagnare una trasformazione che interessa industria automobilistica, energia, servizi finanziari e gestione delle flotte.

Una rete concentrata nelle aree economicamente più forti

La distribuzione territoriale conferma il ruolo dominante delle regioni settentrionali. La Lombardia guida con 18.177 punti di ricarica, 4.414 in più in dodici mesi, seguita da Piemonte con 9.003, Veneto con 8.122, Lazio con 7.864 ed Emilia-Romagna con 6.713.

Tra le province, Milano raggiunge 7.423 punti, davanti a Roma con 6.109, Torino con 4.498, Napoli con 3.470 e Brescia con 2.489. La concentrazione riflette la maggiore densità economica, la presenza di flotte, aziende e parcheggi commerciali, ma segnala anche il rischio di una transizione a velocità differenti tra territori.

La crescita record delle installazioni dimostra che l’Italia dispone ormai di una base infrastrutturale significativa. La prossima fase richiederà però di integrare meglio rete di ricarica, mercato automobilistico, politica fiscale e sistema energetico. Senza un aumento dei veicoli in circolazione e senza regole più rapide, il rischio è che una parte della rete resti sottoutilizzata, comprimendo i margini degli operatori e rallentando nuovi investimenti.

In Breve 

  • 84.564 punti di ricarica pubblici al 30 giugno 2026
  • 6.311 nuove installazioni nel secondo trimestre
  • 17.003 punti aggiunti in dodici mesi
  • 53% delle nuove installazioni veloce o ultraveloce
  • 12,3% dei punti ancora in attesa di connessione
  • 1.516 punti di ricarica sulle autostrade
  • 86% delle colonnine autostradali in corrente continua
  • 59% delle infrastrutture autostradali oltre 150 kW
  • 18.177 punti in Lombardia, prima regione italiana
  • 7.423 punti nella provincia di Milano

Rinnovo Patente? Facile ed Economico

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