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La Champions League 2026/27 vale una montagna di soldi per le italiane. Inter, Roma, Napoli e Como partono da premi minimi garantiti anche senza vittorie nella prima fase. I nerazzurri restano davanti a tutti, ma anche il Como fa l’esordio nel torneo con un assegno pesantissimo

Ogni club parte da 18,62 milioni, poi pesano ranking UEFA, diritti tv e risultati recenti

La Champions League 2026/27 comincia dai conti. Con la fine della Serie A sono ufficiali le quattro italiane qualificate alla prossima edizione: Inter, Napoli, Roma e Como. La finale si giocherà il 5 giugno 2027 allo stadio Metropolitano di Madrid, ma per i club il primo effetto è immediato. La partecipazione al torneo porta premi minimi molto importanti.

Il nuovo format, introdotto dalla stagione 2024/25, prevede una classifica unica con 36 squadre. Ogni club gioca otto partite nella prima fase, due in più rispetto alle sei gare della vecchia fase a gironi. Più partite significa anche più ricavi. La UEFA ha previsto una distribuzione complessiva di 2,47 miliardi di euro alle società, contro i circa 2 miliardi a stagione del ciclo 2021-2024.

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Per le italiane qualificate alla Champions 2026/27 il primo assegno è uguale per tutte. Il bonus di partecipazione vale 18,62 milioni di euro per ciascun club, diviso in un acconto iniziale da 17,87 milioni e un saldo successivo da 750mila euro.

A questa cifra si aggiungono i premi per i risultati. Una vittoria nella prima fase vale 2,1 milioni, un pareggio 700mila euro. Le cifre sono più basse rispetto al ciclo precedente, quando i successi valevano 2,8 milioni e i pareggi 930mila euro. Resta però il premio legato al piazzamento nella classifica unica. L’importo complessivo viene diviso in 666 quote. Il valore iniziale di ogni quota è di 275mila euro. L’ultima classificata riceve una quota, cifra inserita nel calcolo dei premi minimi.

La parte più corposa, dopo il bonus d’ingresso, arriva dal cosiddetto value pillar. È il nuovo segmento UEFA che riunisce market pool, ranking quinquennale e ranking storico/decennale. Gli 853 milioni destinati a questo pilastro vengono divisi in due blocchi. La parte europea vale circa 623 milioni, il 73% del totale. La parte non europea cuba invece circa 230 milioni, pari al 27%.

La quota europea tiene conto del mercato dei diritti tv e del ranking UEFA su cinque anni. Per le italiane, il mercato nazionale viene considerato al quinto posto dietro Francia, Inghilterra, Germania e Spagna. La parte non europea guarda invece al ranking storico/decennale, senza contare i punti conquistati per i titoli vinti nella storia.

L’Inter parte davanti a tutte. I risultati ottenuti in Europa nelle ultime stagioni spingono i nerazzurri oltre quota 50 milioni di premi minimi. La Roma beneficia della continuità nelle competizioni UEFA, anche se non sempre in Champions. Il Napoli resta sotto i giallorossi nella stima complessiva. Il Como, alla prima partecipazione in questa nuova corsa europea, chiude il gruppo ma parte comunque da oltre 37 milioni.

Champions 2026/27, i premi minimi per le italiane

Ecco quanto incasseranno almeno le quattro italiane qualificate alla Champions League 2026/27, considerando partecipazione, quota minima per la classifica della prima fase e value pillar:

  • Inter – circa 50,9 milioni di euro
  • Roma – circa 49,4 milioni di euro
  • Napoli – circa 43,7 milioni di euro
  • Como – circa 37,3 milioni di euro

Il totale minimo per le quattro italiane supera così i 181 milioni di euro. Sono cifre garantite anche nello scenario peggiore, cioè ultimo posto nella classifica unica e otto sconfitte. Una possibilità lontana dalla realtà sportiva, ma utile per capire il valore di partenza e l’importanza economicandella competizione.

I ricavi potranno crescere con vittorie, pareggi, piazzamento nella prima fase e qualificazione ai turni successivi. Fuori dai premi UEFA resta poi il botteghino. Le quattro partite casalinghe della prima fase possono aggiungere altri milioni ai conti dei club, con differenze legate alla capienza degli stadi, ai prezzi e alla domanda dei tifosi.

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