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Il Ministro della Giustizia avvia l’istruttoria per il gioielliere condannato, ma dal Colle arriva il richiamo: “La grazia è una prerogativa del Capo dello Stato”. Il piano dello scontro è sul metodo, non sul merito, ma il braccio di ferro assume anche i contorni di una partita politica, una sorta di tempo supplementare fra le due coalizioni dopo la mancata riforma della giustizia.
Caso Roggero, da confronto istituzionale a sfida fra partiti

Il caso Mario Roggero si è rapidamente quanto inevitabilmente trasformato in uno scontro fra coalizioni. La richiesta di grazia avanzata dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio e “bacchettata” dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, valica rapidamente i confini del campo del confronto istituzionale e scende sul terreno della politica. Il punto, come sottolineato dal Colle, non è la valutazione sul caso specifico. La questione si lega al potere di concedere la Grazia, che appartiene al Capo dello Stato e non al governo. La partita politica invece riguarda il metodo e il rispetto delle prerogative della Costituzione. Il centrosinistra non commenta le sentenze dei giudici, le rispetta. Figurarsi quelle della Cassazione. Il centrodestra invece si compatta intorno al caso specifico e chiama in causa il sistema giuridico italiano: la sentenza è ritenuta sproporzionata rispetto al caso.
Caso Roggero, Meloni, Salvini e un caso in bilico fra garantismo, candidature politiche e confini istituzionali
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Premesse che hanno infiammato il dibattito politico. Roggero è l’eroe del centrodestra che ha ritrovato compattezza, chiedendo la grazia per il gioielliere piemontese in odore di candidatura.Giorgia Meloni ha spostato il focus anche sul principio dell’interpretazione della legittima difesa. Matteo Salvini è sceso in piazza con la Lega a manifestare davanti al carcere di Bollate, apre alla possibilità dei domiciliari e paventa anche una possibile candidatura. La Premier vede “paradossale” la richiesta di risarcimento da parte di chi viola la legge e sottolinea i cambiamenti introdotti dal nuovo decreto sicurezza. Post e sit – in che vanno ben oltre la vicenda. Aprono, di fatto un nuovo fronte polemici nei rapporti fra parlamento, governo, magistratura, Giustizia e Presidenza della Repubblica. Non a caso al Quirinale hanno immediatamente scelto la via del massimo rigore appellandosi alle regole costituzionali, unica via certa per aprirsi un varco sicuro in un caso che presta al fianco a tante zone grigie.
Mattarella-Nordio, il retroscena e la lezione su Einaudi

Il messaggio di Mattarella è chiaro: la procedura può essere istruita dal Ministero della Giustizia, ma la decisione finale resta una competenza esclusiva del Colle, come previsto dall’articolo 87 della Costituzione, secondo cui il Presidente della Repubblica può “con proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene”. L’articolo 89 stabilisce invece che gli atti del Capo dello Stato devono essere controfirmati dai ministri competenti. La firma del Ministro della Giustizia però, non significa che il governo abbia il potere decisionale. Nell’incontro con il Ministro della Giustizia, il capo dello Stato avrebbe ricordato anche le parole dell’ex presidente Luigi Einaudi, secondo cui il Presidente della Repubblica deve evitare che le proprie prerogative siano indebolite da precedenti che possano condizionare i suoi successori. Scelta che lascia aperto ogni scenario e qualsiasi discussione: sarà una lunga estate calda.
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