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Regeni, gli 007 egiziani ricorrono in Appello. Tajani: “Vogliamo tutta la verità”
La vicenda giudiziaria sull’omicidio di Giulio Regeni è destinata a proseguire. All’indomani della sentenza della Corte d’Assise di Roma, che ha condannato a dieci anni di carcere per sequestro di persona i tre agenti dei servizi segreti egiziani Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed, le difese hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso in Appello. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto.
I difensori intendono contestare anche le norme introdotte dalla riforma Cartabia sulla possibilità, per gli avvocati di imputati assenti, di proporre impugnazione senza una procura speciale firmata dagli stessi. Secondo le difese, la norma potrebbe sollevare questioni di legittimità costituzionale e incidere sul diritto di difesa. Le motivazioni della sentenza sono attese entro 90 giorni e un eventuale processo d’Appello potrebbe non iniziare prima di due anni, con il rischio della prescrizione: per il reato di sequestro di persona, infatti, il termine è di dodici anni dai fatti contestati.
Anche la Procura attenderà il deposito delle motivazioni della sentenza prima di decidere se presentare a sua volta ricorso. Sul fronte economico, invece, la sentenza ha disposto alcune provvisionali, tra cui 150 mila euro in favore della Presidenza del Consiglio dei ministri, costituitasi parte civile nel processo. Per ottenere l’eventuale pagamento della somma sarà l’Avvocatura dello Stato a dover presentare una richiesta alle autorità egiziane.
Intanto, il Ministro Tajani si dice “stupito dalle polemiche” a seguito delle sue dichiarazioni dopo la sentenza. “Mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri. E proprio perché è una sentenza limitata, perché non ci dice chi sono gli assassini di Regeni, noi vogliamo che si faccia piena luce su questo. Non abbiamo mai mollato e non copriamo nulla. Vale più l’azione diplomatica che il clamore, perché noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane, in ogni incontro, su quello che per noi è fondamentale, scoprire la verità, scoprire chi sono gli assassini di Regeni”, ha detto Tajani.
Il ministro ha poi ricordato l’impegno fatto per riportare a casa Patrick Zaki e quello per Nancy Guerra e la sua bambina. “Noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità. Siamo il governo, e lo Stato è parte civile del processo, quindi rispetteremo la legge sempre e comunque. Ma ripeto, dobbiamo andare avanti per scoprire la verità, perché la sentenza di ieri è soltanto un primo passo, non ci dice chi sono stati gli assassini di Regeni”.
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